«Magistero a Volponi? La destinazione più bella»
Parla lo storico Preside di Sociologia, Enrico Mascilli Migliorini. Insieme alle testimonianze dei docenti e dei dipendenti di oggi

18 gennaio 2012  |  di  |  Pubblicato in In evidenza (B), Slider

«Nuovo Magistero non cambia nome, lo prende». E’ così che Enrico Mascilli Migliorini, al telefono dalla sua casa di Napoli, anticipa le mie domande spiegandomi che la struttura di via Saffi non è mai stata battezzata, si è titolata semplicemente Magistero.

Parlo con lo storico preside di Sociologia a pochi giorni dall’intitolazione della struttura a Paolo Volponi, che si terrà mercoledì 25 gennaio in occasione dell’inaugurazione dell’Anno accademico 2011/2012.

Da sinistra a destra, prof.ssa Mazzoli, il rettore Bo e il preside Mascilli Migliorini — Archivio Università

Da sinistra a destra, prof.ssa Mazzoli, il rettore Bo e il preside Mascilli Migliorini — Archivio Università

«La mia prima conoscenza di quel palazzo ha avuto inizio con un fatto scaramantico. Nuovo Magistero doveva aprirsi in via Saffi. All’indomani dell’apertura lo trovai al numero civico 17. La sera al circolo cittadino con Carlo Bo e gli altri io dissi da buon napoletano: “Io là dentro non ci vado”. Tutti ridevano e mi prendevano in giro ma Carlo Bo sentenziò: “Mascilli ha ragione”. E il 17 diventò il numero 15».

Giornalista, sociologo e docente, Enrico Mascilli Migliorini, classe 1922, è stato il primo Preside della Facoltà di Sociologia (1991) e ancor prima del corso di laurea in Sociologia (1981) istituito ad opera di Carlo Bo nel 1970. La sua è stata una carriera segnata da un forte impegno civile e culturale. Curatore, durante la Resistenza, dell’edizione clandestina del “Veneto Liberale” e Direttore nel 1970 della sede Rai di Firenze, nel 1993 ha ritirato la “targa d’oro” per i cinquant’anni di giornalismo e nel 1999 ha ricevuto la cittadinanza onoraria dalla città di Urbino.

Volponi e Bo, Università e Città intitolano a due grandi personaggi un Magistero e una via.

Paolo Volponi è stato uno dei più grandi saggisti e innovatori dell’epoca contemporanea e un uomo dalla grande umanità. Odiava e amava Urbino e la pensava, come noi, non come città della felicità ma della libertà. Con lui è finita un’epoca. Abbiamo lavorato tanti anni a Magistero in una struttura d’avanguardia tra le più invidiate. Il numero di studenti del corso di sociologia aumentava così che diventammo a tutti gli effetti Facoltà.

Urbino non ha ancora pensato di dedicare una piazza a Paolo Volponi… Una destinazione di questo tipo, pensata dall’Università, è la più bella.

Su una via a Carlo Bo se ne è parlato tanto.

E’ molto triste pensarlo. Carlo Bo sapeva scrutarti fino in fondo, guardandoti dritto negli occhi. Non aveva pregiudiziali ideologiche e politiche.

Arrivò a Urbino giovane professore nel 1938. Lui raccontava che quella sera pianse. Diventò poi un urbinate a tutti gli effetti e tra lui e la città si instaurò un legame viscerale e di profondo amore. Ricordo che quando vent’anni fa voleva dimettersi da Urbino, pubblicò un elzeviro su “Il Corriere della Sera”, dal titolo “Perché lascio la mia Urbino”, che fece tremare l’Italia. Ma mai la lasciò.

Ricordo anche il periodo in cui Giulio Andreotti doveva formare il governo. Carlo Bo era sprofondato nella poltrona della sua stanza, io ero lì, parlavamo. A un certo punto squillò il telefono e lui rispose perché non aveva la segretaria. Era Andreotti, proponeva a Bo di fare il Ministro della Pubblica Istruzione. Si, ma a una sola condizione – rispose Bo – che il Ministero sia qua a Urbino.

L’Università inaugura l’anno accademico 2011-2012 mentre registra l’aumento degli iscritti.

E’ un risultato straordinario. Il primo ringraziamento degli urbinati va a Bogliolo e a Pivato. Questo dimostra che i buoni esiti si vedono anche a breve termine.

Sarà la magia del luogo, la storia della città, saranno Bo e Volponi, sarà la piccola e grande università che faranno che Urbino non chiuda mai e divenga un grande Polo degli Studi.

Urbino è sempre stata innovativa, è sempre andata avanti e lo farà sempre meglio.

Ho letto che non è più tornato a Urbino.

No, perché nei luoghi dove sono stato felice non torno più.


La testimonianza dei docenti e dei dipendenti

a cura di Monica Bravi della Redazione Studenti

Magistero è innanzitutto un luogo di lavoro e di incontro per moltissime persone, che da anni vivono questa realtà giorno per giorno. Cosa rappresenta dunque questa struttura per i docenti e i dipendenti che la popolano?

