Ricerca, continua il trend positivo
Dati incoraggianti ma sono ancora molti i nodi critici

29 giugno 2011  |  di  |  Pubblicato in In evidenza (A), Slider

Si può dire che la ricerca scientifica e universitaria a Urbino goda di buona salute, nonostante il difficile momento che passa attualmente l’università italiana. Il nuovo secolo si è aperto con un compito non facile per l’Ateneo urbinate, orfano di Carlo Bo: la statalizzazione e la valutazione del primo triennio di ricerca 2001-2003. Esame superato: l’università di Urbino presenta una quantità di “prodotti eccellenti” (35 % del totale), “prodotti buoni” (48 %), nel campo della ricerca, superiore alla media nazionale.

Light pendulum - Fotografia di YaYapas - Geerd-Olaf Freyer - http://www.flickr.com/photos/go_freyer/3047952861/

Light pendulum - Fotografia di YaYapas - Geerd-Olaf Freyer - http://www.flickr.com/photos/go_freyer/3047952861/

Urbino supera la media nazionale in tutte le aree universitarie in cui essa è competente – ovvero: Scienze chimiche (Area 03), Scienze Biologiche (Area 05), Scienze della Terra (04), Scienze Mediche (06), Scienze dell’Antichità e Filologico Letterarie e Storico-Artistiche (10), Scienze Economiche (13), e Scienze Politico-Sociali (14) – e in tal modo si impone sugli altri atenei marchigiani. Questa era la situazione fino al 2003, illustrata nel 2006. E oggi? I risultati relativi al 2010 sono stati recentemente pubblicati sul portale d’Ateneo, e si può dire che il trend positivo continua. Ne è un segnale importante, non una prova inconfutabile, il fatto che dal 2008 al 2010 sono aumentate le “pubblicazioni”: da 802 (nel 2008) a 935 (nel 2009) a 956 (2010), con un incremento del 2 %. Per pubblicazioni si intende articoli su rivista (500), articoli su libro (202), monografie (51), proceedings (128), curatele (39), brevetti (2), e altre opere (34). Onore a tutti i Dipartimenti, e in maniera particolare (si tenga conto però del differente peso specifico del genere ‘pubblicazione’ fra i dipartimenti umanistici e quelli scientifici), al Dipartimento di Scienze Biomolecolari che produce il 20,72 %, e al DESP, che produce il 20.62 %, della somma complessiva delle pubblicazioni.

In riferimento al bando del 2008, i PRIN (Programmi di ricerca di Rilevante Interesse Nazionale) approvati sono 16, e impegnano 47 docenti, per un costo totale dei progetti finanziati di 496.419 euro, che si aggiungono agli 890.291 euro, dei quali 270.328 cofinanziati dall’Ateneo, del bando del 2007. Del PRIN 2009 (per il quale sono stati presentati 23 progetti modello A, e 71 modello B) non sono ancora noti i risultati. Occorre tuttavia tener conto che nel giro di pochi anni, dal 2006 a oggi, l’Ateneo urbinate ha visto la riorganizzazione amministrativa, per ragioni estrinseche alla ricerca, della maggior parte delle sue strutture dipartimentali, e questo ha comportato delle discontinuità progettuali. Inoltre, dal catalogo Saperi si è passati a U-Gov, che permette la gestione dei prodotti della ricerca e quindi la loro valutazione, in vista della creazione di un’anagrafe centralizzata delle attività progettuali dell’Ateneo, e di un’accurata pianificazione didattica universitaria in cui i destini delle singole facoltà (ormai al tramonto) appaiono sempre più intrecciati fra loro nella co-gestione dell’offerta formativa, e nella costituzione di sempre più complessi Corsi di Laurea.

Per quanto riguarda il FIRB (Fondo per gli investimenti della ricerca di base), sono in esecuzione due progetti coordinati da Mauro Magnani (Individuazione, caratterizzazione e valutazione preliminare dell’efficacia di strategie farmaceutiche innovative, basate sull’interferenza con vie metaboliche di base. Studio del loro uso per la prevenzione e la terapia di malattie ed eziologie virale e NANOMED NANOtecnologie per la bioMEDicina) e uno coordinato da Antonello Zanfei (Ricerca ed imprenditorialità nella società della conoscenza: effetti sulla competitività dell’Italia in Europa).

Diversi progetti afferiscono al FAR (fondo di agevolazione alla ricerca, istituito con il D. Lv. 297/99, che ha come obiettivo fondamentale il sostegno alla ricerca industriale e allo sviluppo “pre-competitivo”), e sono dettagliatamente elencati nella relazione sulla Ricerca 2010 pubblicata nel sito dell’Ateneo. Impossibile, in questa sede, ripercorrere le molteplici aree di studio, affrontate nei progetti: lo studio ecologico e chimico-fisico del mare Antartico, la valorizzazione delle risorse biologiche, la bioconservazione degli alimenti, i germi patogeni negli allevamenti dei bovini da latte, il doping sportivo, la tossicità microalgale, il tartufo, il ruolo dell’esercizio fisico nella prevenzione delle malattie e nel miglioramento della qualità della vita, il disordine dell’umore, diabete, leucemie e mielomi, il potere antiossidante nella saliva umana, lo studio delle acque costiere e dei tratti terminali dei fiumi Foglia e Metauro.

