WiFi a Urbino
Il punto con Laerte Sorini, ricercatore al DESP Dipartimento di Economia, Società e Politica, responsabile di progetto informatico d’Ateneo e Comitato di Indirizzo progetto IDEM Garr

26 aprile 2011  |  di  |  Pubblicato in In evidenza (A), Slider

Prof. Sorini, può illustrarci la storia e lo stato dell’arte del WiFi sul territorio urbinate?

Il WiFi, inteso come la tecnica e i relativi dispositivi che consentono agli utenti di collegarsi tra loro attraverso una rete locale in maniera wireless ovvero senza fili, a Urbino ha una storia lunghissima.

I primi esperimenti sono stati effettuati alla fine degli anni ‘90 e hanno permesso di collegare in modalità “senza fili” l’Ateneo con il campus ex. Sogesta, ancora oggi in funzione seppure con tecnologie più moderne. In seguito, un’altra sperimentazione ha portato la facoltà di Sociologia ad “accendere” una serie di hotspot dando copertura all’interno della facoltà.

Laerte Sorini, responsabile di progetto informatico d’Ateneo e Comitato di Indirizzo progetto IDEM Garr

Laerte Sorini, responsabile di progetto informatico d’Ateneo e Comitato di Indirizzo progetto IDEM Garr

Il primo vero tentativo di creare una rete WiFi con autenticazione centralizzata, copertura con hotspot indoor con tecnologia 802.11 e lunga distanza outdoor in Hiperlan fu portato avanti dal sottoscritto nel giugno del 2003, sotto la pressante richiesta di connettività da parte degli studenti residenti in città. Tale tentativo ebbe un buon esito grazie anche alla collaborazione della ditta Retematica che si offrì di allargare il loro progetto ‘ToWNet’ all’Università; sperimentazione che si concluse con la certificazione della wifi-alliance nel dicembre 2005 e con la registrazione di circa 1200 studenti che potevano finalmente connettersi. I tempi erano maturi per costruire una rete che potesse coprire l’intero territorio e, tra l’altro, avendo un corso di laurea in Informatica decisi di coinvolgere il prof. Alessandro Bogliolo e passai a lui il testimone per la costruzione di quella che prese il nome di rete UWiC. La rete UWiC è stata concepita nel 2006 come infrastruttura di accesso metropolitana, per offrire connessione WiFi agli studenti dagli edifici universitari, dalle residenze studentesche e dai principali luoghi pubblici della città-campus. Sono state adottate modalità gestionali innovative che hanno fatto di tale rete una risorsa del territorio e un laboratorio a cielo aperto. Questo progetto ci ha permesso di ottenere finanziamenti pubblici (nell’ambito dell’iniziativa ICT4University) e di realizzare sinergie con enti pubblici e soggetti privati interessati a potenziare e a valorizzare la rete. Il wireless campus dell’Università di Urbino e’ stato premiato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri come miglior progetto wireless universitario ed è stato inserito tra le buone pratiche della Pubblica Amministrazione.

A che punto è la copertura sul territorio?

La rete UWiC offre due tipi di copertura, in tecnologia Hiperlan e in tecnologia WiFi. La tecnologia Hiperlan è stata utilizzata per realizzare una dorsale wireless che circonda Urbino dalle colline circostanti e “illumina” la città permettendo di realizzare collegamenti a medio raggio con apposite antenne che chiunque può installare nella propria abitazione per connettersi direttamente alla dorsale. La tecnologia WiFi è quella più comunemente utilizzata per collegamenti nomadici con computer portatili. Gli hot spot WiFi sono stati installati principalmente nelle piazze di Urbino e presso i collegi universitari. Questi si aggiungono ai tanti hot spot installati all’interno delle sedi universitarie che non fanno parte della rete UWiC, ma sono direttamente collegati alla rete di Ateneo. Come può ben capire per dare copertura sul territorio è stato necessario coinvolgere anche altri enti poiché l’Ateneo può collocare antenne solo nei luoghi di sua proprietà.

Quali sono gli enti pubblici coinvolti in questo progetto?

Tra i tanti soggetti (circa 50) che negli anni hanno partecipato a vario titolo al progetto UWiC vale la pena citare l’ERSU, che sta contribuendo in modo determinante all’estensione della copertura presso le residenze studentesche, il Comune di Urbino, che partecipa attivamente all’installazione di hot spot nei luoghi pubblici della città, e gli operatori pubblici che hanno offerto agli utenti privati i servizi che esulavano dagli scopi istituzionali dell’Ateneo. Negli anni la rete UWiC è divenuta prototipo di un nuovo modello di rete d’accesso, detta “rete di accesso neutrale” ed è divenuta oggetto di studio da parte della comunità scientifica internazionale fino ad assumere un ruolo rilevante nel dibattito sulla neutralità della rete.

