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	<title>UniurbPost</title>
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	<description>L&#039;online magazine dell&#039;Università di Urbino Carlo Bo</description>
	<lastBuildDate>Fri, 04 May 2012 12:57:26 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Il conflitto intergenerazionale nelle politiche del governo</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 12:55:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Cantaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

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		<description><![CDATA[Sosterrò tre cose elementari ma, mi auguro, non banali. La prima è che le politiche per i giovani del governo sono sostenute da una ideologia e da una retorica certamente ambiziose. La seconda è che sta diventando crescente la distanza tra questa ambizione e la realtà concreta, in primo luogo l’esperienza e i sentimenti dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sosterrò tre cose elementari ma, mi auguro, non banali. La prima è che le<strong> </strong><em>politiche per i giovani</em> del governo sono sostenute da una ideologia e da una <em>retorica</em> certamente ambiziose. La seconda è che sta diventando crescente la distanza tra questa ambizione e la <em>realtà concreta</em>, in primo luogo l’esperienza e i sentimenti dei giovani. La terza è che questo scarto crescente tra retorica e realtà rischia di diventare un vero e proprio <em>corto circuito </em>che può travolgere l’immagine di Monti […].Questo è un <em>problema assai serio</em>, anzi serissimo. Monti non è Berlusconi. La sua eventuale caduta non è una liberazione.</p>
<p>Il suo esperimento è il tentativo di una parte della <em>borghesia italiana</em> di parlare in prima persona del Paese, al Paese, per il Paese.<em> </em>Se viene meno il consenso a Monti non torneranno in campo né la Prima né la Seconda Repubblica, se non in forme morbose e degenerate. Affinché ciò non avvenga è necessario che, accanto alla <em>narrazione neo-liberale e neo-borghese</em> di Monti, si faccia strada <em>un’altra narrazione</em> <em>neo-laburista e neo-democratica</em> […]</p>
<p>Il Premier ha in questi mesi continuamente ed enfaticamente rivendicato <em>all’azione  del governo </em>la funzione di <em>rappresentare politicamente gli interessi dei giovani</em>, di far pesare il loro “fiato innovatore”.<em> </em>Quale è<em> la rappresentazione</em> che sostiene questa ambiziosa pretesa? E’ la rappresentazione di un Paese soffocato dagli egoismi corporativi e dalla miopia dei padri […]<em></em></p>
<p>Il cuore della narrazione montiana della questione giovanile è, insomma, l’esistenza di quel <em>conflitto distributivo tra le generazioni</em> che un certo filone della sociologia contemporanea dipinge come il conflitto per eccellenza dell’ <em>epoca post-moderna.</em> L’argomento è da tempo largamente propagandato dai media con numeri impressionanti. Su ogni giovane pesano 80 mila euro di debito pubblico e 250 mila euro di debito pensionistico […].</p>
<p>Con questo sottofondo di cifre e di umori flirtano i provvedimenti varati in questi mesi dall’esecutivo. Raffigurati tutti come espressione di una politica che interviene nel presente con lo sguardo rivolto al futuro<em>. </em> Si tratti di taxi, farmacie e notai. Si tratti di snellimento delle procedure, ricerca scientifica o quant’altro.</p>
<p>E’, comunque, la riforma previdenziale ad essere assunta come ‘manifesto’ di un approccio “di lungo periodo” in ordine alle “stella polare” del riequilibro tra generazioni. <em></em></p>
<p>La necessità della riforma non è, secondo il governo, “esclusivamente dettata dagli impegni esterni che il Paese deve rispettare”, né solo dalla insostenibilità del debito previdenziale prospettico. La riforma è “il primo tassello di una più ampia riforma del mercato del lavoro destinata ad estendere gli ammortizzatori sociali ad un universo più ampio di giovani e di lavoratori […]</p>
<p>Sono ormai passati oltre 150 giorni dalla nascita dell’esecutivo. Non è ancora il momento  di sentenze definitive. Ma è il tempo giusto per lanciare un allarme sulla crescente<em> distanza tra la narrazione del governo e la realtà</em>: Tra provvedimenti raffigurati come utili alla crescita e un paese sempre più povero di salari e stipendi, di consumi, di risparmio, di domanda di lavoro, tanto per i giovani inoccupati e precari quanto per gli adulti disoccupati […].</p>
<p>E’ necessario <em>un discorso di verità</em> […]. La narrazione del governo e la sua politica sono reticenti […]. Una <em>narrazione onesta</em> dovrebbe rivolgersi agli italiani a partire dalla realtà che essi vedono e vivono quotidianamente […]. Una <em>narrazione onesta </em>dovrebbe dire che la politica della Merkel e le regole del cosiddetto <em>fiscal compact </em>sono alla lunga insostenibili. Ciò che vale per la Germania non può valere per la restante e più fragile parte di Europa: non possiamo affidare le nostre uniche possibilità di crescita alle esportazioni con l’esclusione di qualsiasi apporto della domanda interna. Una <em>narrazione onesta</em> dovrebbe capovolgere la lettura che Monti dà del <em>modello tedesco</em>. Il successo di questo paese sta nell’aver costruito<strong> </strong>un’economia dell’offerta fondata su un apparato produttivo forte che nella stabilità finanziaria non vede un valore o una virtù, ma più semplicemente un ingrediente della propria competitività. Questa continua a dipendere da un sistema formativo di prima qualità, dall’ininterrotto sostegno finanziario dato alla ricerca e all’innovazione, dalle prestazioni eccellenti delle sue <em>istituzioni pubbliche</em>. Una <em>narrazione onesta</em> dovrebbe dire che queste sono le <em>politiche per i giovani e per la crescita</em> che noi dovremmo fare. E che non riusciamo a farle perché siamo stati costretti a devolvere porzioni sempre più ampie di sovranità nazionale in cambio di condizioni di credito meno catastrofiche […].</p>
<p>Una <em>narrazione</em> <em>onesta</em> non è ancora una politica alternativa. E’ il presupposto indispensabile su cui costruire una <em>rinascita dell’Italia</em>. Questa non può che fondarsi sulla valorizzazione dei punti di forza della nostra storia. Sul coinvolgimento delle grandi rappresentanze del lavoro nelle strategie aziendali, su un tessuto molecolare associato e reticolare di produttori, su una densa partecipazione democratica alle grandi scelte di sistema: sul rifiuto, insomma, di una visione meramente finanziaria dello sviluppo […].</p>
<p><strong>L’articolo che vi proponiamo è uno stralcio della Relazione per la <em>Consulta programmatica dello Spi-Cgil </em> (Roma 11 aprile 2012).</strong></p>
<p><strong>Antonio Cantaro</strong>, ordinario di Diritto costituzionale presso la Facoltà di Sociologia</p>
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		<title>Dopo il miracolo</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 14:53:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>UniurbPost</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[A cura degli allievi del Master Professionisti dell&#8217;Informazione Culturale &#160; Si è svolta a Urbino, venerdì 20 aprile, la presentazione dell&#8217;ultimo romanzo di Alessandro Zaccuri, Dopo il miracolo (Mondadori, 264 pag.), un giallo ambientato nei primi anni di pontificato di Giovanni Paolo II. In un clima di rinnovato fervore spirituale, strani eventi coinvolgono il seminario [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>A cura degli allievi del Master Professionisti dell&#8217;Informazione Culturale</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si è svolta a Urbino, venerdì 20 aprile, la presentazione dell&#8217;ultimo romanzo di Alessandro Zaccuri, <em>Dopo il miracolo </em>(Mondadori, 264 pag.), un giallo ambientato nei primi anni di pontificato di Giovanni Paolo II. In un clima di rinnovato fervore spirituale, strani eventi coinvolgono il seminario di Vrezza. Un suicidio nel giorno della Madonna di Fatima e la rinascita di una bambina apparentemente morta, aprono la serie dei misteri: il seminario diventa il luogo nel quale l&#8217;autore gioca ad intrecciare vicende e interrogativi sulla possibilità di vivere la fede (per credenti e non credenti.)</p>
