Umberto Piersanti e Alessio Torino su Paolo Volponi e l’Università Carlo Bo
Legami e prospettive

18 gennaio 2012  |  di  |  Pubblicato in In evidenza (B), Slider

Il 25 gennaio il palazzo di via Saffi 15, noto a tutti come Magistero Nuovo, cambierà nome e sarà intitolato Area Scientifico Didattica ‘Paolo Volponi’, un riconoscimento un po’ tardivo forse, ma comunque fondamentale da parte dell’Università ad uno degli intellettuali urbinati più importanti del ’900. Paolo Volponi è stata un figura poliedrica, ma ha rivestito un ruolo centrale nel panorama culturale del secolo scorso soprattutto come romanziere e poeta. Per questo abbiamo pensato di fare due chiacchiere sull’evento con due scrittori urbinati di grande prestigio, per di più strettamente legati al nostro Ateneo, il poeta Umberto Piersanti e il romanziere Alessio Torino. Questi gli spunti di riflessione che abbiamo proposto ad entrambi.
L’intitolazione di un luogo di rilievo per il lavoro intellettuale nella nostra città a Volponi sancisce, molto chiaramente e pubblicamente, un legame stretto e intimo fra l’uomo, l’artista, l’urbinate e un Ateneo con il quale egli, in fondo, non ha sempre avuto un rapporto diretto. Secondo voi, quali sono i nessi, le tracce che portano a far incontrare Paolo Volponi e l’Università che porta il nome di Carlo Bo?

U.P.: Innanzitutto ricordiamo che Carlo Bo è stato in qualche modo il nume tutelare di personaggi e vicende della nostra terra. A chi si poteva rivolgere un giovane scrittore della provincia marchigiana anche allora, e più di adesso, lontana dalla stampa e dagli altri media come la radio? Teniamo conto tra l’altro che non solo non c’era internet ma neppure la televisione e i giornali si limitavano a qualche pagina locale. Solo Carlo Bo poteva promuovere qualcuno su di un piano nazionale: e così non solo Volponi, ma anche il romagnolo e confinante Tonino Guerra e il sottoscritto sono stati aiutati da Carlo Bo.
Successivamente il rapporto di Paolo Volponi non solo con l’università ma anche con Urbino è stato difficile e complesso.
C’era nel giovane Paolo, come è ben raccontato ne La strada per Roma, il bisogno di incontrare una realtà più mossa e dinamica. E l’apatia e l’indifferenza tipicamente urbinati certamente provocavano una reazione stizzita.
L’amore per la sua città non è mai, però, venuto meno: le sue poesie sono piene delle nostre campagne, molte delle sue opere sono ambientate tra Urbino, Fossombrone e Pergola. Come senatore si è molto adoperato per lo sviluppo di Urbino. Dunque un rapporto tipico di amore-rancore verso la propria “patria”. Urbino è definita “la nemica figura”.
L’Università non si è mai troppo interessata a Paolo Volponi: in genere gli accademici sono chiusi in se stessi e guardano con diffidenza quei personaggi del luogo che magari sono più importanti di loro e che non possono non dare loro ombra.
Volponi comunque aveva a cuore anche l’Università, voleva legarla strettamente al territorio e per questo pensava ad una grande facoltà di Scienze Agrarie che avrebbe potuto mantenere la vocazione contadina delle nostre terre proiettandola però in uno stadio di modernità, di progresso e di efficienza.
A.T.: I nessi cominciano dal ’48, con una tiratura in poco più di cento esemplari del ‘Ramarro’, la prima raccolta di poesie di Volponi, stampata dalla tipografia della Scuola d’Arte di Urbino. La presentazione del volume è di Carlo Bo. Dallo stesso Volponi sappiamo che un anno prima dell’uscita della raccolta, lo scrittore era stato in Rettorato a ritirare il responso per la pubblicazione – un foglietto che conteneva la presentazione stessa… Ora, a recare il nome di Volponi,  sarà un palazzo dell’Università che a sua volta reca il nome dello scopritore – più che un nesso, una simbologia…

Paolo Volponi, 1980_Archivio urbinate, Fondo Carlo Bo, Foto di Giovanna Borgese

Paolo Volponi, 1980_Archivio urbinate, Fondo Carlo Bo, Foto di Giovanna Borgese

Il fatto che i nostri studenti d’ora in poi frequenteranno lezioni, seminari, convegni e conferenze nell’Area ‘Volponi’ non è soltanto un fatto simbolico, ma implica senza meno anche una prospettiva, un impegno, una progetto culturale per gli anni a venire. Potrà e vorrà l’Università di Urbino continuare a rendere fattivamente onore a Volponi anche e soprattutto negli ambiti che più la caratterizzano, vale dire quelli della ricerca scientifica e della formazione?
U.P.: Finora l’Università di Urbino ha dimostrato di non tenere in alcun conto l’eredità di Volponi. Anche la mia Facoltà di Lettere ha promosso convegni su personaggi talora molto marginali, ma non è stato fatto nulla per Volponi anche da parte di quelli che lo avevano frequentato e gli erano amici.
Non credo che in un’altra città italiana ci sia un esempio di tale scarso interesse per un suo concittadino che è sicuramente tra gli scrittori più importanti dell’intero ‘900 e del Secondo in particolare.
L’intellettuale Volponi aveva notevoli capacità intuitive e critiche, anche se le sue posizioni risultavano a volte estreme e faziose. Lo scrittore indiscutibile e la sua opera deve essere difesa e propagata meglio in Italia e nel mondo.
Vorrei che questo fatto importante da avergli dedicato un’area di studio e di ricerca non si limitasse a un omaggio formale. Mi attendo altro ed in particolare penso che l’Università dovrebbe essere la promotrice di un grande convegno internazionale sulla figura e l’opera di Paolo Volponi.
A.T.: L’anno scorso, in Italia, è passata sotto clamoroso silenzio la ricorrenza dei vent’anni dalla pubblicazione della Strada per Roma, uno dei romanzi più importanti che siano stati scritti dal Dopoguerra. Per quanto la retorica intorno a queste ricorrenze spesso lasci il tempo che trova, un vuoto del genere non può non destare qualche preoccupazione. L’atto simbolico dell’Università di Urbino di intitolare proprio a Volponi un luogo così importante come l’ex Magistero potrà segnare il preludio di un’attenzione speciale rivolta allo scrittore. Il rischio che le maglie del mercato editoriale diventino troppo piccole per i complessi capolavori di Volponi esiste, ed è inutile nasconderselo. È quindi incoraggiante la scelta di un’istituzione come la ‘Carlo Bo’ di onorare la memoria di Volponi, perché questo sodalizio potrà creare nuovi impulsi per contribuire alla circolazione delle sue opere –  e dunque alla loro lettura che in definitiva è l’unico vero modo per onorare la memoria di un grande scrittore.

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