Premio Farmindustria 2010
Tra i vincitori Silvia Carloni, ricercatrice di Farmacologia

12 settembre 2011  |  di  |  Pubblicato in Innovazione

Silvia Carloni, titolare di un assegno di ricerca nella Sezione di Farmacologia e Farmacognosia del Dipartimento di Scienze Biomolecolari, ha vinto uno dei cinque premi Farmindustria, con il lavoro “Activation of autophagy and Akt/CREB signaling play an equivalent role in the neuroprotective effect of rapamycin in neonatal hypoxia-ischemia”.

Silvia Carloni — Foto di Paolo Bianchi

Silvia Carloni — Foto di Paolo Bianchi

Il Laboratorio di ricerca di Urbino sotto la supervisione del prof. Walter Balduini, in collaborazione con il gruppo di ricerca del prof. Giuseppe Buonocore dell’Università di Siena e la ricercatrice Silvia Carloni (35 anni di Fossombrone), ha messo a punto un metodo per valutare l’attivazione dell’autofagia in vivo. Lo studio ha dimostrato che l’aumento dell’autofagia indotto da un farmaco neuroprotettivo, la rapamicina, è accoppiato anche all’attivazione nei neuroni della proteina Akt e del fattore di trascrizione CREB, importanti mediatori della sopravvivenza cellulare. Se si blocca l’autofagia o l’attivazione di Akt e CREB si blocca anche l’effetto neuroprotettivo del farmaco, mettendo perciò in evidenza l’esistenza di una complessa interazione tra autofagia, fattori che mediano la sopravvivenza cellulare e morte cellulare.

Abbiamo chiesto a Silvia Carloni di spiegarci alcuni dettagli della ricerca.

Qual è il metodo sperimentale che avete adottato?

I risultati sono stati ottenuti utilizzando un modello animale di ischemia neonatale precedentemente messo a punto nel nostro laboratorio. Questo modello permette di valutare i meccanismi di neurodegenerazione che conseguono un insulto ischemico durante lo sviluppo del sistema nervoso centrale e permette anche di studiare possibili interventi farmacologici.

Che novità ci saranno nella ricerca farmacologica?

Sicuramente aggiunge ulteriori informazioni per comprendere il complicato processo neurodegenerativo. Mette in evidenza soprattutto come le vie biochimiche ritenute responsabili della sopravvivenza o della morte cellulare siano strettamente interconnesse tra loro.

Come si potrà intervenire nelle cure future?

L’approccio clinico al feto e al neonato a rischio di un danno cerebrale di tipo ipossico-ischemico rappresenta sicuramente un aspetto prioritario della medicina neonatale e pediatrica perché le conseguenze per i neonati ma anche per le famiglie sono particolarmente pesanti. Attualmente non esistono farmaci in grado di ridurre gli effetti a lungo termine di questi fenomeni anche se gli studi in questo contesto sono sempre più numerosi. Spero che il nostro lavoro, anche se al momento non può avere riscontri dal punto di vista clinico, contribuisca all’individuazione di nuovi bersagli farmacologici e di molecole specifiche e con basso potenziale tossico utilizzabili nel neonato.

Quale sarà il prossimo passo da fare?

Continuare le ricerche in questo settore dove il nostro gruppo è riconosciuto a livello internazionale, sperando tuttavia di poter reperire più fondi per la ricerca e competere alla pari con gli altri gruppi di ricerca che si occupano di questa problematica.


Silvia Carloni è ben felice del risultato: “Sono orgogliosa di essere vincitrice di questo premio ed è sicuramente oggetto di enorme soddisfazione, per me e per tutto il gruppo con cui lavoro. E’ davvero gratificante vedere apprezzato il proprio lavoro e soprattutto infonde entusiasmo in un momento così difficile per la ricerca italiana e per quelli come me che sono da tempo precari”.

La premiazione avrà luogo a Bologna, il 14 settembre 2011, alle ore 17.15, durante la cerimonia di apertura del 35° Congresso Nazionale della Società Italiana di Farmacologia, Palazzo della Cultura e dei Congressi (piazza Costituzione 4).

Rivista scientifica ‘Autophagy’ / Aprile 2010

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