<p><strong>Il suicidio di uno dei personaggi e il simbolismo legato a tale atto, erano una sua esigenza letteraria o, semplicemente, caratteristiche tipiche del romanzo giallo?</strong></p>
<p>Non ero interessato tanto alle ricorrenze simboliche, quanto al conferire credibilità e precisione all’epoca in cui il romanzo è ambientato. Quando si scrive un libro la cui trama si snoda in un periodo storico lontano da quello attuale, si corre il rischio di non attribuire abbastanza veridicità alla vicenda, poiché tende ad esserci un distaccamento dalla realtà, dalle tradizioni, dagli usi e costumi e dal linguaggio del tempo.</p>
<p><strong>Il romanzo è ambientato negli anni ottanta e c&#8217;è una forte insistenza su alcuni oggetti che identificano l&#8217;epoca. Qual è il significato, ad esempio, della lanterna cieca che compare all&#8217;inizio del libro?</strong></p>
<p>Questo oggetto compare nel romanzo con la semplice funzione di “mettere le cose al loro posto”, allo stesso modo come è citato anche un altro elemento che era tipicamente presente in gran parte delle abitazioni nei primi anni ’80: il televisore Mivar. Entrambi questi oggetti, così come gli ambienti ricreati, le situazioni, servono a rendere il racconto veritiero. Un lettore che ha vissuto quel periodo ritroverà l’atmosfera del quotidiano. Al contempo però si palesano anche delle omissioni volute. Al giorno d’oggi, infatti, di fronte ad un testo di questo tipo è normale che emerga in chi legge una domanda sul tema dell’eutanasia, ma questo perché tale argomento è all’ordine del giorno nella nostra epoca. Negli anni ’80 invece, l’aspettativa di vita era inferiore, le tecniche mediche erano meno avanzate, la ricerca ancora molto indietro rispetto ad oggi e di conseguenza si moriva prima ed in modo più “naturale”, il tema dell’eutanasia non divideva né scatenava dibattiti come ora. Per questo nel romanzo non è presente nessun accenno all’argomento. Si tratta di essere onesti con le epoche, ma anche con i lettori approcciandosi in maniera veritiera ai modi di pensare del tempo e della società.</p>
<p><strong>Nell&#8217;intervista rilasciata a <em>Repubblica</em> definisce il suo libro &#8220;un romanzo morale contro l&#8217;eutanasia&#8221;. Potrebbe approfondire maggiormente la sua posizione come cattolico?</strong></p>
<p>Accettando l’atto dell’eutanasia è come se si stabilisse un limite all’esistenza. Ma chi si può permettere di stabilire dov&#8217;è esattamente il limite? Chi può individuare il parametro per definire quando sia giusto porre fine ad una vita? Sarebbe invece giusto rendersi conto che il corpo umano ha una resistenza incredibile, che va oltre la nostra volontà. Ci sono malati che vorrebbero essere morti, ma devono confrontarsi con la realtà: il loro corpo non cede, è ancora in vita, resiste e dice di no alla morte.<br />
La Chiesa si oppone all’eutanasia poiché affronta l’argomento in modo umano. E’ un’opposizione che si basa su un senso di umanità radicale: il rispetto del diritto alla vita, una “democrazia per i più deboli”, per i malati. Viviamo in una società dove siamo sempre pronti a soddisfare qualsiasi capriccio del corpo, ricorriamo per esempio alla chirurgia, alle diete, a vari generi di prodotti per modificarlo, ma quando è poi il corpo ad esprimersi attraverso dei bisogni primari, chiedendo di essere idratato e nutrito, decidiamo di non accontentarlo, di porre fine alla sua esistenza.<br />
I laici hanno fede nella razionalità, in cui credono di trovare costanti risposte, mentre chi crede vive nel dubbio costante, si interroga tutti i giorni su questioni di materia religiosa o esistenziale. Penso che invece sarebbe giusto che anche chi è laico iniziasse a porsi delle domande, a dubitare delle proprie certezze, per lo meno per aprirsi la strada verso nuovi punti di vista,  per assumere altre prospettive.</p>
<p><strong>Dino Buzzati diceva che l’optimum del giornalismo coincide con l’optimum della letteratura. È d’accordo? In che modo la professione di giornalista ha influito sul suo lavoro di scrittore?<br />
</strong>Sono arrivato alla professione di scrittore piuttosto tardi, a 40 anni, ma ho sempre cercato di pormi davanti ad un libro da scrivere senza idee precedenti che mi potessero condizionare. Però, se c’è una cosa che mi ha insegnato il giornalismo, e che ho applicato con successo anche alla professione di autore, è quella del metodo: lavorare predefinendo i tempi da rispettare e gli obiettivi da raggiungere. Questa tecnica era tipica anche di un altro scrittore del secolo scorso, di Moravia, e mi sembra che qualcosa di buono lui  lo abbia scritto.</p>
<p><strong>Nel romanzo ricorre spesso l’utilizzo del termine miracolo in riferimento ad ambiti diversi, quale può essere il miracolo economico, la nascita di un figlio o l’attacco, sventato, a Giovanni Paolo II. La scelta del titolo del romanzo è stata influenzata da tale ripetizione del termine?</strong></p>
<p>Il libro si intitolava inizialmente “Uomini di Dio”, ma in Francia è poi uscito un film dal titolo “Des Hommes et des Dieux”, tradotto in italiano proprio “Uomini di Dio”, perciò abbiamo scelto insieme alla casa editrice il titolo <em>Dopo il miracolo.</em> L’ho giudicato adatto ed incarna l’idea che tutti viviamo nella dimensione di un miracolo, poiché solo l’essere in vita è già di per sé qualcosa di miracoloso.</p>
<p>L’evento,  organizzato dal Master <em>Professionisti dell’Informazione Culturale</em> dell’Università di Urbino ‘Carlo Bo’, in collaborazione con l’associazione Cavaspina e con la libreria Montefeltro, è stato moderato dallo scrittore urbinate  Alessio Torino.</p>
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		<title>Giochi della Chimica 2012</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 07:22:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Monica Bravi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fuori Urbino]]></category>

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		<description><![CDATA[Armato di camice, microscopio ed ampolline variopinte: è così che ci piace immaginare l’apprendista scienziato, il  “piccolo chimico” senza tempo, o d’altri tempi, o di un tempo un po’ etereo e romanzato. Naturalmente si tratta di un’immagine fantasiosa: con la chimica non si scherza. Eppure con la chimica si gioca, anche se è pur sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Armato di camice, microscopio ed ampolline variopinte: è così che ci piace immaginare l’apprendista scienziato, il  “piccolo chimico” senza tempo, o d’altri tempi, o di un tempo un po’ etereo e romanzato. Naturalmente si tratta di un’immagine fantasiosa: con la chimica non si scherza. Eppure con la chimica si gioca, anche se è pur sempre un “gioco” molto serio. Di certo lo sarà per circa 400 ragazzi delle scuole superiori di tutte le Marche che il 21 aprile si ritroveranno a Urbino per partecipare alle selezioni regionali dei <a href="http://www.uniurb.it/it/portale/index.php?mist_id=35&amp;lang=IT&amp;tipo=IST&amp;page=246&amp;evntID=1822">Giochi della Chimica 2012</a>, importante iniziativa organizzata dalla <a href="http://www.soc.chim.it/">Società Chimica Italiana</a> e patrocinata dall’Università di Urbino, dall’Ordine dei Chimici delle Marche e dall’Ordine dei Farmacisti della Provincia di Pesaro e Urbino.</p>
