La cultura non ha più “peso”
Inchiesta sul libro universitario e sugli orientamenti degli studenti. Rispondono i librai di Urbino

14 novembre 2011  |  di  |  Pubblicato in Fuori Urbino, Slider

A cura della Redazione Studenti

di Alberto Fraccacreta

La nostra indagine, stavolta, riguarda i tomoni-sgancia-soldoni, quelle sacre bibbie della materia in questione, quei volumi membranacei più larghi che lunghi, dotati e datati, pinguedine per eccellenza, che farebbero impallidire persino Pico della Mirandola o l’ipse dixit Pitagora! Il piccolo ingobbito studente, ogni anno, è avvilito da dubbio amletico: sganciare o non sganciare… Più che dilemma, trattasi di Crudele Necessità, nefasta νάγκη sulla via lattescente della Laurea, destino ineluttabile di fronte al quale nessun discente può tirarsi indietro.

Ma quanto sono disposti a spendere gli studenti per i libri? La nostra inchiesta è partita dalla Piantata. Ha fatto il giro dei Torricini, è caduta nella piazza, ha cavalcato le salite, aggirando le mura.

«Lo studente, giocoforza, deve spendere per i libri: studiare sui testi è il suo mestiere», ci dice Enrica Ubaldi, titolare del Bookservice.

Enrica Ubaldi  della Libreria Bookservice

Enrica Ubaldi della Libreria Bookservice

«Anche se – prosegue – bisognerebbe adottare quelli che abbiano un costo relativamente minore». Va da sé che il suddetto costo non può che dipendere, oltre che dall’ingegno multiforme dei docenti, soprattutto dal buonsenso delle case editrici, nazionali e locali. «La situazione economica spinge, ovviamente, per l’adozione di libri usati; e, di pari passo, la richiesta del ‘nuovo’ diminuisce in maniera vorticosa. Inoltre, capita che alcuni editori del luogo tirino troppo sul prezzo di dispense mascherate in forma di libro. Noi del Bookservice proponiamo una sorta di materiale riassuntivo che non si arroga certo il compito di sostituire i testi: è solo uno strumento utile per chi ha urgenza di terminare ed esaurire la complessità del programma di un determinato esame. Questo tipo di politica è stata seguita, nel corso degli anni, anche da altre librerie. Un altro problema è dato dalla pubblicazione online del vademecum: da quando è nata l’idea, sono sopraggiunti parecchi equivoci nella consultazione delle liste. Io credo che la guida cartacea rimane un supporto fondamentale, anche se dispendioso per l’Università».

E che dire? Difficile non essere d’accordo. Il caro vecchio libro, con i suoi surrogati, tende a fuggire sdegnoso fra le ombre, parafrasando Virgilio. Come a suggerire: la cultura non ha più peso, fratelli, è leggera, invisibile, informe! La cultura – questa bella donna ormai impalpabile…


di Matteo Giunta

L’inizio di un anno accademico assomiglia un po’ ad una ‘caccia al tesoro’: gli studenti rimbalzano da una libreria all’altra lungo i dislivelli della città di Urbino, osservano smarriti gli scaffali, accartocciano e dispiegano fogli su fogli, liste su liste, sulle quali compaiono segni che paiono privati di un vero referente. Tra i primi colossali scogli che uno studente universitario si trova ad affrontare vi è infatti la ricerca e l’acquisto dei libri: testi di studio che i professori selezionano tra una pubblicazione sterminata secondo quelle che sono le ‘intenzioni’ di partenza del corso che andranno ad affrontare, ma spesso le idee non sono proprio chiare e non è mai detto che non possano in un certo momento cambiare. Le librerie di Urbino, consce della aleatorietà delle ‘intenzioni’ e attente alle necessità accademiche, collaborano con l’università e sono ormai delle ‘agenzie’ estremamente connesse con l’ambiente universitario, come afferma Giorgio Ubaldi della Libreria Montefeltro

Giorgio Ubaldi della Libreria Montefeltro

Valerio Berardi e Paola Livi della Libreria Moderna Universitaria

e come ci dice Valerio Bernardi della Libreria Moderna Universitaria: «Il libraio urbinate non è più un semplice commerciante che allestisce scaffali e compra/vende libri: è ormai una figura estremamente dinamica che dialoga continuamente con i docenti e con il personale amministrativo dell’università».

Per contro, l’università come collabora con i librai per semplificare la vita ai poveri studenti stressati? Secondo Valerio Bernardi e Giorgio Ubaldi l’università dovrebbe essere maggiormente puntuale nella pubblicazione dei programmi accademici e prestare maggiore attenzione ai testi fuori catalogo che spesso finiscono per frantumare il programma e trasformarlo in un inferno di fotocopie che, puntualmente vengono smarrite e spezzettano l’apprendimento in frammenti discreti.

Un ulteriore consiglio da parte di questi librai, sollecita l’università ad una preparazione degli studenti all’acquisto, ossia, una sorta di formazione che aiuti i ragazzi a muoversi tra le pubblicazioni, per evitare situazioni che sembrano ripetersi quotidianamente di studenti che, entrati in libreria, non sanno veramente cosa cercare, e con visi che tradiscono un’incertezza cosmica, osservare i librai che dietro gli schermi cercano risposte.


di Umberto Brunetti

Oltre a incutere timore reverenziale per la loro consueta mole giunonica i libri universitari spaventano davvero anche per i loro costi ragguardevoli, che paiono aumentare di anno in anno: è vero, la situazione varia in base alle case editrici e ci sono di quelle che per favorire le vendite hanno abbassato i costi, o per lo meno, non li hanno alzati, come ci spiega Michela Canafoglia, proprietaria della libreria Il Portico.