Che tempi ci sono per dare copertura completa alla città?

Se mi avesse fatto questa domanda quando iniziai a registrare gli utenti su server radius nel 2004, le avrei risposto “in un paio di anni”. Purtroppo una serie di impedimenti tecnici non ci hanno permesso di raggiungere tutti gli obiettivi. Questo non significa che non ci siamo dati da fare. Quando creammo il ponte radio da 40MB dalla Facoltà di Economia verso i Collegi Universitari, ci sembrava persino sovra-determinato; oggi stiamo lavorando per il raddoppio della linea; inoltre, il noto decreto Pisanu che imponeva la perfetta tracciabilità sulla rete ha oggettivamente rallentato la diffusione del WiFi in tutta Italia. Inoltre, da quando sono responsabile del Progetto Informatico di Ateneo abbiamo migrato e virtualizzato tutti i servizi verso la nuova server farm garantendo il funzionamento dei servizi stessi. E’ stata anche una occasione per mettere a posto e reingegnerizzare molti processi e servizi e per ciò che concerne l’autenticazione abbiamo implementato un sistema di autenticazione distribuita (S.A.D.) che ci ha permesso di risolvere molti problemi.

Wireless Fidelity - Foto di Donatello Trisolino

Wireless Fidelity - Foto di Donatello Trisolino

Quali saranno i prossimi passi?

La rete UWiC è in continua evoluzione sia dal punto di vista della copertura sia dal punto di vista dei servizi offerti. Nel corso della primavera e’ in programma l’installazione di nuovi hot spot che offriranno copertura in via Mazzini, via Bramante e via Raffaello, mentre l’installazione di nuovi hot spot presso le residenze studentesche avviene periodicamente sulla base delle segnalazioni degli utenti. Alla prima iniziativa partecipa il Comune, mentre alla seconda l’ERSU. In generale, è importante osservare che UWiC è una rete aperta e modulare che può aumentare la propria estensione per soddisfare nuove esigenze, ma per farlo è essenziale la partnership con i soggetti preposti a far fronte a tali esigenze, qualora queste non siano di stretta competenza dell’Università. Da un anno circa l’Università è entrata in quello che è il più grande progetto di interoperabilità sponsorizzato da GARR, il progetto IDEM che prevede la federazione di enti e che mi vede coinvolto e al secondo mandato nel Comitato di Indirizzo. Attualmente vi partecipano 48 enti di cui circa 30 università e prevede un meccanismo federato di gestione delle identità, dove è possibile sfruttare le risorse anch’esse federate, in questo senso l’università fornisce come risorsa il WiFi.

Si ma cosa c’entra il progetto IDEM con il Wireless? Può spiegarci meglio?

Le rispondo con un esempio: supponga di appartenere all’Università di Torino e di essere per motivi di studio oppure per turismo ad Urbino. Mentre è comodamente seduta in piazza a prendersi un caffè immagini di accendere il suo IPad e rilevare la rete dell’Università di Urbino; nel momento in cui vorrà navigare, le apparirà una schermata in cui dovrà scegliere se collegarsi in maniera federata oppure no. Siccome l’Università di Torino è federata a quella di Urbino, lei sceglierà dalla lista UniTO e a questo punto verrà ridirezionata verso la schermata che solitamente le appare quando vuole collegarsi da Torino, in cui dovrà mettere le credenziali della sua organizzazione. Il server di Torino verificherà le sue credenziali e attraverso un meccanismo di fiducia comunicherà al server di Urbino che lei è riconosciuto e quindi può usare il servizio WiFi messo a disposizione da Urbino. Ciò permette ad ogni ente di poter dare il servizio senza l’obbligo di dover gestire le identità.

Quindi ognuno può spostarsi sul territorio degli enti federati e può connettersi senza più dover richiedere user e password temporanee come accade ora?

Certo, inoltre si possono usare anche i servizi federati; il WiFi è un esempio di servizio, ma ci sono già 38 servizi operativi dentro la federazione IDEM, che vanno dalla consultazione di periodici on line alla videoconferenza etc.

Ma da quando sarà possibile utilizzarli?