<p>I Giochi della Chimica sono una manifestazione culturale che ha l’obiettivo di stimolare tra i giovani l&#8217;amore per questa disciplina e anche di selezionare la squadra italiana per partecipare alle Olimpiadi internazionali della Chimica. Si svolgono in tre momenti diversi: una fase regionale, una fase nazionale e una fase internazionale.</p>
<p>Il <strong>prof. Orazio Antonio Attanasi</strong>, titolare della cattedra di Chimica organica presso la Facoltà di Scienze e Tecnologie del nostro Ateneo, nonché vincitore del “Premio alla ricerca 2010”, guiderà il Comitato Scientifico (formato da docenti della stessa facoltà e dai rappresentanti dell’Ordine dei Chimici e dei Farmacisti), che avrà il compito non facile di valutare le numerosissime prove.</p>
<p>«Le scuole marchigiane partecipanti – ci spiega il <strong>prof. Attanasi</strong>–  hanno già operato una selezione interna per individuare gli studenti più brillanti e hanno poi organizzato un <em>training</em> per prepararli. La prova consisterà in un quiz a risposta multipla, e i primi tre classificati potranno accedere alle <strong>selezioni nazionali che avranno luogo a Frascati dal 17 al 19 maggio</strong>. Infine coloro che supereranno anche questa fase seguiranno un programma di preparazione a Pavia dal 18 al 23 giugno per prendere parte alle ambite <strong>Olimpiadi della Chimica</strong>, che quest’anno, nella loro <strong>XLIV edizione</strong>, si terranno nientemeno che<strong> a Washington dal 21 al 30 luglio</strong>. Si tratta di un’importante occasione di confronto per molti studenti, ed una partecipazione così numerosa conferma il successo ininterrotto di questa iniziativa, che non a caso esiste ormai da molti anni».</p>
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		<title>La Città Ideale</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 07:08:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tiziano Mancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tempo Libero]]></category>

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		<description><![CDATA[Doveva essere la mostra delle. Sarà invece la mostra sulla. Né una né trina, la Città Ideale è stata sublimata a concetto, che verrà esplorato fino all&#8217;8 luglio al Palazzo Ducale di Urbino. Ma non si può tacerlo: l’assenza di una delle tre Città Ideali, quella rimasta in gelosa custodia, chissà fino a che punto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Doveva essere la mostra delle. Sarà invece la mostra sulla. Né una né trina, la Città Ideale è stata sublimata a concetto, che verrà esplorato fino all&#8217;8 luglio al Palazzo Ducale di Urbino. Ma non si può tacerlo: l’assenza di una delle tre Città Ideali, quella rimasta in gelosa custodia, chissà fino a che punto giustificata, all’interno della <em>Gemaldegalerie</em> di Berlino, sottrae magia all’evento e lo permea di un vago senso di incompiutezza. Forse di derivazione ingenuamente tolkieniana. Ma innegabile. Anche a causa dei tanti misteri che popolano il trittico e i suoi personaggi: chi ne fu l’autore? Il curatore Alessandro Marchi ipotizza un disegno progettuale di Leon Battista Alberti che però lasciò il pennello nelle mani di un esecutore più abile di lui, di cui restano rari tentativi stroncati dal Vasari che lo descrisse “<em>molto più inclinato a lo scrivere che a lo operare”.</em></p>
<div id="attachment_2575" class="wp-caption aligncenter" style="width: 600px"><a href="http://post.uniurb.it/?attachment_id=2575" rel="attachment wp-att-2575"><img class="size-medium wp-image-2575" src="http://post.uniurb.it/wp-content/uploads/2012/04/1_b-590x212.jpg" alt=" Veduta di una Città  ideale - Bartolomeo di Giovanni Corradini detto Fra Carnevale, Tempera su tavola, Walters Art Gallery-Baltimore" width="590" height="212" /></a><p class="wp-caption-text">Veduta di una Città ideale -  ignoto &quot;pittore dell&#039;Italia centrale&quot;, Tempera su tavola, Walters Art Gallery-Baltimore</p></div>
<p>Forse, azzardiamo noi tra i tanti che vi si sono cimentati, la risposta potrebbe nascondersi in un curioso personaggio che appare in primo piano nell’opera proveniente da Baltimora. Cammina col bastone da pellegrino, come a dirci che ha percorso l’intero trittico fin là, e reca sulle spalle non una sacca, bensì una piccola botte. Una botticella, dunque. Del Botticelli del resto sono le coeve, splendide porte intarsiate nella Sala degli Angeli. E del resto, il personaggio nel dettaglio non ha forse lo stesso copricapo e la stessa capigliatura del “Ritratto virile” di Botticelli conservato alla National Gallery?</p>
<div id="attachment_2576" class="wp-caption aligncenter" style="width: 322px"><a href="http://post.uniurb.it/?attachment_id=2576" rel="attachment wp-att-2576"><img class=" wp-image-2576 " src="http://post.uniurb.it/wp-content/uploads/2012/04/Botticelli-ritratto.jpg" alt="Sandro Botticelli - Ritratto Virile. 1484. Londra, National Gallery" width="312" height="419" /></a><p class="wp-caption-text">Sandro Botticelli - Ritratto Virile. 1484. Londra, National Gallery</p></div>
<p>Nell&#8217;attesa di sciogliere l&#8217;enigma restiamo al diplomatico accreditamento all&#8217;ignoto &#8220;pittore dell&#8217;Italia centrale&#8221;.</p>
<p>Tuttavia la mostra non si esaurisce qua e presenta al visitatore un altro gradito ritorno. Il ritratto di Luca Pacioli di Jacopo de’ Barbari, anch’esso eseguito in terra urbinate per poi restare preda delle spoliazioni che lo portarono prima a Firenze poi a Napoli. L’origine feltresca dell’opera è sottolineata dal riflesso dei torricini nel <em>rombicubottaedro </em>il cui filo sottile che lo regge scende dall’alto, da un’origine forse divina.</p>
<p>Infine, la Flagellazione di Piero della Francesca, sulla quale si è ormai giunti alla 44a interpretazione, con merito di Lorenza Mochi Onori e Vittoria Garibaldi di non averne azzardata una nuova. Affascinante l’accostamento ad altre opere dallo stesso soggetto, in cui appare ancora una volta un trittico di personaggi laici che forse, alla fine del Quattrocento, erano un esplicito richiamo a un evento storico di cui si è persa traccia. La caduta di Costantinopoli sullo sfondo.</p>
<p>Ma alla fine un mistero è stato rivelato. Perché la terza Città Ideale c’è. E’ Urbino, città al tempo stesso partenza e traguardo, mittente e destinataria di questo viaggio lungo i secoli.  Una città che si propone da sempre come luogo ideale, fino a oggi, fino alle suggestioni di Carlo Bo che la definì “città dell’anima”. E questo non è un mistero.</p>
<p><a href="http://www.mostracittaideale.it/">www.mostracittaideale.it</a></p>
<p><strong><em>La Città Ideale</em></strong><em><br />
<strong>L&#8217;utopia del Rinascimento a Urbino tra Piero della Francesca e Raffaello</strong><br />
a cura di Lorenza Mochi Onori e Vittoria Garibaldi</em></p>
<p><em>Urbino, Galleria Nazionale delle Marche<br />
Palazzo Ducale<br />
Piazza Duca Federico<br />
6 aprile &#8211; 8 luglio 2012</em></p>
<p><strong>Informazioni e prenotazioni<br />
199.75.75.18</strong></p>
<p><strong>Visite guidate e didattica<br />
199.151.123</strong></p>
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		<title>RSU Università</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 11:48:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anuska Pambianchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Università]]></category>

