Serpieri, ritrovato l’archivio a Firenze
L’Osservatorio Meteorologico “A. Serpieri” ricompone, dopo 127 anni, una serie storica di dati meteo tra le più importanti in Italia

29 novembre 2011  |  di  |  Pubblicato in In evidenza (B)

Padre Alessandro Serpieri nell’ottobre del 1884 lasciava con“penoso congedo” Urbino per recarsi alla Badia Fiesolana (FI), con il compito di dirigere un importante scuola appartenente al suo ordine, quello degli Scolopi, presso il quale si era formato a Firenze come religioso e come scienziato. Morirà alla Badia Fiesolana dopo appena sei mesi. Nato a San Giovanni in Marignano da facoltosa famiglia riminese nel 1823, dopo aver mostrato, giovanissimo, il suo ingegno, viene inviato da Firenze ad Urbino nel 1846 come insegnante di Fisica  al Collegio dei Nobili, in seguito Collegio Raffaello, che dal 1850 dirigerà. Giovanni Pascoli sarà nel numero dei tanti suoi importanti allievi (in epoca più recente si formerà nel collegio Amintore Fanfani).

Alessandro Serpieri, grande educatore ed apprezzato didatta, insegna Fisica anche all’Università, si occupa di sismologia, con studi che gli daranno riconoscimenti, e di meteorologia. Egli è quindi lo scienziato multiforme che godrà di notorietà sia in Italia che all’estero. Serpieri ha tanta passione per la meteorologia da fondare “a sue spese” nel 1850 l’Osservatorio Meterologico, che ora appartiene alla nostra Università ed è a lui intitolato, che dirigerà con competenza per 34 anni, fino al suo allontanamento da Urbino.

Lontananza che viene provocata dalla scelta fatta in ambienti anticlericali di sostituire il Serpieri nella sua carica di Rettore del Collegio con un laico, pur lasciandogli le altre cariche. E’ inaccettabile per il Serpieri separare la sua condizione religiosa, profondamente vissuta, dal ruolo di educatore, quindi lascia Urbino nonostante il sostegno della gran parte degli urbinati, che l’avevano amato e stimato per tanti anni.  Alla sua partenza il Serpieri porta con sé “le sue cose più care”. Oggi sappiamo che tra queste c’erano i suoi manoscritti, la sua corrispondenza, le note relative ai suoi studi e tutti i registri con le notazioni dei dati meteo giornalieri, rilevati da lui con cura meticolosa per 34 anni.

L’ipotesi che l’archivio avesse accompagnato lo scienziato a Firenze, poi come vedremo assurta a certezza, era solo una tra le tante. La prima informazione, determinante per la ricerca, è contenuta in una lettera autografa del Serpieri, datata 13 ottobre 1884, con la quale lo scienziato si accommiatava dal collega direttore dell’Osservatorio Valerio di Pesaro. Una copia di questa missiva, da poco rinvenuta dal dott. Nobili, attuale direttore del Valerio, viene messa a disposizione del personale del Serpieri nei primi mesi dello scorso anno, quando era in fase di preparazione in Urbino una giornata dedicata all’Osservatorio Serpieri ed al suo fondatore nell’ambito delle celebrazioni del 150° dalla fondazione della facoltà di Farmacia, alla quale l’Osservatorio urbinate è da decenni affidato. Non c’era quindi migliore occasione per la divulgazione del documento. In esso, in modo non esplicito ma chiaro, Serpieri conferma di aver portato con sé il suo archivio.

La seconda traccia, dopo una ricerca infruttuosa presso l’Osservatorio Ximeniano a Firenze, viene da una intuizione del tecnico dell’Osservatorio Serpieri, Piero Paolucci, che decide di cercare altre attività in Firenze legate agli Scolopi. Tra queste ne figura una, chiamata “Scuole Pie Fiorentine” gestita da Scolopi, che possiede una biblioteca con archivio storico.

Il prof. Cesarino Balsamini e il tecnico Piero Paolucci con in mano i registri di Alessandro Serpieri, ritratto nel quadro alle loro spalle

Il prof. Cesarino Balsamini e il tecnico Piero Paolucci con in mano i registri di Alessandro Serpieri, ritratto nel quadro alle loro spalle

La scoperta

Con l’aiuto di un collega fiorentino, ho preso contatto con il responsabile della biblioteca, il professor Andrea Cecconi, che mi ha comunicato l’esistenza presso la scuola di manoscritti del Serpieri e che per dimensioni potevano essere registri. Poi l’emozionante conferma durante una mia recente visita alla Scuola dove, per un tempo troppo breve e con un’emozione eccessivamente grande, ho visto il materiale.

Erano presenti tutti i registri dei dati: anno 1850 la prima notazione, l’ultima il 30 settembre 1884. Con essi molto altro materiale autografo, organizzato in 31 quaderni, uno dei quali contiene un trattato (inedito, bozza, traduzione?) sulla luce diffusa, quale quella crepuscolare.

Il prestito del materiale all’Università di Urbino è già stato concordato con il prof. Cecconi. E’ in fase di programmazione una mostra presso il Collegio Raffaello degli autografi originali, riuniti nel luogo dove esiste ancora la torretta usata dal Serpieri per le sue osservazioni e sono esposti gli strumenti da lui utilizzati. Si auspica in collaborazione con i Padri Scolopi fiorentini.

Per quanto riguarda i registri, dal punto di vista scientifico sono molto interessanti i dati in essa contenuti. Tuttavia questi faldoni non riportano solo i numeri relativi alle registrazioni di temperatura, pressione, umidità relativa ecc. effettuate nelle quattro ore canoniche, ma anche osservazioni di ogni genere, riguardanti fenomeni meteorologici, astrali, naturali, sismici, rassegne stampa, illustrazioni di strumenti scientifici, note sul loro funzionamento e molto altro. Tanto che ai fortunati lettori sembrerà di accompagnare il loro Autore nella sua operosa giornata, di vivere nella sua epoca. Si vedrà ad esempio come Padre Serpieri avesse nel territorio una rete di collaboratori che lo informava sulle avvenute fioriture di una serie di specie botaniche e sugli eventi migratori, arrivi e partenze di molte specie avicole. E di esse il  Serpieri teneva annotazioni, in quanto avvenimenti legati al clima. I dati e le osservazioni dei registri ci consentiranno di ricostruire il clima urbinate dell’epoca.

Aggiungiamo che i dati urbinati sono affidabili: in quanto sempre misurati con i più moderni e precisi strumenti in ogni epoca e da personale di grande competenza; in quanto il luogo, la “torretta”, delle osservazioni è stata spostata una sola volta e di pochissimo (dal Collegio Raffaello a Palazzo Bonaventura); dal momento che gli effetti antropici, quali quello delle isole urbane di calore, sono pressoché invariati in Urbino dall’ottocento; infine, l’Osservatorio urbinate è tra i pochissimi in Italia a mantenere la misurazione tradizionale, con strumenti elettro-meccanici nella finestra meteorologica, accanto a quelle effettuate con i moderni  strumenti digitali, rendendo possibile da un confronto di dati le correzioni per adeguare i dati antichi a quelli moderni. Queste caratteristiche forniranno ai climatologi ed  agli studiosi delle variazioni climatiche uno strumento scientificamente ineccepibile.

a cura di Cesarino Balsamini, curatore dell’Osservatorio Serpieri, docente di Chimica Organica della Facoltà di Farmacia

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