Una poesia contro le intemperie
Ovvero ‘tracce di vita culturale sul pianeta Urbino’

28 giugno 2011  |  di  |  Pubblicato in Fuori Urbino

Da qualche tempo, con cadenza mensile, circola per i meandri della nostra Università un misterioso libretto verde, dalla copertina, vergata in eleganti e vintage caratteri gotici, che reca in epigrafe La resistenza della poesia, sottotitolo Per una poesia contro le intemperie. Dentro ci sono articoli di varia cultura, racconti, poesie e vignette incentrati, di volta in volta, con tono ironico e dotta acribia, sulla valorizzazione di quegli aspetti autentici e seminali della cultura letteraria che l’onda lunga di un discutibile aggiornamento della formazione umanistica sta sempre più oscurando. Si torna al piacere della polemica e della riflessione su temi veri e fondanti, sul valore  assoluto e sull’utilità della scrittura esteticamente orientata, oltre il bieco utilitarismo teoricamente professionalizzante che sta svuotando di pregi e sostanza quella cultura umanistica, sulla cui progressiva emarginazione a livello mondiale Martha C. Nussbaum ha lanciato dagli USA un accorato grido di allarme soprattutto per la salute dei sistemi democratici[1].

Foto di Gaga M13 Marco Galasso - http://www.flickr.com/photos/gagam13/4067948763/

Foto di Gaga M13 — Marco Galasso


Ma quale Kreis intellettuale muove i fili di questo intelligente (e quanto mai benvenuto) movimento d’opinione? E qui viene la sorpresa.  I ‘resistenti poetici’ sono tutti studenti, che, oltre a farci compilare ameni verbali d’esame, ha deciso anche di farci riflettere e, lasciatecelo dire, in modo niente affatto banale e scontato. Ora, che un gruppo di ragazzi studi con passione cose che non sempre e non solo stanno nei programmi dei corsi universitari, facendo gratuitamente e, vivaddio, anche discutibilmente ‘movimento culturale’, non è solo una cosa bella, ma soprattutto una cosa utile, per chicchessia. Insomma, da Urbino arriva un’altra importante spallata a chi si dice ormai rassegnato alla inevitabile ebetizzazione posttelevisiva delle nuove generazioni. I ‘resistenti’ osservano, leggono, scrivono, intervistano (sono arrivati perfino a Noam Chomsky) e scendono anche in campo mettendoci la faccia: basti pensare che hanno lavorato per un anno intero su una pièce di Molière e l’hanno messa in scena al Teatro Sanzio, coraggiosamente al prezzo di dieci euro a biglietto (per finanziare il loro lavoro di associazione culturale), ma richiamando in sala un pubblico raramente così numeroso, senza deluderlo minimamente. Certo, qualche loro posizione è un po’ dogmatica e qualcosa nella loro formazione può e deve essere ancora affinato, tuttavia il dato che La resistenza della poesia abbia ormai acquisito piena cittadinanza nel nostro antico Ducato è uno dei segnali importanti (e speriamo forieri di emulative filiazioni) del fatto che l’esercizio del pensiero non è del tutto passato di moda fra i nostri giovani.


[1] M.C. Nussbaum, Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica, tr. it., Bologna, Il Mulino 2011.


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