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		<description><![CDATA[Silvio Cecchini (responsabile della sicurezza interna perimetrale della Rete al SIA – Sistema Informatico d’Ateneo) è il nuovo coordinatore delle RSU (Rappresentanza Sindacale Unitaria), eletto con 60 voti per la FLC CGIL che subentra a Fabrizio Maci (responsabile Ufficio Ricerca Servizio Ricerca e Relazioni Internazionali). Le elezioni della nuova RSU si sono svolte dal 5 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Silvio Cecchini</strong> (responsabile della sicurezza interna perimetrale della Rete al SIA – Sistema Informatico d’Ateneo) è il nuovo coordinatore delle RSU (Rappresentanza Sindacale Unitaria), eletto con 60 voti per la FLC CGIL che subentra a <strong>Fabrizio Maci</strong> (responsabile Ufficio Ricerca Servizio Ricerca e Relazioni Internazionali).</p>
<p>Le elezioni della nuova RSU si sono svolte dal 5 al 7 marzo scorso. La FLC CGIL, con 125 voti,  ha ottenuto il 44,8% dei voti mantenendo i suoi tre rappresentanti mentre la CISL ha conquistato un terzo seggio, rispetto ai due precedenti, col sostegno di 114 dei 279 votanti (41%).</p>
<p>Silvio Cecchini della CGIL è risultato il candidato più votato, a differenza della passata elezione, quando lo era stato il capolista della CISL.</p>
<p>Abbiamo incontrato <strong>Fabrizio Maci</strong> e <strong>Silvio Cecchini</strong> per un’intervista/confronto sul ruolo del sindacato all’interno dell’Università.</p>
<p><strong>Cosa va e non va all’Università di Urbino?</strong></p>
<p><em><strong>Fabrizio Maci:</strong> L’ Università di Urbino ha problemi strutturali esistenti da tempo e profondamente sedimentati. Il personale, malgrado l’aumento delle attività, è sottodimensionato e sottoinquadrato. Problemi che risalgono a tanti anni fa e che derivano da politiche di scarsa valorizzazione del personale interno. Nel tempo si è accumulato un ritardo che è ormai difficile da recuperare anche per via degli attuali strumenti legislativi. Durante il rettorato di Giovanni Bogliolo avevamo firmato un accordo sulle progressioni verticali che riguardava 45 dipendenti, ma, per mancanza di coraggio di quella amministrazione, furono emessi i bandi solo per 10 progressioni e le leggi entrate in vigore in seguito hanno bloccato gli altri concorsi. Avremmo invece trovato una, sia pur parziale, soluzione al  problema del sottoinquadramento.</em></p>
<p><em><strong>Silvio Cecchini:</strong> c’è di buono che tra il personale vige un grande spirito di appartenenza nonostante l’anomalia tutta urbinate che ci contraddistingue dagli altri atenei italiani: una pianta organica con tanti sotto inquadramenti. Un esempio su tutti? Categorie C che dovrebbero essere inquadrate in D. Uffici con una sola persona che non può permettersi le ferie. In questi tre anni, oltre ai fondi per fare funzionare gli atenei (il cosiddetto Fondo di finanziamento ordinario – Ffo, principale entrata delle università e che a Urbino è inferiore rispetto a quello che le spetta), si sono bloccati i contratti e le assunzioni, le carriere e gli stipendi di tutto il personale e lo saranno fino a tutto il 2013. La RSU tutela i lavoratori controllando l&#8217;applicazione del contratto o trasformando in una vertenza un particolare problema. Può quindi svolgere un lavoro incisivo in fase di contrattazione ma se i contratti son fermi ci resta poco da fare.</em></p>
<p><strong>Quali sono le iniziative che hanno caratterizzato l’attività della RSU in questi ann</strong><strong>i?</strong></p>
<p><em><strong>Fabrizio Maci</strong>: La RSU si è sentita investita di una grande responsabilità confermando gli impegni assunti con i lavoratori: tutti i dipendenti hanno usufruito di una progressione orizzontale; abbiamo firmato un accordo sulle indennità di responsabilità che risultava inapplicata da oltre dieci anni; collaborato perché venisse definita una nuova struttura organizzativa della dotazione organica. Purtroppo, in fase di attuazione, l’Amministrazione non ha recepito le nostre proposte e l’attuale organizzazione degli uffici, secondo noi, tradisce le aspettative dei lavoratori.</em></p>
<p><strong>In questa ultima elezione, la partecipazione al voto</strong><strong> è stata alta. Significa che nei luoghi di lavoro c’è la voglia di riprendersi la parola.</strong></p>
<p><em><strong>Fabrizio Maci</strong>: non solo, abbiamo anche registrato un segnale importante. Il capolista FLC CGIL era una giovane donna dipendente precaria (Enrica Veterani) che per la prima volta siederà al tavolo di contrattazione. All’università il precariato è strutturale. In questo momento la stabilizzazione dei lavoratori è la priorità delle priorità.</em></p>
<p><strong>Le parole chiave della nuova riforma del lavoro sono: più crescita, meno disparità e giusta flessibilità.</strong></p>
<p><em><strong>Fabrizio Maci: </strong>La Riforma Fornero riguarda più il settore privato che quello pubblico che ha limitazioni di ogni genere. In Italia, non come in America dove la vita è costruita secondo il concetto di mobilità, ci sono rigidità di sistema che non consentono l’applicazione di questo concetto. In nome della flessibilità hanno distrutto la grande impresa, hanno tagliato e diffuso i tirocini per manodopera gratuita. Sono molto scettico.</em></p>
<p><em><strong>Silvio Cecchini:</strong> Si, nel pubblico è un concetto inapplicabile. Lavoro con persone precarie che da dieci anni fanno lo stesso lavoro, sono ferme nella stessa posizione iniziale mentre io in otto anni ho avuto due progressioni orizzontali.</em></p>
<p><strong>Qual sarà il primo passo della RSU una volta insediata? </strong></p>
<p><em><strong>Silvio Cecchini</strong>: Spingere l’Amministrazione a trovare soluzioni che possano portare al più presto a compimento la riorganizzazione della struttura tecnico-amministrativa. La partita del conto terzi va chiusa definitivamente quanto prima.  E’ stato firmato l’accordo sul nuovo Regolamento ma non è ancora a regime. E più il tempo passa meno risorse sono destinate ai dipendenti. </em><strong></strong></p>
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		<title>L’Innovazione nel settore pubblico</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 11:12:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anuska Pambianchi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[In evidenza (B)]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 19 e 20 aprile i principali esperti mondiali sui temi dell&#8217;innovazione nel settore pubblico e dei nuovi servizi in rete, si ritrovano a Urbino (Palazzo Battiferri, sede del Dipartimento di Economia Società Politica, via Saffi 42) per una conferenza internazionale sul tema dal titolo “Innovation in the public sector and the development of e-services”. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 19 e 20 aprile<em> </em>i principali esperti mondiali sui temi dell&#8217;innovazione nel settore pubblico<strong> </strong>e dei nuovi servizi in rete<strong>,</strong> si ritrovano a Urbino (Palazzo Battiferri, sede del Dipartimento di Economia Società Politica, via Saffi 42) per una conferenza internazionale sul tema dal titolo “<strong>Innovation in the public sector and the development of e-services</strong>”.</p>
<p>La conferenza mira a tracciare lo stato dell’arte e le prospettive di sviluppo dei servizi che sono alla base della profonda trasformazione nel rapporto fra Pubblica amministrazione, cittadini, imprese e comunità virtuali.</p>
<p>Il convegno è stato organizzato nell&#8217;ambito del progetto TAIPS (Technology Adoption and Innovation in Public Services, <a href="http://www.econ.uniurb.it/eib_project/">http://www.econ.uniurb.it/eib_project/</a>), finanziato dalla Banca Europea degli Investimenti e coordinato da <strong>Antonello Zanfei</strong>, docente di Economia industriale dell’ateneo urbinate.</p>