Ester Carloni ed Enrica Cimarelli (Presidenza di Sociologia): «Lavoriamo insieme in questo ufficio da oltre vent’anni. Questo è ormai per noi un luogo familiare, in cui abbiamo coltivato rapporti anche amichevoli con molti docenti e nel quale ci sentiamo dei punti di riferimento, quasi delle “padrone di casa”. Magistero non ha più segreti per noi».

Gea Ducci (docente di Comunicazione pubblica e ricercatrice presso il LaRiCA): «Questa struttura, inserita nella bellissima cornice urbinate, realizza un perfetto connubio fra la realtà storica della città e la ricerca più avanzata sull’uso dei nuovi media (siamo stati i primi, a Urbino, ad avere la wireless). Per me rappresenta un luogo altamente specializzato, ideale per mettere in atto le nuove sperimentazioni assieme agli studenti».

Bernardo Valli (preside della facoltà di Sociologia): «La mia esperienza a Magistero risale alla sua stessa inaugurazione, per cui qui ho coltivato rapporti personali davvero profondi. La struttura presenta un’architettura molto nobile realizzata da De Carlo, anche se non sempre è facile vivere ogni giorno in un edificio interamente di cemento per uno come me, abituato ai mattoncini di Urbino. Trovo molto bello che venga intitolato a Volponi, la cui abitazione si trova proprio a pochi passi da qui».

Lella Mazzoli (direttore del Dipartimento di Scienze della Comunicazione): «Per me rappresenta un luogo particolarmente magico e significativo perché lì ho ritrovato, tornando dal mio esilio da Bologna, persone nuove e persone vecchie con le quali avevo già lavorato per studi umanistici e sociologici. Nel mio immaginario urbinate, Magistero rappresenta una sorta di frattura tra quello che era e quello che è diventato: da orfanotrofio, luogo per persone abbandonate, è oggi il luogo degli studi di una società ormai evoluta e delle relazioni tra le persone. Sono particolarmente emozionata per questa intitolazione a uno dei personaggi più straordinari della nostra cultura».

Paolo Giannotti (direttore del Dipartimento di Studi Internazionali, Storia, Lingue, Culture): «Conosco Magistero fin dalla sua progettazione. È una realtà molto bella e funzionale dal punto di vista architettonico, un ambiente familiare anche per gli studenti. Sono contento che sarà dedicato a Volponi, dal momento che è proprio in questo intrico di viuzze che circondano la struttura che si snoda uno dei suoi romanzi più belli, Il sipario ducale».

Serena Rossi (docente di Psicologia dinamica): «Questa struttura ha accolto me e tutti i membri dell’Istituto di Psicologia fin dalla sua inaugurazione. Occuapavamo il piano B che subito mi conquistò con i blu cobalto delle sue aule e i giochi di luce dalle vetrate: luogo luminoso e particolarmente accogliente, vicino alle esigenze dei docenti e degli studenti. Per me Magistero è tanto familiare che mi sento orgogliosa quando posso mostrarlo a colleghi ospiti. L’aula studio, il giardino pensile sul quale si apre, il magnifico panorama di Urbino mi fanno sentire questo luogo particolarmente favorevole agli studenti, che immagino rasserenati nel loro lavoro».

Guido Maggioni (docente di Sociologia del diritto): “Vivo a Nuovo Magistero per buona parte delle mie giornate da circa trent’anni, quindi si può immaginare come vi sia legato.  Si tratta di un luogo gradevole da abitare, non solo bello, ma anche funzionale e ben costruito, tanto che ha resistito molto bene alla prova del tempo, contrariamene a tanta edilizia universitaria anche recente.  Per questo credo che non solo chi come me è stato tra i suoi primi “abitatori” ma anche chi verrà ad occupare in futuro le stanze e le aule di questo edificio sarà sempre grato all’arch. Giancarlo De Carlo che l’ha progettato e ne ha curato l’edificazione e a Carlo Bo che è riuscito a  mobilitare le risorse finanziarie e organizzative per realizzare questa e le altre brillanti opere che caraterizzeranno per sempre il nostro Ateneo. A questi nomi si aggiunge ora quello di Paolo Volponi, che viene così giustamente a ritrovarsi unito nella memoria della nostra città e della sua università”.

Luigi Alfieri

Luigi Alfieri (docente di Antropologia culturale e Filosofia politica): «Tutto quello che riguarda la mia esperienza urbinate si è svolto a Magistero. Ammetto di avere qualche perplessità riguardo la sua architettura, che credo sia stata pensata per lasciare un’impronta innovativa rispetto al contesto in cui si inserisce, ma risultando così, in qualche modo, prevaricatrice. Dal punto di vista ergonomico, a mio parere, l’edificio è stato progettato con poco riguardo nei confronti dell’attività che avrebbe ospitato. Dunque non posso dire di amarlo alla follia, sebbene io non metta affatto in dubbio le qualità personali e professionali di De Carlo, del quale apprezzo altri interventi nella città, come il recupero del bellissimo Palazzo Battiferri».

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