Nuova Era mediterranea
La rinascita e la rivincita dei suoi popoli

8 giugno 2011  |  di  |  Pubblicato in Post Opinion, Slider  |  1 Comment

Il Mediterraneo ritorna prepotentemente al centro della Storia e della riflessione. Le ragioni delle proteste o delle “rivoluzioni”, come spesso sono state chiamate dai media internazionali, vanno ricercate in un frammento storico ben più ampio: parlare oggi di Mediterraneo deve necessariamente costringerci a ristudiare, quasi nella sua totalità, la storia di questi popoli per poter comprenderne quella odierna. Il Mediterraneo è uno spazio fluido in cui confini, desideri e soggetti continuano a fondersi, basti pensare al cosiddetto “effetto domino” che dalla Tunisia si è spinto oltre per bagnare quasi tutte le sponde del Mare Nostrum.

La trasformazione monumentale politica della regione alla quale continuiamo ad assistere ha portato in sé anche a un revival geo-politico e sociale.

Ridisegnare i confini e le aspettative democratiche di questi popoli ci costringe a dover sviscerare nella totalità i gravi dislivelli di carattere sociale, economico e politico dell’area che da anni l’Europa e le potenze occidentali hanno trascurato o valutato solo in termini di vantaggi strettamente nazionalistici.

Santa Maria di Leuca De finibus terrae - Foto di Donatello Trisolino

Santa Maria di Leuca De finibus terrae - Foto di Donatello Trisolino

Nella giornata di riflessione dedicata alla “nuova” era mediterranea, organizzata da Cantiere Mediterraneo , si è tentato anche di ricostruire la politica italiana ed europea relativa al Mediterraneo e le varie relazioni internazionali negli anni ’70. In un clima d’instabilità, l’approccio italiano all’area euro mediterranea fu contrassegnato da indecisioni e da interessi legati, soprattutto, alla situazione interna del Paese. Fin dagli anni di “sangue, mistero e fango”, l’Italia guardò quasi con distacco al Mediterraneo. Stessa politica fallimentare che adottò la vecchia Comunità economica europea, privilegiando solo accordi bilaterali e allontanandosi da una politica estera sempre più mediterranea.

Con l’avvento di Internet, la maggior parte dei Paesi nord africani e medio orientali non sono stati investiti dal desiderio di libertà e democrazia. Chi considera che questo processo di modernità rivendicata nasca con i social network e le nuove tecnologie, tralascia  un aspetto storico precedente (le rivolte degli anni ‘70 e ’80) che avevano già dato eco a uno scenario in cui sussulti d’identità e riscatti di libertà avevano inglobato ed esportato modi di agire, pensare e lottare. Anche questo tentativo fallimentare e la consequenziale ri-perdita del Mediterraneo servono a spiegare, in parte, la nuova “onda mediterranea rivoluzionaria”.

La disillusa e disastrosa politica mediterranea, ben argomentata dal prof. Gian Paolo Calchi Novati, ha continuato a modificare e alterare il rapporto tra le due sponde, facendo sì nel tempo che “il Mare Nostrum fosse il più possibile nostro” senza dare ascolto, sin da subito, alla cultura della conoscenza e della riconoscenza che accetta l’interlocutore come pari e non come “altro”.

Il Mediterraneo è la nuova vecchia opportunità di recuperare il prestigio perduto della storia e della politica se, attraverso le pagine della riconsiderazione storica del nostro comune sentire e concepire le relazioni tra popoli, sarà in grado di ricostruire quell’ identità mediterranea da sempre decantata ed elogiata ma mai concretizzata.

Sono intervenuti alla tavola rotonda ‘Digita Mediterraneo’:

Gian Paolo Calchi Novati
Anna Tonelli
Eleonora Guasconi
Anna Maria Medici
Raffaella Sarti
Francesca Declich
Massimiliano Cricco
Elena De Marchi
Graziana Coco
Igiaba Scego
Ziad Trabelsi

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