<p><a href="http://post.uniurb.it/wp-content/uploads/2012/04/L’Innovazione-nel-settore-pubblico.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2560" src="http://post.uniurb.it/wp-content/uploads/2012/04/L’Innovazione-nel-settore-pubblico.jpg" alt="" width="590" height="400" /></a></p>
<p><strong>Prof. Zanfei, come siete arrivati a concretizzare un progetto così ambizioso?</strong></p>
<p>«Mi sono occupato per anni di economia dell’innovazione e di diffusione delle tecnologie dell’informazione, dapprima facendo parte di un gruppo di ricerca presso l’Università Bocconi di Milano, poi durante alcune esperienze di studi all’estero, in particolare a Stanford, USA, e Parigi, presso l’Ecole Nationale Superieure des Telecommunications. A Urbino ho potuto collaborare con alcuni docenti molto attivi in questo campo e si è formato un bel gruppo di ricerca con il quale abbiamo partecipato a diversi progetti europei, fra cui un bando della Banca Europea degli Investimenti nell’ambito del programma EIB University and Reseach Sponsorship sul tema dello sviluppo dei servizi pubblici in rete nei Paesi europei. Il progetto che abbiamo presentato su questo tema è piaciuto ed è stato selezionato fra molti altri presentati da una ventina di istituzioni europee di ricerca».</p>
<p><strong>Il </strong><a href="http://www.econ.uniurb.it/Eiburs-TAIPS_Conference_2012/"><strong>convegno</strong></a><strong> è strutturato in diverse sessioni plenarie in cui saranno presentate oltre venti relazioni, di cui tredici saranno esposte da ospiti stranieri. Seguirà un dialogo-aperitivo tra il rettore Stefano Pivato e Paul David dell’Università di Stanford sul ruolo dell’università nella diffusione della conoscenza e sulle politiche per la ricerca in Italia e in Europa.  </strong></p>
<p><strong><em>Quale intervento vuole segnalare tra i più interessanti? </em></strong></p>
<p>«E’ difficile scegliere fra i tanti interventi di una conferenza internazionale organizzata su 7 sessioni con oltre 20 relatori, di cui oltre la metà provenienti da prestigiose istituzioni estere. Fra i relatori la conferenza annovera studiosi di fama internazionale come Paul David, Ian Miles, Faïz Gallouj, Edward Steinmuller, Keith Smith, funzionari della Commissione Europea, e qualificati consulenti e studiosi. Insieme a loro il Team di ricerca dell’Università di Urbino che sono orgoglioso di guidare, di cui fanno parte fra gli altri: Davide Arduini, Annaflavia Bianchi, Mario Denni, Mario Pianta, Luigi Reggi e Paolo Seri. Harald Gruber parteciperà al dibattito quale rappresentante della Banca Europea degli Investimenti. Per non fare torto a nessuno mi limito a sottolineare che un filo rosso lega tutti gli interventi e la discussione del 19 e 20 aprile. <strong>Si tratta del tema cruciale di come l’introduzione delle tecnologie digitali e l’offerta di servizi elettronici possano costituire fattori chiave della modernizzazione del settore pubblico e del miglioramento dei rapporti fra cittadini e imprese e Pubblica Amministrazione locale e centrale.</strong> Ciò sia accrescendo l’efficienza del settore pubblico e di quello privato, sia facilitando la diffusione, generazione e condivisione della conoscenza in rete. E’ il tema chiave su cui si gioca una parte importante del futuro del nostro Paese: si tratta di cogliere un’opportunità di sviluppo legata alle nuove tecnologie e al loro utilizzo per migliorare la Pubblica Amministrazione, facendole svolgere un ruolo importante di stimolo all’innovazione e di volano dello sviluppo economico».</p>
<p><strong><em>Quali saranno gli sviluppi futuri?</em></strong></p>
<p>«Abbiano davanti un altro anno e mezzo di ricerca su questi argomenti e vorremmo cogliere l’occasione di questo importante convegno per dare slancio a questa parte del progetto. E’ nostra intenzione rinnovare per l’anno a venire l’appuntamento con i più attenti studiosi di innovazione nel settore pubblico e di diffusione delle tecnologie dell’informazione, per una nuova conferenza internazionale. E vorremmo non fosse l’ultima».</p>
<p>Info: <a href="http://www.econ.uniurb.it/Eiburs-TAIPS_Conference_2012/">http://www.econ.uniurb.it/Eiburs-TAIPS_Conference_2012/</a></p>
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		<title>Sui mondi possibili</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 12:17:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Ritrovato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 18 e il 19 aprile, presso Palazzo Albani (aula B 3), si terrà il convegno «Storia e storie con i se. Mondi possibili in storiografia letteratura filosofia arte», organizzato dal Dipartimento di Scienze del Testo e del Patrimonio Culturale, a cura di Tommaso di Carpegna e Marco Dorati, e maturato nel corso di mesi, durante riunioni e incontri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Il 18 e il 19 aprile, presso Palazzo Albani (aula B 3), si terrà il convegno «Storia e storie con i se. Mondi possibili in storiografia letteratura filosofia arte», organizzato dal Dipartimento di Scienze del Testo e del Patrimonio Culturale, a cura di Tommaso di Carpegna e Marco Dorati, e maturato nel corso di mesi, durante riunioni e incontri fra docenti delle diverse aree disciplinari umanistiche.</div>
<div>Perché fare un seminario sui “mondi possibili”? Vi si potrebbe leggere un’allusione a Leibniz: “viviamo nel migliore dei mondi possibili&#8230;” (e di rimando, alla parodia di Voltaire), anche se, in fondo, potrebbe essere un’ossessione occidentale (quante e quali altre culture si pongono il problema di un altro mondo possibile, che non sia al di là di questo?).</div>
<div></div>
<div></div>
<div>Così ci hanno risposto i curatori: «Il concetto di ‘mondi possibili’ nasce con Leibniz, ma conosce una nuova fortuna nell’ambito della filosofia analitica nel secolo scorso – è sufficiente ricordare David Lewis, sul quale è stato organizzato un importante convegno l’anno scorso proprio qui a Urbino. La nostra idea non è occuparci di mondi possibili in questo senso più specializzato, ma piuttosto vedere come questa idea possa funzionare anche in altri campi: letteratura, cinema, storiografia e storia dell’arte. I ‘mondi possibili’ sono uno strumento per analizzare ciò che è possibile, impossibile, necessario o controfattuale all’interno di un universo di racconto in senso lato – si tratti di un testo letterario o di un racconto storico. Non si tratta di categorie puramente critiche, ma di forme basilari del pensiero, e quindi imparare a ‘smontare’ i testi lungo queste linee può aiutarci a comprendere meglio come sono stati costruiti. Naturalmente non è un’idea nuova, se ne parla almeno dagli anni Ottanta (Lector in fabula di Umberto Eco è ad esempio del 1979), ma questo approccio critico è ancora ben lungi dal costituire patrimonio comune tra gli studiosi, in certe discipline più che in altre.</div>
<div></div>
<div>Non si tratta quindi di proporre una novità ma piuttosto di fare il punto della situazione, e soprattutto di cercare un’interazione tra discipline diverse, ognuna delle quali può affrontare il problema da un punto di vista diverso. Pensiamo che proprio questo possa essere un aspetto interessante del convegno: cercare di mettere a contatto discipline diverse, per arrivare – se possibile – a costruire una sorta di minimo comune denominatore.»</div>
<div></div>
