Patagonia, rientrata la spedizione per lo studio dell’ecosistema
Il punto sulla Ricerca con il prof. Riccardo Santolini

16 dicembre 2011  |  di  |  Pubblicato in Innovazione, Slider  |  2 Comments

E’ rientrata, sabato 9 dicembre, la spedizione coordinata dall’Università di Urbino nella Penisola di Valdés (Patagonia argentina).

Dichiarata dall’Unesco “Patrimonio mondiale dell’Umanità”, la vasta penisola della costa atlantica nella provincia del Chubut, a Sud del Golfo San Matìas, legata al continente argentino da un sottile istmo, è un’area di straordinaria importanza naturalistica e anche una concentrazione biologica di grande valore paesaggistico e faunistico che rischia di vedere minacciata la sua integrità.

I Guanaco nella Penisola di Valdés_ Foto del prof.  Riccardo Santolini

I Guanaco nella Penisola di Valdés_ Foto del prof. Riccardo Santolini

La spedizione, con a capo il prof. Riccardo Santolini del Dipartimento di Scienze della Terra, della Vita e dell’Ambiente (DiSTeVA) dell’Università di Urbino, ha svolto per due settimane un piano di ricerche ad ampio raggio mai realizzato finora, congiuntamente all’Università di Camerino e al Centro di Ricerche Patagonico (Cen PAT).

Il prof. Riccardo Santolini nella Penisola di Valdés_Foto di Fabio Pruscini

Il prof. Riccardo Santolini nella Penisola di Valdés_Foto di Fabio Pruscini

Prof. Santolini, quali fattori minacciano l’ecosistema di quest’area?
I dati che abbiamo raccolto sono in fase di elaborazione ma le nostre osservazioni già ci indicano le dinamiche del progressivo deterioramento degli equilibri naturali.
Il massiccio sfruttamento zootecnico del territorio (che ha visto la sua fase di massima espansione nell’ultimo decennio) ha ridotto notevolmente le potenzialità di recupero di questi ecosistemi steppici a cui si aggiunge la pressione di pascolo del Guanaco, un camelide selvatico simile al Lama e i mutati fattori climatici.
Infatti, i cambiamenti del clima si ripercuotono negativamente sull’ecosistema attraverso un complesso meccanismo di interazioni tra cui la progressiva riduzione dello strato superficiale del suolo e della sua capacità produttiva.
Queste considerazioni sono comunque frutto delle prime impressioni a caldo scaturite dalle discussioni “sul campo” tra i ricercatori. Per comprendere appieno le dinamiche dei cambiamenti e come i diversi fattori abbiano a vario livello inciso sugli ecosistemi di quest’area protetta, di grande valenza naturalistica, attendiamo i dati argentini del Centro ricerche Patagonico da integrare con le elaborazioni dei dati sulla vegetazione dall’Università di Camerino e con i nostri dati faunistici.
Informazioni necessarie per comporre un quadro completo integrato che metta in evidenza quali siano i processi e le conseguenti incidenze economiche rispetto alle attività zootecniche ed alle dinamiche ecologiche in atto. Ci vorranno circa tre mesi di elaborazione ed integrazione di tutte le informazioni in cui verranno coinvolti anche i colleghi della Facoltà di Economia (prof. Antonelli); poi valuteremo se tornare in Patagonia per approfondire aspetti ancora non chiari.

Come si sono svolte le ricerche?
Attraverso lo studio delle dinamiche della vegetazione ed un opportuno campionamento integrato della comunità di uccelli che sono strettamente legati alla struttura e alle caratteristiche del paesaggio. Il campionamento condotto su oltre cento stazioni di osservazione permetterà di comporre un quadro faunistico dettagliato ed una precisa caratterizzazione ambientale. Con questo tipo di approccio, l’equipe prevede di definire il peso delle alterazioni prodotte da decenni di sfruttamento zootecnico e come questi diversi fattori hanno inciso sulla distribuzione di alcune specie vegetali ed animali di importanza conservazionistica.

Obiettivo della spedizione?
Identificare i fattori chiave sia ecologici che gestionali che possano assicurare la salvaguardia e il recupero della biodiversità. Questo permetterebbe inoltre di conservare ed incrementare la funzionalità ecologica di questi ecosistemi (miglioramento del pascolo) così importanti per mantenere le condizioni ambientali utili a diverse specie, se volete anche costiere di interesse turistico come il Leone marino ed il Pinguino di Magellano. Queste funzioni ecologiche diventano così necessarie al benessere dell’uomo (servizi ecosistemici) sia in modo diretto (turismo naturalistico, pascolo) sia in modo indiretto (conservazione del suolo, fissazione CO2 ecc.) e per la vita sulla Terra. I risultati della ricerca oltre a definire un quadro bio-ecologico (si sono già identificate alcune specie che non erano segnalate per la penisola di Valdes) dovranno produrre alcune linee di gestione nella prospettiva di migliorare la qualità ambientale della Penisola di Valdés per favorire l’adattamento delle specie e degli ecosistemi naturali e semi-naturali ai cambiamenti climatici.

Con il prof. Riccardo Santolini, la spedizione era composta da Fabio Pruscini, dottorando all’Università di Urbino, dal prof. Andrea Catorci dell’Università di Camerino e da due suoi collaboratori, nonché dagli altri tre ricercatori del Centro Ricerche Patagonico (Cen PAT).

Il progetto è stato finanziato mediante il Consorzio Interuniversitario Italiano per l’Argentina (CUIA) del quale l’Ateneo di Urbino fa parte.

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