Nell’ambito del VII programma quadro l’Ateneo urbinate partecipa con quattro progetti, tre dei quali afferenti all’area scientifica (Estimating the Future Contribution of Continental Ice of Sea Level Rise; Atmospheric Composition Change: the European Network-Policy Support and Science; User -centric Wireless Local-Loop) e una a quella sociologica (Governance of Educational Trajectories in Europe). Inoltre, Urbino partecipa a un progetto Daphne, coordinato dall’Università dei Paesi Baschi, dal titolo: Integrated iniziative for preventing violence, abuse and discrimination against migrant adolescent girls and young women in Europe. Con il finanziamento dell’UE (Fondo europeo di sviluppo regionale) e un contributo del fondo Governativo Italiano, è partito un progetto presentato dal Dipartimento di Studi Aziendali, sull’innovazione e lo sviluppo sostenibile come fattori identificativi per la competitività regionale.

Dati positivi emergono anche dall’assegnazione degli assegni di ricerca: 79 rispetto ai 66 del 2009; e 52 borse di studio e di ricerca (legate ai vari progetti finanziati o co-finanziati dall’Ateneo), rispetto alle 22 del 2009. Lieve regresso, invece, sul fronte delle borse di dottorato: da 33 borse per l’a.a. 2009-2010, a 32 per l’a.a. 2010-2011.

Dalle relazioni sull’attività di ricerca svolta nei vari dipartimenti nel 2010, sulle convenzioni per attività conto terzi e contratti di ricerca, emerge un quadro di estrema dinamicità e interattività con il mondo produttivo, che contribuisce a radicare l’Ateneo nel suo territorio, valorizzando le sue competenze scientifiche e tecnologiche (fra gli oggetti di studio ricordiamo: integratori nutrizionali, microalghe, radioterapia microbiologia delle acque minerali naturali delle sorgenti, classificazione dei fossili, scavi paleontologici e ricerche di micropaleontologia ambientale, monitoraggio ambientale delle grotte di Monte Cucco, ricerche sulla fauna e sull’ambiente, analisi del paesaggio, diritto dell’ambiente).

Nel corso del 2010 si è avviata una sistematizzazione dell’archivio cartaceo e digitale dei brevetti gestiti dal TTO (Technology Transfer Office), a ciascuno dei quali è stato assegnato un codice univoco. Il TTO ha l’obiettivo di favorire la protezione dei risultati della ricerca (brevetti) e la loro valorizzazione attraverso accordi di collaborazione industriale, creazione di start up e spin off (ricordiamo Diatheva, Avitech, EryDel, fondate negli ultimi dieci anni), e partecipazione a progetti di ricerca nazionali, comunitari ed internazionali.

Inoltre ogni anno l’Ateneo collabora all’indagine annuale sull’attività delle università italiane nell’esame dei risultati della ricerca scientifica svolta dal Network per la Valorizzazione della Ricerca Universitaria, la CRUI e Proton Europe, e presta la propria collaborazione con altre università italiane e con laureandi in studi ed iniziative per la valorizzazione dei risultati della ricerca.

In questo quadro senz’altro positivo, possiamo individuare almeno tre nodi problematici. Il primo riguarda l’importanza dei progetti di ricerca di giovani ricercatori (che abbiano meno di 40 anni) e di dottorandi (con meno di 33 anni) nei fondi del progetto MIUR Futuro in ricerca. Inteso a favorire il “ricambio generazionale” e il “sostegno alle eccellenze scientifiche emergenti”, questo progetto di finanziamento vede l’innalzamento dell’età media dei dottorandi e, soprattutto, dei ricercatori dell’università italiana, passata da 40-45 anni nel 2000 a 50-55 nel 2010 (nelle facoltà di Medicina, per esempio, solo il 3,8 % dei ricercatori ha meno di 35 anni). Se a questo aggiungiamo i lenti tempi di risposta ai progetti presentati, ne ricaviamo un quadro non molto incoraggiante. Secondo punto: è piuttosto evidente, nella delineazione di questo quadro, l’assenza della ricerca umanistica, e le ragioni sono evidenti. Probabilmente occorre declinare il concetto di “ricerca” in un orizzonte di saperi più vasto e articolato, senza limitarlo alla sua applicabilità al mercato e, soprattutto, valutarlo in termini di costi/benefici immediati. Non è un’operazione semplice. Essa dovrebbe partire dall’alto, cioè dal Ministero, finalmente preoccupato di guardare all’Università non solo in rapporto al lavoro, ma anche come un luogo di trasmissione della cultura della nazione e di formazione della sua coscienza critica. Rivisti in tal senso i parametri di giudizio, anche una campagna di scavi archeologici o un convegno sull’ontologia, accanto allo studio delle acque reflue, possono rientrare negli annuari della ricerca universitaria. Infine, elementi su cui riflettere vengono dalla tabella dei finanziamenti, in cui si osserva una significativa diminuzione delle entrate: 3.522 mln euro, rispetto ai 3.920 del 2009, ai 4.455,5 del 2008, e ai 3.097 del 2007. Tale diminuzione riguarda anche le entrate in conto terzi: 1.625 mln euro contro i 1.768 del 2009, i 2.181 del 2008, e i 1.342 del 2007. Nel corso dell’anno si è verificata una drastica diminuzione delle entrate da parte delle istituzioni pubbliche estere, degli enti pubblici di ricerca, dei soggetti privati italiani non profit, e delle attività conto terzi, cui hanno sopperito in parte le erogazioni da parte delle istituzioni pubbliche italiane, dei soggetti privati esteri non profit, e dell’Ateneo.

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