Il Rettore: “Puntiamo sulla tradizione per rilanciare l’Università”
L’audizione di Pivato in Consiglio comunale sul futuro dell’Ateneo

20 maggio 2011  |  di  |  Pubblicato in Università  |  3 Comments

Stefano Pivato

Stefano Pivato

Il rettore Stefano Pivato si è confrontato, lunedì 9 maggio, con il Consiglio Comunale di Urbino per discutere della situazione economica e del futuro dell’Ateneo e per esporre alcuni tra i dati più significativi emersi dalla ricerca “Studiare@Urbino” sul rapporto degli Studenti con la Città e l’Università.

Il confronto è utile soprattutto in questa città dove la popolazione studentesca equivale alla popolazione residente”: ha esordito il Rettore Pivato sottolineando come il confronto con i ‘membri esterni’ è sempre un’esperienza felice perché arricchisce il dibattito.

A far parte del consiglio d’amministrazione competente della gestione patrimoniale e finanziaria dell’Ateneo anche il sindaco di Urbino, Franco Corbucci; il governatore delle Marche Gianmario Spacca e il presidente della Provincia Matteo Ricci.

L’Università di Urbino subisce la forte crisi finanziaria globale che si incrocia con una svolta culturale e sociale e a una trasformazione dell’università italiana che va avanti ormai da dieci anni, ha sottolineato il Rettore: “La nostra università ha conosciuto un’espansione tra gli anni ’60 e ’70 fino agli anni ’90, quando Carlo Bo ne era protagonista. Un’idea buona, un tempo, poteva essere finanziata. Oppure bastava recarsi a Roma per risanare un debito domandando aiuto agli organi di governo. Oggi non è più così”.

Il Rettore ha fatto riferimento alla razionalizzazione dei corsi, come ad esempio all’amarezza per la chiusura del Corso di Moda, scelta obbligata per i limiti imposti dalla riforma Gelmini, e alle battaglie per salvare quello di Restauro.

Per quel che riguarda il futuro “stiamo lavorando – ha ricordato Pivato– per il nuovo statuto che dovrà contenere le nuove linee guida da sviluppare in ordine agli obiettivi da raggiungere”.

Primo tra tutti il risanamento della situazione finanziaria per il rilancio dell’Ateneo, che risulta in buono stato di salute secondo i dati emersi dalla ricerca dei gruppi La Polis (Laboratorio di Studi Politici e Sociali) e del Desp (Dipartimento di Economia, Società e Politica).

La ricerca mette evidenzia che l’80% dei cittadini di Urbino giudica positivamente l’università. L’ateneo costituisce per la maggioranza degli intervistati una risorsa economica importante. Per gli studenti, la città è a misura di studente e trovano ottimo il rapporto con i docenti.

Le indagini condotte dal gruppo di ricerca registrano un aumento degli immatricolati: un traguardo fondamentale per scendere sotto la fatidica soglia del 90% nel rapporto tra trasferimenti statali e spese per il personale, che consentirebbe di sbloccare almeno il turn over di docenti e personale tecnico-amministrativo e sviluppare politiche di rilancio.

“Tutto sommato stiamo bene. Dobbiamo puntare sugli studenti che frequentano, sui residenti”, è stato il monito conclusivo dell’intervento del rettore che ha aggiunto riguardo la crisi: “se siamo oltre la soglia del 90% è perché siamo sottofinanziati. Andiamo incontro ad un periodo difficilissimo: il Ministro Gelmini obbliga ad un mutamento di pelle. Le scelte delle prossime settimane, riguardo lo statuto, sono fondamentali per il futuro dell’Ateneo. Dobbiamo difenderci ma essere combattivi allo stesso tempo, anche attraverso una più forte collaborazione tra Comune e Università”.

La parola è passata poi ai membri del Consiglio comunale:

Massimo Guidi (Liberi per cambiare) ha puntato l’accento sulle possibilità di migliorare l’offerta didattica e i servizi correlati, spostandoli anche nel centro cittadino, al fine di rendere più competitiva l’offerta dell’Ateneo.

Piero Sestili (P.D.) ha invitato a ragionare sulla correlazione diretta dello sviluppo economico della città e dell’università, affermando la necessità di un piano strategico per ponderare meglio le decisioni future.

I capigruppo Alfredo Bonelli (Per Urbino), Lucia Ciampi (Per Urbino), Raniero Bartolucci (Partito Socialista) e Luca Silvestrini (Per Urbino) hanno tirato in causa un argomento comune: la concorrenza dell’Università Politecnica di Ancona che gode, rispetto a Urbino, di maggiore attenzione da parte della Regione Marche.

Maurizio Gambini (Liberi per cambiare) ha invitato a migliorare il rapporto tra Università e le economie del territorio, valutando la possibilità di consorziarsi come stanno facendo altri atenei.

Federico Scaramucci (P.D.) ha esortato a resistere alle difficoltà per contribuire alla difesa di un patrimonio importante puntando sulla qualità dei servizi didattici e comunali e auspicando la collaborazione di professionisti in grado di offrire input importanti.

Emanuele De Angeli (P.D.) ha esortato a puntare sulla qualità dell’offerta formativa per rendere l’Università un vero e proprio brand che ne rilanci l’immagine nel breve e nel lungo periodo.

Alberto Ruggeri (capogruppo P.D.) ha sottolineato l’importanza di conservare questo importante patrimonio della città di Urbino riqualificando l’offerta formativa e diventando più competitivi.

Alceo Serafini (PD) si è espresso a favore dell’Ersu e del mantenimento di una governance locale mantenendo l’attuale cda.

Elisabetta Foschi (Per Urbino) ha riportato le insofferenze che mostrano in Regione verso l’Università che dovrebbe essere un fiore all’occhiello e non un fiore in appassimento come lo si vorrebbe.

Prima che il Rettore Pivato potesse rispondere sulle interrogazioni da parte dei consiglieri, il sindaco Corbucci ha dichiarato ottimista “Oggi possiamo scrivere di nuovo la nostra storia. I problemi che hanno determinato questa crisi globale sono la forte concorrenza e la diminuzione delle nascite in Italia. L’Università di Urbino ha cominciato a tagliare fondi dal 2004, mentre gli altri investivano. È necessario costruire assieme un tavolo di lavoro programmato che coinvolga i rappresentanti degli Enti locali e delle imprese del territorio. L’università si deve caratterizzare per ciò che in passato l’ha resa forte, cioè i numerosi studenti fuori sede”

Il rettore ha chiuso l’audizione in Consiglio comunale sottolineando che Urbino ha una tradizione umanistica che va difesa. Infine ha aggiunto: “all’università si viene per imparare ad imparare, non per imparare e basta ovvero per sapersi muovere in un contesto in continuo cambiamento. L’inchiesta conferma la validità del vecchio modello dell’università, fondato sul rapporto tra docente e discente, sulla città a misura di studente, sui sevizi ed è proprio su questi elementi che intendiamo puntare per migliorare la condizione dell’Università di Urbino, auspicando la più stretta collaborazione con la città e con tutte le forze politiche, comunali, provinciali e regionali”.

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