<div>Sul piano metodologico, questo seminario ripete l’esperienza positiva del seminario, organizzato lo scorso anno, “Mitologie e Ideologie. Un approccio multidisciplinare”, promosso dagli stessi di Carpegna e Dorati. Obiettivo è tornare a incrociare l’esperienza di studiosi di diverse discipline, ma di aree contigue (dalla filologia classica alla moderna, dalla storia all’arte alla filosofia ecc.). E sembra di poter concludere che tale metodo seminabile corrisponda a una sicura indicazione di lavoro. Abbiamo chiesto ai curatori qual è la loro opinione in merito alla inter- e multidisciplinarità della ricerca? E se essi credono che vada valorizzata (nonostante – ci permettiamo di aggiungere – le restrizioni in merito delle nuove norme concorsuali)?</div>
<div></div>
<div>«L’esperienza del precedente seminario su “Mitologie e Ideologie” ci è parsa davvero positiva e abbiamo pensato di ripeterla. Il tema del seminario nasce dalla scoperta di interessi convergenti in molti di noi. L’interdisciplinarità è senza dubbio un’esigenza che molti di noi sentono, senza con questo volere  perdere le specificità delle discipline delle quali ciascuno si occupa nel corso dei propri studi, ma è anche una tendenza generale degli studi, almeno nel campo umanistico, ed è – crediamo – un’occasione da non perdere. Spesso ci accorgiamo che importare nel proprio campo di studi domande che in un altro settore possono essere scontate ma che nel nostro sono ancora ‘straniere’ consente di vedere le cose in modo diverso e di scoprire problemi insospettati.</div>
<div></div>
<div>Il problema non è se si debba essere ‘interdisciplinari’, ma come, e ci sembra scontato che non possa essere sui contenuti specifici, ma sui metodi, ovviamente letti di volta in volta nel quadro delle problematiche che ciascuna disciplina presenta. La cosiddetta teoria dei mondi possibili, nella sua versione letteraria, si è rivolta soprattutto alla letteratura moderna e contemporanea.</div>
<div>Un racconto di Borges si presta a prima vista meglio dell’Iliade a un’analisi di questo genere, ma se si approfondisce si scopre che il metodo di analisi può essere applicato utilmente anche a testi antichi e medievali, sia finzionali che fattuali. Per chi si occupa di letteratura inglese o di teoria letteraria in senso stretto può essere il pane quotidiano, ma per chi si occupa di discipline nelle quali è più difficile venire a contatto con questi discorsi può costituire una novità. Importando questo metodo dai territori nei quali si è già sviluppato in quelli nei quali è marginale possiamo scoprire di disporre di uno strumento in più per le nostre analisi da affiancare alle nostre competenze specifiche.</div>
<div></div>
<div>Un auspicio del seminario è appunto che studiosi diversi per formazione e interessi possano scoprire se e come questi modelli interpretativi possano essere utili anche per loro, e quindi porre le basi per un lavoro comune a livello metodologico.»</div>
<div></div>
<div>Sfogliando il programma del seminario si può avere un’idea della varietà e della profondità che si intende offrire intorno al concetto di “mondo possibile”, a cominciare dalle riflessioni sulla dialettica necessità/possibilità (da Anselmo d’Aosta all’Edipo Re, da Italo Calvino a Stephen King, da El labrinto del Fauno a L’invenzione di Morel), per finire con la rilettura e la reinterpretazione controfattuale del codice del Classicismo e della storia dell’arte fiamminga e di concreti casi storici (come l’esilio urbinate della corte di Giacomo III Stuart). Ci sono tutte le ragioni per pensare che il seminario sia stimolante e divertente anche per gli studenti, in quanto la materia (basti pensare al successo cinematografico di Sliding doors o del sequel di Ritorno al futuro) è davvero di quelle che affascinano.</div>
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		<title>Riscaldamento globale</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 12:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>UniurbPost</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; L’Università di Urbino ha contributo a un’importante ricerca sulle dinamiche di riscaldamento globale causate da eccesso di CO2 nel passato geologico. Secondo la ricerca, pubblicata questa settimana dalla rivista Nature, lo scioglimento del permafrost polare sarebbe il responsabile di alcuni episodi di riscaldamento globale estremo avvenuti più di 50 milioni di anni fa. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>L’Università di Urbino ha contributo a un’importante ricerca sulle dinamiche di riscaldamento globale causate da eccesso di CO<sub>2 </sub>nel passato geologico.</p>
<p>Secondo la ricerca, pubblicata questa settimana dalla rivista <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nature"><em>Nature</em></a><strong>,</strong> lo scioglimento del permafrost polare sarebbe il responsabile di alcuni episodi di riscaldamento globale estremo avvenuti più di 50 milioni di anni fa.</p>
<p><strong>La scoperta è stata possibile grazie a una collaborazione interdisciplinare tra scienziati con diverse competenze su modelli vegetazionali e climatici, geochimica isotopica e permafrost guidati da Rob DeConto (University of Massachusetts, Amherst) in collaborazione con l’Università di Urbino (Simone Galeotti), Yale University, University of Sheffield, University of Colorado e Penn State University. </strong></p>
<p><a href="http://www.skepticalscience.com/news.php?n=1395"><img class="alignnone size-full wp-image-2535" src="http://post.uniurb.it/wp-content/uploads/2012/04/skepticascience.jpg" alt="" width="590" height="400" /></a></p>
<p>I ricercatori hanno analizzato una serie di episodi di estremo riscaldamento globale avvenuti tra 56 e 50 milioni di anni fa a seguito del rilascio in atmosfera di ingenti quantità di gas serra (anidride carbonica e metano). Il rilascio di carbonio nell’atmosfera causò l’acidificazione degli oceani e l’innalzamento delle temperature medie globali fino a 5°C nel giro di poche migliaia di anni e fu innescato da variazioni periodiche della geometria orbitale della Terra, le stesse responsabili dell’alternanza delle più recenti Ere Glaciali.</p>
<p>Sino a oggi si riteneva che la fonte di carbonio fosse da rintracciarsi nel metano intrappolato nei fondali oceanici sotto forma di gas idrati, ma gli esperti ora pensano che il carbonio sia stato in realtà rilasciato dai suoli ghiacciati delle regioni polari, più sensibili al riscaldamento globale.</p>
<p>I dati paleoclimatici ottenuti e i modelli mostrano che il rilascio di massicce quantità di carbonio immagazzinato nel permafrost provocò l’innalzamento delle temperature e l’acidificazione oceanica amplificando il cambiamento climatico già in corso.</p>
<p>Per costruire il nuovo modello, il team di ricercatori ha utilizzato un “orologio astronomico” di alta precisione ricavato da una successione rocciosa dell’Italia centrale. Gli episodi di riscaldamento sono legati a fasi in cui l’orbita della Terra intorno al sole era molto eccentrica e l’asse terrestre molto inclinato. Questa configurazione astronomica portò a importanti variazioni della stagionalità, particolarmente alle alte latitudini, causando lo scioglimento del permafrost e il rilascio di metano.</p>
<p>Le quantità di carbonio in gioco negli scenari fossili erano maggiori di quelle attuali ma lo studio implica che i depositi ricchi di carbonio ora intrappolati nel permafrost delle regioni polari sono vulnerabili al riscaldamento climatico causato dall’uomo attraverso l’uso dei combustibili fossili per la generazione di energia e, a lungo termine, potrebbero provocare una notevole amplificazione dell’aumento delle temperature.</p>
