Sull’Aula C1
Il Responsabile Studenti, Nicola Giannelli: «Dobbiamo chiudere con quest’idea proprietaria degli spazi pubblici»

22 febbraio 2012  |  di  |  Pubblicato in Slider, Università

L’aula C1 (piano d’ingresso – Area Scientifico Didattica Paolo Volponi), dopo quattro anni di occupazione, sarà di nuovo disponibile per la didattica. E’ quanto ha disposto l’Ateneo con effetto immediato, in esecuzione alla nota rettorale del 10 febbraio 2012.

L’Ateneo ha ritenuto necessario procedere alla razionalizzazione degli spazi limitando le spese sugli affitti che gravano sul bilancio e pesano negativamente sulle valutazioni del MIUR. L’aula C1, in quanto “occupata”, – si legge in un comunicato – comportava oneri e spese gravanti sui contribuenti e, nel caso specifico, sulle tasse degli studenti di Urbino.

La C1, simbolo della protesta degli studenti di Urbino contro la Riforma Gelmini, ha conosciuto diverse stagioni. La prima più felice di mobilitazione studentesca, al pari dei piccoli e grandi Atenei italiani, era mossa dallo sconcertante scenario economico e dalla dimensione collettiva della protesta italiana. Si è poi connotata come spazio per organizzare e costruire un progetto politico capace di offrire un valido percorso al sistema universitario fino a farsi il centro operativo dell’Assemblea Permanente.

Allo sgombero dell’aula, il collettivo C1 ha da subito rivendicato lo spazio e la sua centralità definendo il gesto poco democratico e libero. Denunce e rivendicazioni che continuano, inoltre, a uscire sul profilo facebook dell’Assemblea Permanente attraverso post che contengono anche minacce al Rettore Pivato.

I presidi di Facoltà, attraverso un comunicato, hanno espresso vicinanza e solidarietà al Rettore per l’ingiustificata violenza verbale da parte di un esiguo numero di studenti.

Il prof. Nicola Giannelli, responsabile del progetto Studenti, risponde agli studenti avanzando alcune critiche: «Se gli studenti fanno buone attività sono apprezzati per quelle cose. Volere quell’aula a tutti i costi, perché più centrale e altamente visibile, aderisce a una politica commerciale che è la stessa utilizzata nei supermercati attraverso l’esposizione da vetrina.

L’Ateneo riconosce il valore dell’occupazione e delle attività autogestite, la validità di questi strumenti per la battaglia studentesca; ribadisce l’apprezzamento per il contributo alla vita universitaria svolto in questi ultimi anni dagli studenti attraverso attività politiche e culturali e altre forme di partecipazione.

L’Ateneo ritiene quindi che dedicare uno spazio e degli strumenti che facilitino l’organizzazione di queste attività sia un valore per l’Università nel suo complesso.

Un bene comune di tutti gli studenti che riconoscono il valore democratico di queste forme di partecipazione, in qualunque modo siano organizzati, a prescindere dal loro specifico ruolo nelle sedi di rappresentanza istituzionale.

Ma lo slogan lanciato dall’Assemblea permanente: “ La C1 è nostra e non si tocca” – prosegue il prof. Giannelli – connota un atteggiamento privatistico. Stiamo parlando di locali pubblici adibiti a servizio pubblico. E’ sintomo di uno spirito del possesso, di un sentimento privatistico dei quali occorre liberarsi ma che è invece drammaticamente diffuso all’interno delle università e della pubblica amministrazione. Dobbiamo chiudere con quest’idea proprietaria degli spazi pubblici.

Prof. Nicola Giannelli — Responsabile progetto Studenti

Prof. Nicola Giannelli — Responsabile progetto Studenti

Il dibattito sullo spazio comune – continua il prof. Giannelli – diventa invece difficile quando le varie componenti studentesche si trovano in disaccordo tra loro su alcuni temi fondamentali, come la stessa condivisione di luoghi.

Ecco perché la gestione di questo spazio inteso come bene comune dovrà essere disciplinata da regole che siano il più possibile condivise e in modo
che possa essere uno strumento di crescita della collettività accademica. Sarà pertanto utile alla discussione un contributo sul tema da parte del Consiglio degli Studenti.

Purtroppo questi studenti hanno concentrato la loro attenzione più su uno strumento della protesta, l’occupazione, che sui fini di essa (un modo involutivo di vedere e vivere la protesta). L’Università ritiene che sia più democratico l’utilizzo di spazi intesi come beni comuni anziché lo strumento dell’occupazione di un luogo pubblico vissuto con sentimento privatistico.

Dobbiamo offire in permanenza a tutti gli studenti che si organizzano in modo democratico, anche per partecipare alle elezioni negli organi accademici, uno spazio autogestito che faciliti le loro attività di rappresentanza o di iniziativa politica e culturale, per le quali potranno comunque chiedere l’uso di altre aule quando è necessario. Per questo avvieremo un percorso di confronto tra tutti gli studenti per definire insieme queste regole condivise. Il primo passo sarà la convocazione di una Conferenza sull’uso dello spazio comune aperta a tutti coloro che studiano presso l’Università di Urbino. Da questa conferenza partirà il percorso di discussione nel quale varrà solo forza delle idee e degli argomenti che, portati nel confronto, sapranno convincere i partecipanti.

Il nostro auspicio – conclude il prof. Giannelli – è sviluppare un sentimento di condivisione di un bene comune. Un messaggio positivo da lasciare agli studenti che verranno».

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