Sono già operativi. Questo meccanismo ci ha portato anche a rivedere alcuni nostri processi interni.
In prima battuta abbiamo lavorato per riportare tutte le identità nei Database Autoritativi, tanto per capirci tutte le user e le password degli studenti ora sono unicamente in un database (ESSE3), il personale strutturato in un altro database (CSA) etc.
In questo modo abbiamo cominciato ad implementare il Single Sign On sui nostri servizi interni e abbiamo costruito quell’IDP (Identity Provider) che ci è servito per entrare in federazione; ma questo è già il passato. Abbiamo deciso di mantenere S.A.D. per tutte le autenticazioni “locali” potenziando il networking, abbiamo riadattato UWiC per tutte le situazioni “non locali” ed infine abbiamo pensato anche a tutte quelle situazioni in cui è richiesta la rete On-Demand

Che significa rete On Demand?

Ha ragione, suona strano, ma le assicuro che funziona, l’abbiamo sperimentato per primi in Italia e sta attualmente funzionando alla Biblioteca Oliveriana di Pesaro. Le faccio due esempi: come saprà l’Università acquista dei periodici online che possono essere consultati solo da macchine che appartengono alla rete dell’Università di Urbino. Ciò significa che se noi abbiamo degli studenti nella sede distaccata di Pesaro che per motivi di studio sono in Biblioteca e da lì volessero connettersi per consultare tali periodici non potrebbero farlo; oggi invece si, attraverso una macchina che, tecnicamente, crea un tunnel virtuale verso UniUrb e trasmette una rete che appunto abbiamo chiamata “Uniurb On Demand”. A questo punto qualsiasi utente, non solo di Urbino, ma della federazione che si volesse connettere lo potrebbe fare senza che la  Biblioteca abbia obblighi legati al tracciamento delle identità; questo vale anche per tutti i docenti che volessero consultare le riviste da un’altra sede. Il lavoro di creazione del tunnel viene svolto in automatico da un router che abbiamo programmato in Ateneo con Paolo Cecchini del Servizio Informatica d’Ateno e per poterlo collocare all’Oliveriana abbiamo siglato una convenzione con l’Ente che porterà benefici ad entrambi.

Molto bene, mi sembra che abbiamo finito…

No, visto che ne ho l’occasione vorrei ringraziare uno ad uno i “ragazzi” del SIA che lavorando in condizioni troppo spesso critiche riescono comunque a garantire il funzionamento informatico dell’intero ateneo, quindi grazie ad Anna Maria, Claudio, Fabio, Marcello, Marco, Massimo, Mauro, Paolo, Pietro, Silvio, Stefano, Vincenzo, ma anche Andrea, Paride e poi tutte quelle persone che nelle sedi periferiche fanno quel lavoro oscuro ma prezioso.


UWiC
Dal 2006 ‘Urbino Wireless campus’

di Laura Morelli

UWIC — Screenshot del portale Urbino wireless Campus

UWIC — Screenshot del portale Urbino wireless Campus

Il progetto “Urbino Wireless Campus (UWiC)” è stato presentato al pubblico e alla stampa il 16 settembre 2006. Capo del progetto è il prof. Alessandro Bogliolo, direttore dell’Istituto di Scienze e Tecnologie dell’ Informazione: “L’intento principale era offrire un servizio agli studenti e ai membri dell’Ateneo. Fornire una rete wireless aperta negli edifici dell’Università stessa, nonché una copertura nelle zone più utili e frequentate dai ragazzi ma anche dai cittadini e dai turisti”.

Gli obiettivi, si leggono nel comunicato stampa (http://www.wireless-campus.it/common/docs/comunicato_16_9_06.pdf), erano numerosi: tra questi il potenziamento della rete d’Ateneo e dei collegamenti tra le sedi, l’aumento della fruibilità dei servizi online offerti agli studenti e il rafforzamento dei legami tra l’Ateneo e il territorio risolvendo il problema del digital divide dell’entroterra.

Il progetto UWiC - continua il prof. Bogliolo – ha permesso l’impianto di hotspot nei collegi e nelle piazze con il coinvolgimento massiccio di partner misti. Sono stati introdotti poi altri servizi, ad esempio la radio on-line URCa (Urbino radio campus), tutta’ora in funzione. Gli obiettivi si possono dire a grandi linee raggiunti. Le modalità di gestione delle risorse di rete introdotte dal nostro Ateneo sono state replicate e utilizzate anche in altre sedi non solo universitarie, dunque condivise e riconosciute in tutto il territorio”.

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