Nuovo impulso alla parrocchia universitaria
Tra i progetti di monsignor Giovanni Tani, nuovo arcivescovo di Urbino, Urbania, Sant’Angelo in Vado

29 settembre 2011  |  di  |  Pubblicato in Fuori Urbino

E venne il giorno di monsignor Giovanni Tani. Il nuovo arcivescovo di Urbino, Urbania e Sant’Angelo in Vado si è insediato sabato 17 settembre in una Cattedrale stracolma di folla e autorità. Lo incontriamo pochi giorni dopo nella tranquillità della sede arcivescovile, rievocando nell’occasione un altro arrivo a Urbino, quello di Carlo Bo, certamente in condizioni diverse.

Una buia, nebbiosa e solitaria sera novembrina del 1938 accolse il futuro Rettore, la cui prima tentazione fu quella di fuggirsene via. Invece e fortunatamente rimase per sempre in quella che  anni dopo avrebbe definito “la città dell’anima”.

Eccellenza, lei che è un curatore di anime, che sensazione ha provato?

<<Bellissima. Anche perché sono arrivato in un assolato pomeriggio di settembre. Sono certamente consapevole di essere venuto in una delle più belle città d’Italia, ma non ho voluto studiarla troppo, prima di viverla in prima persona. In ogni caso conoscevo già Urbino avendola visitata più volte. La prima fu un 22 agosto di tanti anni fa, nel giorno del compleanno di mio padre. La più recente nel giugno dell’anno scorso per la mostra di Raffaello. In tale occasione incontrai monsignor Marinelli che mi augurò di succedergli, e fu un buon profeta: un anno dopo arrivò la nomina del Santo Padre.>>

Cosa le fu comunicato da parte del Papa?

<<Molto semplicemente che il Papa mi aveva scelto come arcivescovo di Urbino-Urbania-Sant’Angelo in Vado. E mi si chiedeva se accettavo. Ed eccomi qua.>>

Un altro romagnolo, dopo il rettore Stefano Pivato e il direttore amministrativo Luigi Botteghi. Gli urbinati hanno pensato a  una vendetta postuma di Sigismondo Malatesta. Pensa che i romagnoli abbiano una marcia in più?

<<Penso che gli urbinati debbano star tranquilli>> sorride <<si tratta solo di coincidenze, anche perché mi hanno già definito un romagnolo atipico, pacato, privo di quella impulsività sanguigna che spesso caratterizza i miei conterranei come fu per Sigismondo. In ogni caso>> aggiunge con una battuta << se si tratta di fare qualcosa di buono lo faremo certamente.>>

Foto di Paolo Bianchi

Foto di Paolo Bianchi

Questa estroversione ha portato Pivato a relazionarsi in più modi con città e territorio. Lei pensa di fare altrettanto?

<<Ecco,  in questo la pensiamo allo stesso modo: io voglio relazionarmi con tutti. Sono già stato in diverse parrocchie, da Colbordolo a Pelingo, Calpino e altre ne ho in programma, come quella di giovedì 29  a Sant’Angelo in Vado, dove si festeggerà San Michele, patrono della città.>>

E quali saranno i rapporti con l’Università?

<<Certamente importanti, anche in virtù della mia precedente esperienza di rettore del Pontificio Seminario Romano Maggiore. Sosterrò e cercherò di dare nuovo impulso alla parrocchia universitaria che ha già dato mostra di essere un servizio importante per i tanti studenti dell’Ateneo. Prima di ogni iniziativa voglio però prendere contatto con le persone che operano in città.

Ha un progetto preciso?

<<Il mio progetto è a un tempo semplice e impegnativo: conoscere. Quel che già ho constatato,  passando per le strade di Urbino, è che gli studenti giocano un ruolo di rilievo in questa città, del quale va adeguatamente tenuto conto.>>

La curia possiede diversi impianti sportivi. Pensa di sostenere queste attività?

<<Certamente, perché sono consapevole del ruolo dello sport nello sviluppo non solo fisico ma anche psicologico, etico e sociale dei ragazzi.>>

C’è un passo delle Sacre Scritture che le è particolarmente caro e che può riassumere il suo pensiero?

<<Ne ho molti, ma c’è una frase della lettera di San Paolo ai Galati che mi sta a cuore: “Dove c’è lo Spirito c’è libertà”. Penso che assieme al concetto di “Unità dello Spirito Santo”, espresso dalla liturgia eucaristica rappresenti al meglio la Chiesa.>>

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