Abuso del Processo
Il XXVIII Convegno Nazionale Associazione Italiana fra gli studiosi del Processo Civile

19 settembre 2011  |  di  |  Pubblicato in Eventi

Venerdì 23 settembre, ore 9,30, nell’Aula Magna della Facoltà di Magistero (via Saffi, 15) si terrà il XXVIII Convegno Nazionale Associazione Italiana fra gli Studiosi del processo Civile. L’ultima edizione si è tenuta a Verona nel 2009.

Dai profili del processo, alle sanzioni, fino alle tendenze giurisprudenziali in materia di abuso del processo nel diritto positivo italiano. Saranno questi i temi affrontati nella giornata di studio nazionale organizzata dall’Associazione italiana fra gli studiosi del processo civile in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Giuridiche, “Collegio dei Dottori 1506″, Facoltà di Giurisprudenza, Università degli Studi di Urbino Carlo Bo.

Il peso dell'avita - flickr.com

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Il prof. Andrea Giussani, docente di diritto processuale civile, Facoltà di Giurisprudenza di Urbino, ci chiarisce alcuni aspetti che verranno trattati a Urbino.

Prof. Giussani, perché manca nel nostro ordinamento una precisa definizione di abuso del processo?

“Il concetto di abuso del processo civile è utile solo se non viene dettagliatamente definito in sede legislativa: serve proprio a impedire che l’applicazione formalistica della legge venga sfruttata da chi abbia l’intento di perseguire scopi socialmente dannosi. A questo scopo occorre conferire al giudice poteri discrezionali attraverso un concetto vago da concretizzare caso per caso. Molti ordinamenti lo respingono perché non si fidano dei magistrati. In Italia la giurisprudenza ha iniziato ad applicarlo solo di recente per cercare di porre rimedio alla lentezza della giustizia”.

I giudici italiani sono tra i più produttivi d’Europa. Eppure, i nostri processi sono più lenti che in Gabon o a Sao Tome (1.210 giorni per il recupero di un credito, quattro volte più che in Francia e sei volte il tempo impiegato in Corea). (fonte Sole 24 ore). Qual è il problema?

“Premesso che sovente tali statistiche non sono scientificamente corrette (perché mettono sullo stesso piano situazioni diverse o addirittura sistemi in cui il volume del contenzioso è assai più ridotto perché è molto inferiore il traffico economico, o in cui la celerità della giustizia è favorita dall’assenza di democrazia e di rispetto per le garanzie individuali), i problemi sono senz’altro numerosi, e qui si può farne solo un’elencazione esemplificativa e non esauriente. In parte si tratta di scelte politiche compiute più di un secolo fa (in generale è assai più facile recuperare un credito in favore di un imprenditore che farlo contro di lui). In parte si sconta una relativa carenza di mezzi e strutture (a cui è problematico far fronte in tempi di crisi economica: o si prendono i soldi necessari dai contribuenti, oppure li si chiede alle parti, con il risultato però di pregiudicare l’accesso alla giustizia soprattutto per i meno abbienti). In parte si paga l’aspirazione all’esattezza nell’applicazione della legge (molte riforme recenti permettono di rinunciare all’esattezza se alle parti non interessa, ma con dei limiti, altrimenti non avrebbe senso il processo). In parte si soffrono ritardi culturali nell’organizzazione del lavoro (ai quali peraltro molti uffici giudiziari vanno ponendo rimedio). In parte il fenomeno dipende dall’esigenza di proteggere l’indipendenza del giudice (ma ciò accade in misura più o meno equivalente in tutti gli ordinamenti compiutamente democratici). In parte esso si deve alla protezione di rendite di posizione professionali, e il concetto di abuso del processo civile serve soprattutto in tale contesto”.

Quanto costa allo Stato questa ‘lungaggine processuale’?

“Per lo Stato è rilevante la responsabilità derivante dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dalla c.d. “legge Pinto”. Il sistema economico nazionale nel suo complesso, inoltre, perde competitività e diventa attraente soprattutto per chi non abbia intenzione di rispettare la legge, almeno nella misura in cui la lungaggine dipende non dall’aspirazione all’esattezza ma dalla protezione di rendite di posizione professionali”.

Velocizzare il processo civile è tra gli obiettivi della riforma della giustizia,  tra le misure per la crescita che dovrebbero accompagnare il risanamento di bilancio. Cosa ne pensa?

“Tutti concordano che si debba accelerare. Manca l’unanimità, però, su come farlo e su cosa sacrificare per perseguire tale obiettivo”.

Quali figure abusano più del processo e perché?

“Il processo civile è animato dall’impulso di parte, e l’avvocato ne è il tramite necessario con poche minori eccezioni. Pertanto la fattispecie viene realizzata essenzialmente dalle parti e/o dai loro difensori: talvolta è la parte a indurre il difensore all’abuso ingannandolo sui fatti controversi, talaltra è l’avvocato a ingannare la parte sulla correttezza giuridica della linea difensiva adottata, e non mancano casi in cui entrambi sono complici dell’abuso”.

Quali saranno il programma e gli obiettivi del convegno di Urbino?

“L’Associazione italiana fra gli studiosi del processo civile è il principale centro di diffusione della ricerca nel settore scientifico di riferimento. Nei suoi convegni, organizzati con cadenza biennale, vengono pertanto proposti risultati dai quali non si può prescindere in qualsiasi successivo studio dei temi affrontati che voglia assumere credibilità scientifica. L’appuntamento urbinate rientra fra questi, sicché le relazioni e il dibattito costituiranno elementi ineludibili per chiunque voglia discutere scientificamente del problema dell’abuso del processo in Italia”.

Vuole segnalarci qualche intervento in particolare?

“Il Consiglio Direttivo dell’Associazione ha affidato le relazioni ai Proff. Michele Taruffo (Università di Pavia), Francesco Cordopatri (Università di Cagliari), Maria Francesca Ghirga (Università dell’Insubria), e Giuliano Scarselli (Università di Siena). Sono altresì previste le partecipazioni del Primo Presidente della Corte di Cassazione e del Presidente della Corte d’Appello di Ancona. Inoltre, come nei precedenti convegni nazionali dell’Associazione, anche gli interventi non programmati degli studiosi più autorevoli saranno sicuramente numerosi”.

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