<p><strong>Simone Galeotti del Dipartimento di Scienze della Terra, della Vita e dell’Ambiente</strong> (Università di Urbino) ha partecipato alla ricerca identificando le fasi orbitali degli eventi di riscaldamento: «Le fasi di super-caldo analizzate rappresentano un esperimento naturale di alterazione del ciclo del carbonio con innalzamento delle concentrazioni di gas serra, in questo caso indotte da una forzante astronomica, cioè da variazioni della geometria orbitale del Pianeta. Lo studio identifica le fonti di carbonio sufficienti a spiegare le estreme fasi di riscaldamento osservate in ambienti continentali polari. Il nocciolo della questione riguarda l’estrema vulnerabilità degli enormi serbatoi di carbonio intrappolati nei suoli ghiacciati alle alte latitudini. Il graduale aumento delle temperature medie del Pianeta è, infatti, notoriamente amplificato nelle aree polari, un meccanismo in atto anche oggi nel trend di graduale riscaldamento globale del Pianeta».</p>
<p><strong>Rob DeConto</strong> (<strong>University of Massachusetts, Amherst) </strong>aggiunge: «Dinamiche simili sono in atto oggi. Il riscaldamento climatico globale sta degradando il permafrost delle regioni Polari artiche, liberando il carbonio e il metano intrappolato nei suoli ghiacciati e immettendolo in atmosfera. Questo meccanismo può solo esacerbare il riscaldamento futuro. La ricerca mostra che il carbonio oggi immagazzinato nelle regioni artiche è vulnerabile al riscaldamento. Il riscaldamento causa lo scioglimento del permafrost e la decomposizione della materia organica che rilascia gas serra nell’atmosfera assecondando un meccanismo di auto-amplificazione».</p>
<hr />
<p>Pubblicazione su <em>Nature</em>:<a href="http://www.nature.com/nature/journal/v484/n7392/abs/nature10929.html" target="_blank"> http://www.nature.com/nature/journal/v484/n7392/abs/nature10929.html</a></p>
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		<title>“La letteratura va a un altro passo”</title>
		<link>http://post.uniurb.it/?p=2526</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 11:26:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Ritrovato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Post Opinion]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno dei miei ricordi più vivi di Tabucchi è un’intervista in francese che egli rilasciò molti anni fa a Lovanio, cui io assistetti giovanissimo, e che riascoltai con attenzione in macchina, in viaggio per Kortrijk, insieme a Franco Musarra che ne era stato l’artefice. Ascoltando dal vivo Tabucchi mi sembrava di entrare finalmente nel segreto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno dei miei ricordi più vivi di Tabucchi è un’intervista in francese che egli rilasciò molti anni fa a Lovanio, cui io assistetti giovanissimo, e che riascoltai con attenzione in macchina, in viaggio per Kortrijk, insieme a Franco Musarra che ne era stato l’artefice. Ascoltando dal vivo Tabucchi mi sembrava di entrare finalmente nel segreto di alcuni suoi romanzi che avevo letto e che mi avevano lasciato la nostalgia di qualcosa che non capivo bene (una sorta di saudade…). Mi soggiogava il respiro trattenuto della sua conversazione, l’elegante semplicità delle risposte, condite di storie e citazioni. Era il 1994, anno della (ir)resistibile ascesa, <em>pardon</em><em> </em>discesa in campo, di Berlusconi, e da poco Tabucchi aveva pubblicato <em>Sostiene Pereira</em>, un romanzo storico ambientato nei primi anni della dittatura salazarista in Portogallo, che era anche una sottile riflessione su alcuni cattivi presentimenti della vecchia Europa post-Maastricht. Un romanzo che suscitò – come si ricorderà – non poche polemiche (il dottor Pereira fu accusato sulle pagine de Il Giornale di essere un “pre-comunista”), così attirando l’attenzione dei media, e finendo per favorire il lancio del libro e della sua trasposizione cinematografica, curata da Roberto Faenza.</p>
<p>Sono tornato qualche anno fa a leggere con nuova passione Tabucchi grazie a una bella intervista rilasciata dallo scrittore a Marco Alloni (Una realtà parallela. Dialogo con Antonio Tabucchi, Adv, Lugano, 2008, ora ripubblicata con il titolo Saudade di Libertà, Aliberti, Reggio Emilia, 2011). Inossidabile compagno degli anni universitari urbinati, con il quale fondai nel 1991 “Profili Letterari”, un semestrale di letteratura contemporanea (durato fino al 1995), Marco Alloni da una quindicina d’anni vive al Cairo, ma ha girato il mondo – dal Messico alla Siria – da reporter e da scrittore (esordì giovanissimo, nel 1990, con un romanzo poetico, affabulante, viscerale, La luna nella Senna, vincendo il premio Grinzane-Cavour). Al Cairo lavora da giornalista per la Radio della Svizzera Italiana, ha messo su famiglia, e scrive storie, cui auguro presto di incontrare un editore importante. Nella sua attività di giornalista culturale ha incontrato alcuni fra i maggiori intellettuali, pensatori e scrittori italiani di questi anni (Magris, Ben Jalloun, Giorello, Hack, Galimberti, Fouad Allam, Luzzatto, Fuksas, Caselli, Colombo, Caracciolo, Flores D’Arcais, Ravera, Augias, Travaglio, ecc.) intervistandoli e redigendo piccoli e densi volumetti. L’intervista a Tabucchi è, a mio parere, fra le più belle. Un’intervista breve, ma studiata per anni (fra letture, articoli, conferenza in Egitto e in Italia), e girata in un solo pomeriggio (nella casa dello scrittore, a Vecchiano), così come esige lo stile intramontabile del giornalismo americano. E il bello è che essa non pretende di restituire un’immagine a tutto tondo di Tabucchi, bensì un ritratto vivace, sfaccettato e puntuale sul senso della scrittura, sull’impegno e il lavoro che impone un mestiere – quello di ‘romanziere’ – oggi sempre più soggetto a gusti e profitti editoriali.</p>
<p><strong>Che cosa importa sapere di uno scrittore, all’indomani della sua scomparsa? Senz’altro che il suo lascito indelebile sia un’opera capace di resistere e vincere il tempo. Ma in che modo lo scrittore difende il suo mestiere, e una certa idea di letteratura, non solo dall’eventuale oblio, ma anche – soprattutto – dal feticismo consumistico dell’industria culturale? Ascoltiamo Tabucchi:</strong></p>
<p><em>«Lo scrittore deve rispondere a quello che sente, mai costringersi a scrivere quello che non sente. Tutto è narrabile. Tutto ha legittimità di essere narrato. Poiché tutto ciò che esiste merita di essere narrato.»</em></p>
<p>Una dichiarazione di fede non solo nel presente, ma anche nella possibilità di trasformarlo e migliorarlo, senza rinunciare alla certezza che quello che facciamo ha un senso, immaginando qualcosa di meglio per un paese che ha dissipato per anni la sua credibilità (soprattutto in politica). Il motivo ‘patriottico’, valorizzato sin dal primo romanzo, Piazza d’Italia (1978), si è negli anni legato a molti altri temi che hanno ampliato l’orizzonte europeo entro il quale va collocata l’opera di Tabucchi. È singolare che l’autore di riferimento più importante per Tabucchi sia Pessoa, uno scrittore portoghese, a riprova di come il baricentro della tradizione letteraria con cui un autore italiano del pieno Novecento fa i conti si sia spostato dal suo paese all’Europa. L’insegnamento di Pessoa si avverte in questa frase (rilasciata nell’intervista):</p>
<p><em>«L’autenticità di un testo letterario consiste nell’evitare soprattutto ogni progettualità… L’autenticità di uno scrittore è questo: la sincerità con se stesso.»</em></p>
<p>Ma come! Il poeta-fingitore di Pessoa insegna a mirare all’autenticità? Sì, in quanto ci rende consapevoli di una più ardua e ostinata saggezza del vivere/scrivere, che ci impone di usare le “maschere” con consapevolezza, non per nascondersi, ma per dare un volto alle nostre molteplici identità, per riconoscere le nostre profonde, a volte contraddittorie, tensioni. Una saggezza asistematica ma non disordinata, leggera ma non evanescente. Stralciando dall’intervista, ecco un piccolo saggio di passi da manuale:</p>
