La politica internazionale dell’Ateneo
Il prof. Giuseppe Giliberti: “Uniurb al centro dell’Area Euro-mediterranea dell'Università e della Ricerca”

14 novembre 2011  |  di  |  Pubblicato in In evidenza (B), Slider

I rapporti di cooperazione tra atenei di diversi Paesi rappresentano uno degli aspetti più importanti della vita universitaria nonché tra gli elementi più attendibili per valutare l’impatto che un’istituzione riesce ad avere, tanto nel contesto sociale nazionale, quanto in quello internazionale.
L’Università di Urbino ha avviato negli ultimi anni un processo volto all’internazionalizzazione dei percorsi formativi e della ricerca attraverso il potenziamento e l’inserimento a pieno titolo dell’Università nei principali network internazionali di Didattica e Ricerca.

Rotte — Foto di Donatello Trisolino

Rotte — Foto di Donatello Trisolino

Giuseppe Giliberti, docente di Fondamenti del diritto europeo nonché responsabile dei Rapporti internazionali dell’Ateneo, è rientrato da poco da Bruxelles, per un suo intervento e contributo al “Working Group on EMUNI” nella sede del Parlamento Europeo, con l’obiettivo di definire la linea della UE e dei Paesi partner del Mediterraneo nei confronti dell’Euro – Mediterranean University.

Giuseppe Giliberti, responsabile dei Rapporti internazionali dell’Ateneo_Foto Archivio Uniurb

Giuseppe Giliberti, responsabile dei Rapporti internazionali dell’Ateneo_Foto Archivio Uniurb

Il prof. Giliberti, che è anche membro del Senato accademico dell’EMUNI, ha illustrato i programmi e i progetti di carattere euro-mediterraneo dell’Università di Urbino e ha presentato alcune proposte per un’estensione del sistema Erasmus e del Processo di Bologna ai Paesi partner del Mediterraneo.

Prof. Giliberti può ricordarci come è nata l’EMUNI?

La fondazione dell’Euro-Mediterranean University (EMUNI) ha origine dalla Dichiarazione del Cairo del 2007, con la quale i ministri dell’università di tutti i Paesi della Ue e dei Paesi Partner del Mediterraneo caldeggiarono la promozione dell’area Euro-mediterranea dell’Università e della Ricerca (EMHEA) e l’istituzione di una peculiare “università di università”, che fosse funzionale ad essa. L’Università Euromediterranea (EMUNI) con sede a Piran in Slovenia, creata sotto gli auspici dell’Unione Europea, della Lega araba e di un gruppo di università tra cui Urbino; attualmente coinvolge 185 atenei di tre continenti.  Sono stato io stesso a sottoscrivere l’atto costitutivo, per rappresentanza del Rettore Giovanni Bogliolo, insieme con i rettori di Haifa (Israele), Maribor (Slovenia) e Sousse (Tunisia). Un altro momento cruciale della nostra breve storia fu la creazione dell’Unione per il Mediterraneo, l’organizzazione internazionale che raccoglie tutti gli Stati dell’UE e della sponda Sud del Mediterraneo, con sede a Barcellona. Nel suo atto di fondazione, dice espressamente che una delle sue priorità è l’appoggio all’EMUNI.

Quali obiettivi si pone?

L’EMUNI fa attività didattiche (corsi di laurea specialistica, moduli di dottorato, corsi estivi) e di ricerca. Alcuni corsi di laurea sono di nuova istituzione. Altri sono offerti da università partner e riconosciuti come doppie lauree, come Comunicazione interculturale d’impresa e Geologia applicata al territorio, entrambi di Urbino. L’EMUNI fa anche seminari di ricerca per dottorandi e ‘Souk della ricerca’, volti a facilitare la cooperazione di ricercatori di differenti paesi. Partecipiamo a convegni e iniziative internazionali. Ma siamo uno strumento di un disegno più ampio: creare l’Area Euromediterranea dell’Università e della Ricerca (EMHEA). Sarebbe un passo avanti cruciale per lo sviluppo e la stabilità del Mediterraneo. La Primavera Araba, che è essenzialmente un movimento di giovani con titoli di studio medio-alti, dimostra drammaticamente il ruolo essenziale dell’istruzione superiore nei processi di modernizzazione e democratizzazione in corso nell’area mediterranea. Perciò l’EMUNI sostiene come meglio può il processo di creazione dell’EMHEA, promuovendo corsi d’insegnamento e attività di ricerca fra partner delle due sponde del Mediterraneo e soprattutto creando reciproca fiducia.