Michela Canafoglia della Libreria Il Portico

Michela Canafoglia della Libreria Il Portico

Ma una cosa è certa: «quest’anno la richiesta dei libri usati da parte degli studenti è stata altissima e superiore agli anni precedenti».

Ad affliggere gli studenti, già di per sé afflitti, oltre alla massa e al costo dei libri, si aggiunge poi un altro problema che domina le librerie universitarie: i ‘libri-fantasma’. Sono libri veri, di ottima fattura e sommo sapere, presenti come di consueto nelle liste dei testi d’esame delle varie facoltà. C’è solo un problema: non sono più editi da anni. Michela Canafoglia ci spiega che quella dei ragazzi che vengono a richiedere i ‘libri-fantasma’ nella sua libreria è una situazione ricorrente. «Spesso occorre contattare i docenti per chiedere di cambiare il testo scelto, perché non disponibile». Questo determina una situazione confusionaria per gli studenti, che potrebbe essere evitata, secondo Michela Canfoglia, «attraverso una collaborazione più efficiente tra docente e librario in modo da garantire un servizio migliore». Basterebbe, ad esempio, che tutti i professori si accertassero prima di inserire un testo obsoleto in programma se questo sia ancora in commercio contattando autonomamente la casa editrice.

Diversamente Daniela Radogna della libreria Domus Libraria, che tratta principalmente con le facoltà di Scienze della Formazione e Lettere, vanta un buon rapporto con i docenti, che afferma essere celeri nel fornire liste dei testi e nel cambiarli se non più reperibili.

Daniela Radogna della Domus Libraria

Daniela Radogna della Domus Libraria

Anche alla Domus Libraria il libro usato è richiestissimo, ma per quanto riguarda l’aumento dei prezzi dei libri nuovi, Daniela Radogna afferma di non aver riscontrato un serio innalzamento negli ultimi anni: «i prezzi si mantengono sullo stesso standard, certo medio-alto, ma sono poche le case editrici che aumentano i prezzi costantemente di anno in anno, se non in occasione dell’uscita di una nuova edizione».


di Monica Bravi

Nell’era del digitale c’è da chiedersi quale mai potrà essere il futuro del caro vecchio libro cartaceo, anche e soprattutto nell’ambito degli studi universitari. I librai di Urbino che abbiamo intervistato non hanno dubbi sul fatto che le due tipologie di approccio alla lettura e allo studio convivranno e proseguiranno parallelamente, ma nel contempo sostengono la necessità di adattarsi e di venire incontro a nuove esigenze, nonché di far fronte ad una crisi che coinvolge senz’altro anche il mercato del libro e le tasche degli studenti.

Tiziana Balestrieri della Libreria Cueu

Tiziana Balestrieri della libreria CUEU lavora in questo settore da oltre ventisei anni e ha constatato, nel corso dell’ultimo biennio, un aumento della tendenza degli studenti ad acquistare libri usati, usufruendo così di notevoli sconti. Una simile tendenza riguarda, del resto, i lettori in generale, i quali non rinunciano ad acquistare libri ma attendono la possibilità di reperirli a prezzi inferiori in occasione di sconti ed offerte. L’approccio tradizionale al libro in forma cartacea continua e continuerà a lungo ad essere incoraggiato dalle modalità di insegnamento a partire dalla scuola primaria fino agli studi universitari, come dimostrano le lunghe liste di testi di cui ogni anno i docenti dell’Ateneo suggeriscono l’acquisto tra cui, va notato, ve ne sono spesso alcuni ormai fuori commercio.

Su questo punto insiste anche Michele Chiuselli, titolare del Libraccio di Miki: i docenti sono spesso legati ai testi della loro formazione personale, e non sempre si chiedono se essi siano ancora reperibili. Un problema che, com’egli suggerisce, non sarebbe tale se le liste dei testi in adozione per ciascun corso (pubblicate assieme ai programmi sul sito di facoltà) fossero consultabili con maggiore anticipo, così da poter consentire ai librai di verificarne la reperibilità e di informare docenti e studenti in tempo utile, anziché a corso inoltrato come avviene ora.

Michele Chiuselli del Libraccio di Michi

Michele Chiuselli del Libraccio di Michi

Un’altra tendenza di alcuni professori che crea talvolta delle difficoltà agli studenti è quella a suggerire un gran numero di testi, molti dei quali soltanto per pochi capitoli. In tal modo si rischia di incoraggiare il meccanismo (non sempre cristallino) delle fotocopie, una strategia molto usata in passato che oggi viene perlopiù sostituita dal servizio di compravendita dell’usato, che resta un modo onesto e conveniente di procurarsi un testo.

Alcuni docenti, infine, tentano di venire incontro in prima persona agli studenti fornendo alcuni testi in formato digitale, distribuendoli come files in .pdf: una strategia destinata senz’altro a diffondersi, ma che deve mantenersi disciplinata e regolata dai diritti d’autore, esattamente come il formato cartaceo.

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