<p><em>«È bene temere la perfezione, altrimenti si rischia di fare un bucato troppo bianco, e la letteratura clean non ha nessun interesse: la vita è imperfetta, spesso è sporca e deve lasciare qualche macchia sulla camicia»</em></p>
<p><em>«Un libro, spesso, quasi sempre, è più grande di noi»</em></p>
<p><em>«Diffido di una certa letteratura che vorrebbe portare la verità, fra l’altro i risultati sono quasi sempre mediocri. La funzione della letteratura è insinuare dei dubbi, ad affermare la verità ci pensano i teologi e i politici: la “loro” verità naturalmente, quella che gli conviene»</em></p>
<p><em>«La letteratura è sempre un di più rispetto a ciò che c’è, e in quanto tale è un’altra realtà. Essa aggiunge un qualcosa che prima non esisteva»</em></p>
<p><em>«Si prendeva un cubo e lo si stendeva su un foglio, tutte le sue facce erano lì, visibili su quel foglio. La letteratura fa la stessa cosa. Lei mi obietterà che quello non è più un cubo, è l’idea di un cubo. Ma la letteratura non è la vita, è l’idea che ne abbiamo»</em></p>
<p><em>«Si scrive perché si ha paura della morte? È possibile. O non si scrive piuttosto perché si ha paura di vivere? Anche questo è possibile…»</em></p>
<p><em> </em><em>«La letteratura è un gioco che somiglia a quello dei bambini. Di una terribile serietà. Perché quando un bambino gioca mette tutto in gioco. Prende una pietruzza e seduto sul gradino di casa, mentre scende la sera, reggendo la pietruzza sul palmo della mano dice che quella pietruzza è il mondo. Sottolineo: non lo pensa soltanto, ma lo dice, perché è solo quando lo dice che il sortilegio si avvera e la pietruzza diventa mondo: è il patto assoluto…»</em></p>
<p>Pillole di saggezza? No, è Tabucchi. Lo stesso scrittore che ascoltavo nell’altra intervista, quasi vent’anni fa, a Lovanio. Con il suo umore, la sua malinconia, il suo buon senso. Da scrittore non smetteva mai la veste dell’uomo, da uomo non smetteva di essere uno scrittore. Negli anni, però, mi sembra sia cresciuta la sua preoccupazione nei confronti non solo del genere umano, ma anche della letteratura.</p>
<p>L’ultimo capitolo dell’intervista rilasciata ad Alloni ha un titolo emblematico: La letteratura va a un altro passo. Pensiero dominante, logiche editoriali. Ne prendo un pezzo e lo faccio mio, per il titolo di questo intervento. Si tratta di difendere la letteratura dal mercato, dagli spazi e dalle icone del commercio culturale: media, televisione, giornali, best-seller, eventi, festival ecc. La letteratura non corre i cento metri – sostiene Tabucchi –, semmai fa la maratona. Ha bisogno di tempo. Un tempo fuori dall’ordinario. Il valore dei libri si misura dopo anni, occorre attendere, armarsi di pazienza. Imparare a riconoscere <em>«la verità di un attimo, un attimo dopo introvabile»</em> (commenta Alloni alla fine dell’intervista) che solo uno scrittore sa evocare e fermare per sempre sulla pagina.</p>
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		<title>Capolavori dello Spirito</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 07:23:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tiziano Mancini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche lo spirito ha i suoi “capolavori”. Il fortunato slogan che ha accompagnato la campagna comunicativa dell’Ateneo nell’ultimo biennio continua a ispirarne gli eventi. Dopo la scenografica conclusione del Career Day che ha premiato gli “studenti capolavoro” di ogni facoltà, la Pastorale Universitaria non ha voluto essere da meno sul fronte della spiritualità. Fra’ Luca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche lo spirito ha i suoi “capolavori”. Il fortunato slogan che ha accompagnato la campagna comunicativa dell’Ateneo nell’ultimo biennio continua a ispirarne gli eventi. Dopo la scenografica conclusione del Career Day che ha premiato gli “studenti capolavoro” di ogni facoltà, la Pastorale Universitaria non ha voluto essere da meno sul fronte della spiritualità.</p>
<p><strong>Fra’ Luca</strong> dei frati minori conventuali, accompagnato dalle Apostole della vita interiore (comunità fondata nel 1990 da Don Salvatore Scorza) <strong>Tiziana e Janel</strong>, ha innovato il rituale presentandosi alla Benedizione Pasquale dell’Ateneo con un segnalibro di multicolori citazioni.</p>
<div id="attachment_2516" class="wp-caption aligncenter" style="width: 364px"><a href="http://post.uniurb.it/?attachment_id=2516" rel="attachment wp-att-2516"><img class=" wp-image-2516 " src="http://post.uniurb.it/wp-content/uploads/2012/04/Fra-Luca-e-le-pastorelle1-590x390.jpg" alt="Fra’ Luca dei frati minori conventuali, accompagnato dalle Apostole della vita interiore (comunità fondata nel 1990 da Don Salvatore Scorza) Tiziana e Janel" width="354" height="234" /></a><p class="wp-caption-text">Fra’ Luca dei frati minori conventuali, accompagnato dalle Apostole della vita interiore (comunità fondata nel 1990 da Don Salvatore Scorza) Tiziana e Janel</p></div>
<p>«Abbiamo abbinato a ogni facoltà &#8211; spiega Frate Luca &#8211; un personaggio che fosse da modello per i ragazzi che ne stanno seguendo gli studi. Un esempio non necessariamente religioso, ma di valori umani e morali che unissero fede e impegno  sociale».</p>
<p><strong>Potete spiegarceli?</strong></p>
<p>«Certo» si offre Tiziana. «per Scienze Politiche abbiamo scelto Giorgio La Pira che fu Sindaco di Firenze negli anni ’50. Di lui si ricordano l’impegno per i più deboli, i primi gemellaggi tra comuni europei e le celebri lettere ai potenti della terra. Altrettanto attento agli ultimi fu il medico Giuseppe Moscati, presentato perciò agli studenti di Farmacia, mentre gli scritti di Edith Stein, filosofa morta ad Aushwitz nel ’42 e ora compatrona d’Europa rappresentano un esempio importante, secondo noi, per chi ne ripercorre gli studi».</p>
<p><strong>Scienze Motorie l’avete accostata a Nino Baglieri, un tetraplegico. Tiziana, però, ci spiega che la scelta è tutt’altro che contradditoria.</strong></p>
<p>«Ho avuto la fortuna di conoscere quest’uomo, del quale è in corso il processo di beatificazione. Una testimonianza di gioia di vivere nonostante una condizione fisica di estrema difficoltà. Basti dire che volle farsi seppellire in tuta e scarpette da jogging per potere, come disse lui “correre incontro al Signore».</p>
<p><strong>Janel, tu vieni dagli USA. Qual è stato il tuo contributo nell’individuazione di queste vite esemplari?</strong></p>
<p>«Sicuramente Chesterton fa parte del mio vissuto ed è una lettura nota non soltanto agli studenti di Lingue. Le sue opere sono state tradotte in italiano e hanno reso popolare Padre Brown, che scopriva i criminali entrando, come diceva lui, “nel cuore degli uomini” contrapponendosi al metodo scientifico del suo contemporaneo Sherlock Holmes».</p>
<p><strong>Ci puoi illustrare la figura di Giuseppe Toniolo?</strong></p>
<p>«Economista e sociologo di fine ‘800, fu tra i fondatori della FUCI e dell’Università Cattolica nel 1921. Sarà beatificato da Papa Benedetto XVI il 12 aprile di quest’anno. Per Scienze e Tecnologie abbiamo scelto Enrico Medi, il fisico che seppe coniugare fede e scienza e che assieme a Tito Stagno commentò in tv lo sbarco sulla luna. Infine a Giurisprudenza abbiamo ricordato la figura del commissario Calabresi, un servitore dello Stato ucciso da Lotta Continua nel 1972 e attualmente oggetto di studi anche per il suo attaccamento ai valori della famiglia e della fede. Speriamo che durante gli svaghi delle festività pasquali si dedichi qualche minuto ad approfondire la conoscenza di questi personaggi e a riflettere sui valori che hanno rappresentato. Anche per questo auguriamo a tutti che sia una Buona Pasqua».</p>
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