Tra scrivere e pubblicare…
Colloquio urbinate con Alessio Torino

21 giugno 2011  |  di  |  Pubblicato in In evidenza (B)

Alessio Torino

Alessio Torino

Appena uscito è stato presentato alla ‘Fiera del Libro’ di Torino Tetano (Minimum Fax), secondo romanzo dell’ormai affermato scrittore Alessio Torino, ex-studente e docente (precario) nella nostra Università, che, dopo aver vinto prestigiosi premi come il ‘Bagutta Opera Prima’ o il ‘Frontino’ per le vicende narrate nel precedente Undici decimi (Italic-Pequod), sta portando il suo ultimo libro in tournée in Italia e all’estero. Con lui abbiamo pensato di parlare del rapporto fra scrittura ed editoria, anche nella nostra provincia. Lo abbiamo incontrato in un buio recesso di Palazzo Veterani, quando ancora il campanile del duomo rintoccava gli undici colpi e uno.

Ci può parlare dell’attuale situazione editoriale nel nostro Montefeltro?

Si fa presto: mancano quasi del tutto dei punti di riferimento che possano compensare la lontananza del Montefeltro dai centri del potere reale – editoriale, in questo caso. I nostri politici dovrebbero adoperarsi al massimo per creare dei ponti in tal senso. Sento parlare spesso di valorizzazione del talento, ma poi in concreto si fa troppo poco. La pubblicazione del mio primo romanzo [Undici decimi, NdR] è avvenuta dopo una lunga gavetta che è durata anni e che mi è costata una fatica umana notevole. Per quanto sia ben contento di averla fatta… ora. La buona vecchia gavetta può sembrare inattuale ma rimane, almeno per me, la strada maestra.

Lo scrittore può contemporaneamente soddisfare le esigenze editoriali (cioè vendere) e le proprie esigenze estetiche?

Dipende da caso a caso. Io credo che la vendibilità di un libro non vada demonizzata: parecchi romanzi di qualità hanno riscosso un notevole successo di pubblico. Occorre sfatare, inoltre, il mito dell’editor come colui che riscrive il testo in funzione del reparto-libri degli ipermercati.  Ovviamente ci sono dei romanzi in provetta – ma di quelli chi se ne frega!

Qual è stata, per il resto, la sua esperienza con Minimum fax?

Magnifica. Da Minimum fax si crede ancora nella letteratura e si punta solo sulla qualità dei libri. Non ci sono molte case editrici che pubblicherebbero Il minotauro esce a fumarsi una sigaretta o Un solo tipo di vento…. Per quanto riguarda Nichel [la collana di narrativa italiana NdR] va sottolineata la scelta di pubblicare una media di cinque libri all’anno, cosa che permette di lavorare al testo con la dovuta calma. Mi sono confrontato a più riprese con Nicola Lagioia [l’editor di Nichel NdR] sul manoscritto di Tetano e gli sono grato per l’attenzione e la generosità che ha dedicato al romanzo. Così come sono grato a tutta la redazione che mi ha aiutato – diciamo così – a stringere la vite.

Ha riscontrato una differenza sostanziale rispetto alla esperienza della prima pubblicazione?

Certo. Avere un agente cambia tutto. Non devi più pensare a trattare con gli editori, ma solo a scrivere. Inoltre un bravo agente ha una visione più lucida e può capire meglio di uno scrittore quale sia la casa editrice più adatta alla sua storia. E poi c’è una bella differenza tra lottare per vedere pubblicato il primo libro e pubblicare il secondo. Due mondi diversi.

Perché scrivere un romanzo oggi?

Non mi sono mai chiesto il perché. Scrivere è una vocazione che viene da chissà dove. Sarebbe davvero difficile trovare un perché a tutto questo.  Meglio che chiediate a uno psichiatra.

di Alberto Fraccacreta e Matteo Giunta

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