Quale è il prossimo passo da fare per concretizzare la nascita di un’Area Euro-Mediterranea?

E’ essenziale che l’UE ponga mano a un programma simile all’Erasmus, volto a favorire la mobilità studentesca, e ad un programma simile al Leonardo, per promuovere la mobilità delle persone desiderose di acquisire istruzione professionale all’estero. Ma per creare un’effettiva Area Euro-Mediterranea, la mobilità in sé non basta. Abbiamo bisogno del riconoscimento di titoli e carriere universitarie e la promozione di corsi di laurea e di iniziative di ricerca congiunte. Ma nemmeno questo è sufficiente.

Nella Dichiarazione del Cairo, i Ministri dell’Università affermarono che la cooperazione nel campo dell’insegnamento universitario, della ricerca e innovazione, del trasferimento tecnologico e della società dell’informazione avrebbe rafforzato la competitività e la creazione di lavoro, aiutando ad affrontare meglio le sfide della globalizzazione. Tutti i beneficiari (UE, Governi nazionali e regionali, autorità locali, società civile, imprese private e università) avrebbero dovuto partecipare attivamente a questo processo.

E’ una sfida che l’UE, l’Unione per il Mediterraneo e l’EMUNI debbono accettare. Dobbiamo dimostrare che la creazione dell’Area Euro-mediterranea dell’Università e della Ricerca è ciò di cui le società mediterranee ed europee hanno bisogno, ora. Dobbiamo promuovere accordi fra università, amministrazioni locali e imprese delle due sponde del Mediterraneo. E’ necessario coinvolgere le università nei processi di sviluppo dell’area, promuovendo ricerca applicata e innovazione.

I paesi euro-mediterranei hanno la necessità di promuovere iniziative di formazione permanente (lifelong learning), contratti post-dottorali e, soprattutto, spin-off accademici, in grado di creare nuovo lavoro per giovani laureati e dottorandi. Questo strumento, fondamentale negli ordinamenti universitari anglosassoni, rende possibile ai giovani di applicare in un’attività imprenditoriale quello che hanno studiato e su cui hanno fatto ricerca, potendo contare sull’appoggio in diverse forme della propria università. Queste imprese giovanili sono anche nell’interesse delle università, le quali possono proporsi in questo modo come il centro di un network di attività economiche basate sulla conoscenza e l’innovazione. Potrebbe essere estremamente utile un ‘incubatore’ euromediterraneo per spin-off accademici congiunti, in collaborazione fra UE, Unione per il Mediterraneo, EMUNI, Lega Araba e Associazione delle Università Arabe.

Quale ruolo può svolgere Urbino in questo processo?

L’Università di Urbino svolge già un ruolo centrale, perché si è conquistata una forte credibilità. Per questo, l’EMUNI ha deciso che Urbino diverrà l’Antenna dell’EMUNI dedicata al Patrimonio culturale al Restauro artistico. Sarà un focal point che dovrebbe partire già dall’inizio dell’anno prossimo, coinvolgendo anche Comune, Provincia ed ERSU.

Esistono inoltre altri settori su cui Urbino potrà esprimersi e svolgere un ruolo strategico: ad esempio, l’Archeologia: pensiamo alla ‘Missione Archeologica dell’Università di Urbino’ che opera con successo da 55 anni, diretta dal Prof. Mario Luni. Ma penso anche a Farmacia, Lingue, Scienze. Dal 2012 partirà in Libano un corso di restauro dell’Università di Urbino, presso l’American University of Science and Technology di Beirut, diretto dalla Prof. Laura Baratin.

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