Vita di Carlo Bo
L'esistenza del Magnifico Rettore raccontata attraverso il linguaggio multimediale

13 maggio 2011  |  di  |  Pubblicato in In evidenza (B), Slider  |  2 Comments

Immagini, musica e parole si sono unite insieme in maniera affascinante martedì 10 maggio al Teatro Sanzio di Urbino nello spettacolo di Lucia Ferrati e Pietro Conversano Vita di Carlo Bo, organizzato dalla Fondazione “Carlo e Marise Bo” per la Letteratura Europea Moderna e Contemporanea e dall’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo in occasione del Centenario della nascita del Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Urbino dal 1947 al 2001.

Le due voci narranti di Lucia Ferrati (autrice del testo) e Pietro Conversano (regista) si sono alternate nella penombra dietro un grande pannello nero sul quale venivano proiettate le immagini che incorniciano la vita di Carlo Bo: foto personali e di amici, testate di giornali e riviste con cui collaborò, immagini dei luoghi che hanno contrassegnato la sua storia, con un posto d’onore per Urbino, “città dell’anima” del critico, professore di letteratura francese e poi Rettore dell’Ateneo urbinate. Ad accompagnare il tutto un continuo flusso musicale di sottofondo, a cura di Luca Marzi.

Vita di Carlo Bo

Vita di Carlo Bo

Attraverso un’accurata scelta di scritti biografici, testimonianze e ricordi di quanti conobbero Carlo Bo, viene tracciato tutto l’arco di una vita che ebbe come unica e irrinunciabile costante l’amore per la letteratura: dallo scoccare di questa passione durante una lezione liceale di Camillo Sbarbaro ai ferventi anni universitari e all’esperienza de “Il Frontespizio”, la rivista di spirito cristiano fondata nel ‘29 da Piero Bargellini, Nicola Lisi e Carlo Betocchi. Dalle prime pubblicazioni dedicate a Rivière e Sainte-Beuve che segnano l’inizio di una lunga produzione di critica letteraria che porterà Bo a collaborare con le maggiori facciate giornalistiche italiane, al suo arrivo a Urbino nel 1938 incaricato professore di Lingua e letteratura francese nel corso di laurea in Materie letterarie della Facoltà di Magistero. A questo proposito, suggestiva è la testimonianza di Giovanni Battista Bogliolo, successore di Bo nel Rettorato dell’Ateneo urbinate, che descrive l’ammirazione e la meraviglia degli studenti che seguivano le lezioni di Carlo Bo nel vedere quest’uomo che “si sedeva alla cattedra con il libro sempiternamente chiuso e parlava con tono di voce sommesso, con brevi pause che permettevano di prendere, quasi sotto dettatura, appunti ineccepibili”, e la loro sensazione che “quel libro, e con lui tutti i libri che di volta in volta costituivano l’oggetto della lezione”, prendesse vita e “si spalancasse” ai loro occhi “in un’immediata e totale leggibilità”.

Grande spazio, come necessario, è stato dedicato al lungo sodalizio con la città delle Marche e con la sua università, della quale Carlo Bo viene nominato Rettore nel 1947 e da allora continuamente rieletto fino alla morte. Lo spettacolo scandaglia in profondità il grande progetto di Bo di rinnovamento dell’Università di Urbino, il suo intento di rendere questo luogo unico e ideale, che “si adatta stupendamente ad un’impresa di cultura per la sua storia, per la sua posizione che favorisce la meditazione e lo studio” in una vera “cittadella universitaria” sul modello inglese; il suo sogno lungimirante di un’università nuova, intesa come “centro di vita” e “cosa viva”, una grande famiglia, fondata su un rapporto tra studenti e docenti di scambio non solo intellettuale ma anche umano. Viene così giustamente evidenziato il ruolo fondamentale di Bo nella storia dell’Ateneo Urbinate, che proprio sotto il suo Rettorato vide la nascita di numerosi corsi di laurea, la costruzione delle ampie strutture dei College universitari e l’elaborazione di un piano regolatore della città che dà inizio a un profondo processo di restauro e rinnovamento del tessuto architettonico-urbanistico, giunto fino ai nostri giorni: tasselli di una grande opera che Bo stesso definirà “la più bella delle mie fatiche” e che gli guadagnò il soprannome di “ultimo duca di Urbino”.

Lo spettacolo di Ferrati e Conversano è sobrio, ma piacevole e riesce a raccontarci la vita dell’intellettuale ligure senza mai cadere nel rischio di risultare didascalico. Il merito maggiore è quello di aver saputo cogliere e mettere in luce l’orizzonte di senso del rapporto tra Bo e la letteratura, così come egli stesso ha spiegato magnificamente nella sua relazione del 1938 Letteratura come vita: non può esistere un’opposizione tra letteratura e vita, perché entrambe “sono, in egual misura, strumenti di ricerca e quindi di verità: mezzi per raggiungere l’assoluta necessità di sapere qualcosa di noi”. Bo ci ricorda che la letteratura “è una condizione, non una professione” e che essa “deve tendere alla formazione umana”.

E con sincera gratitudine per un vero Maestro, lo spettacolo ci dona l’immagine affascinante dell’uomo Carlo, seduto sulla sua poltrona con un sigaro in bocca e tra le mani un libro, oggetto di studio, ma soprattutto luogo di condivisone appassionata e tormentata di una stessa fede, amico da interrogare e da cui ricevere risposte; ci lascia impresse le sue parole così profonde e illuminanti: “E che cos’è per noi la lettura se non tenere in mano questa parte viva della verità e consumarsi per non saperla restituire, che cos’è se non durare su questo oggetto chiuso e palpitante dell’anima?”.

Seguici su Twitter…

Social Media

Guida ai servizi

University of Urbino su LinkedIn


UniurbPost - Online Magazine dell'Università di Urbino Carlo Bo 2017 © Tutti i diritti sono riservati
UniurbPost | Online Magazine dell'Università degli Studi di Urbino Carlo Bo
Direttore responsabile | Direttore editoriale
Credits → Registrazione presso il Tribunale di Urbino n. 231 del 14 luglio 2011