Crisi economica, le sfide della PMI. Il 3° workshop internazionale alla Facoltà di Economia
Il prof. Giancarlo Ferrero direttore della rivista “Piccola Impresa”: “Un’ampia e approfondita riflessione su come le PMI possono operare efficacemente nel nuovo scenario prospettato dalla crisi economica”

14 settembre 2011  |  di  |  Pubblicato in In evidenza (B)

Il 16 e 17 Settembre si svolgerà a Urbino il 3° Workshop Internazionale della Facoltà di Economia dal titolo ‘I Processi Innovativi nelle Piccole Imprese. Le sfide oltre la crisi’.

Il convegno, promosso dalla Rivista “Piccola Impresa” e dall’Associazione per lo studio della Piccola e Media Impresa (A.S.P.I.), mira a fornire percorsi di ricerca e testimonianze sulle risposte alle nuove sfide che le imprese minori devono affrontare nel pieno della crisi economica in atto.

Prof. Giancarlo Ferrero - Foto di Paolo Bianchi

Prof. Giancarlo Ferrero - Foto di Paolo Bianchi

Abbiamo chiesto al prof. Giancarlo Ferrero, direttore della rivista ‘Piccola impresa – Small Business’ di chiarirci alcuni aspetti che verranno affrontati durante il convegno.

Prof. Ferrero può definire la portata della crisi?

“E’ una crisi molto profonda che ha origini internazionali ma anche interne, infatti l’Italia registrava bassi tassi di sviluppo già dall’inizio degli anni 2000. Anche la ripresa che si è verificata nel 2010, è stata per l’Italia più debole rispetto agli altri Paesi. I problemi che si stanno manifestando per la collocazione dei titoli che devono finanziare il debito pubblico italiano e gli interventi adottati per riequilibrare i conti, rischiano di aggravare e prolungare la stagnazione dell’economia del nostro Paese”.

Qual è lo stato di salute della PMI?

“Le piccole e medie imprese sono quelle che hanno pagato un prezzo più elevato per la crisi economica. Sono state penalizzate dalle restrizioni del credito, dal calo della domanda dei loro committenti, dalle difficoltà dei mercati internazionali dove più alte sono le esportazioni mentre ancora molto contenute sono le esportazioni nei Paesi in rapido sviluppo.

Occorre tuttavia precisare che il mondo della piccola impresa è molto eterogeneo: all’interno ci sono imprese, in particolare quelle di media dimensione, che hanno saputo efficacemente resistere alla crisi e cogliere le opportunità che la globalizzazione dei mercati ha prospettato per sviluppare strategie di nicchia. Queste imprese non solo hanno buoni tassi di sviluppo ma svolgono anche in molti casi una funzione di traino per le piccole imprese del loro indotto”.

La formazione nella PMI è per lo più affidata al lavoro. E’ un modello che regge ancora?

“E’ certamente vero che la formazione nella PMI è per lo più affidata al lavoro, come è vero che scarse sono le capacità manageriali presenti all’interno di questa categoria di impresa. La crisi ha posto in evidenza quanto la carenza di professionalità qualificate rappresenti un punto di debolezza per la piccola impresa. Il fatto che le associazioni imprenditoriali delle piccole imprese ricerchino rapporti più stretti con l’Università per la formazione e per aiutare gli associati a sviluppare efficaci processi innovativi, dimostra l’emergere di una maggiore consapevolezza del problema e di un impegno a trovare soluzioni. La strada è lunga per le resistenze culturali e i vincoli finanziari. Occorre però che l’università e le istituzioni sappiano adeguatamente rispondere a questa nuova domanda”.

Il convegno quali contributi porterà al dibattito?

“Innanzitutto voglio ricordare che questo è il terzo workshop sui processi innovativi nelle PMI promosso dalla Rivista ‘Piccola Impresa – Small Business’, l’unica rivista internazionale sulla piccola impresa pubblicata in Italia. Questa rivista è nata da un’iniziativa di alcuni docenti dell’Università di Urbino, oltre trent’anni fa. E’ stata diretta nella fase di lancio dal prof. Roberto Cafferata e successivamente si è consolidata e sviluppata con la direzione della prof.ssa Isa Marchini, professore emerito, alla quale, durante il convegno, verrà consegnato il sigillo dell’Università.

Al convegno verranno presentati cinquanta paper di studiosi di numerose università italiane e di altri Paesi. I temi affrontati coprono un ampio arco di quesiti: vengono trattati i problemi della ricerca tecnologica, del finanziamento, del capitale umano e della formazione, delle strategie competitive, del marketing e delle politiche commerciali, dell’imprenditorialità e della nascita di nuove imprese.

Il convegno offre quindi materiale per un’ampia e approfondita riflessione su come le PMI possono operare efficacemente nel nuovo scenario prospettato dalla crisi economica. Una riflessione specifica sulle politiche a sostegno della PMI sarà poi svolta nelle relazioni di apertura e nella tavola rotonda finale, che vedrà la partecipazione anche di qualificati esponenti dell’imprenditoria italiana e del Servizio Studi della Banca d’Italia”.

Come vede dunque il futuro delle PMI?

“Viviamo in un periodo di grande incertezza sulle prospettive economiche per cui è difficile azzardare previsioni. Credo che per rilanciare la piccola impresa tre siano i campi su cui agire: il primo è quello dello sviluppo economico del Paese. Gran parte delle piccole imprese opera sui mercati locali ed è subforntrice di imprese più grandi. Le PMI hanno anche grandi capacità di adeguarsi alle variazioni della domanda. Quindi, se ci sarà ripresa dello sviluppo, le PMI riceveranno comunque un forte impulso alla crescita e potranno esercitare un effetto moltiplicatore dello sviluppo stesso. Il secondo terreno su cui operare è quello della gestione aziendale: si richiede oggi alle imprese un forte impegno nel campo dell’innovazione, del marketing e dell’internazionalizzazione. Una maggiore qualificazione in queste aree necessita di risorse professionali e manageriali più qualificate così come necessita di un adeguato sostegno finanziario. E’ poi necessario che si sviluppino network d’imprese in grado di competere con dimensioni più ampie di quelle attuali. Veniamo quindi al terzo e ultimo fronte. Per questo salto di qualità occorrono servizi adeguati, politiche industriali e fiscali di sostegno, un efficace supporto da parte delle Banche e dell’Università.

La PMI rappresenta un patrimonio di fondamentale importanza per l’economia italiana. Ogni sforzo va fatto per valorizzarne le potenzialità, evitando che prevalgano giudizi liquidatori che, partendo dai punti di debolezza della PMI, rischiano di emarginarne il ruolo nell’economia italiana, facendo così venir meno uno dei principali elementi di vitalità del nostro Paese”.

Info programma:

www.econ.uniurb.it/rivistapiccolaimpresa.

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