Il nuovo sito sulla Didattica in Lingua Inglese
Il punto sul progetto con la prof.ssa Flora Sisti

29 febbraio 2012  |  di  |  Pubblicato in Eventi  |  2 Comments

Sarà disponibile entro il mese di marzo un nuovo sito per docenti e studenti che aderiscono al progetto “Didattica in Lingua Inglese” avviato lo scorso anno e curato dalla commissione Tutorato e Innovazione Didattica guidata dalla prof.ssa Flora Sisti.

Prof.ssa in cosa consiste il progetto?

Prof.ssa Flora Sisti - Delegato rettorale tutorato e innovazione didattica

Prof.ssa Flora Sisti - Delegato rettorale tutorato e innovazione didattica

L’iniziativa promuove l’attivazione di insegnamenti tenuti in lingua straniera (con preferenza per l’inglese) nei diversi corsi di laurea di primo e secondo livello. Il progetto intende avviare in maniera graduale insegnamenti con metodologia CLIL (Content and Language Integrated Learning).

Un approccio che persegue due obiettivi allo stesso tempo: acquisizione di contenuti disciplinari e della lingua straniera utilizzata per veicolarli. Senza aumentare il carico didattico dei docenti né le ore di lezione degli studenti si è voluta dare l’opportunità di seguire parti di corso o corsi interi in lingua straniera (quasi sempre inglese). Ai nostri studenti è stata offerta l’opzione di scegliere corsi parzialmente (solo un modulo o una serie di argomenti) o interamente tenuti in lingua straniera, oppure di sostenere il solo esame in lingua straniera seguendo le indicazioni bibliografiche fornite dal docente.

Qual è stato il criterio di scelta?

I docenti hanno potuto svolgere il proprio insegnamento interamente in lingua straniera solo se la loro disciplina era sostituibile, nel piano di studi del corso di laurea, con un’altra equivalente in italiano, in quanto nella prima fase del progetto si è voluto evitare di obbligare gli studenti a questa pratica didattica. La scelta è stata quindi quella della gradualità, fatte salve le realtà già consolidate come quella della facoltà di Lingue e Letterature Straniere e del corso online di Informatica Applicata dove la didattica in lingua straniera è ormai una costante. Per quanto riguarda poi i corsi “misti” (parzialmente in lingua straniera) o solo “appoggiati” (con bibliografia ed esame finale in lingua straniera) non ci sono state restrizioni e numerosi docenti hanno scelto questa opzione.

Quale obiettivo si vuole raggiungere?

L’obiettivo è duplice: da un lato quello di attrarre studenti e docenti stranieri che sempre più richiedono, accanto a corsi in lingua italiana, un’offerta formativa in lingua inglese che possa essere convalidata con il sistema dei CFU internazionali – come sta avvenendo ormai da anni in quasi tutte le università europee – dall’altro quello di mettere i nostri laureati e ricercatori in condizione di studiare e lavorare in una  società ormai globalizzata. Naturalmente si sono individuati obiettivi a breve, medio e lungo termine per facilitare il passaggio da un’offerta formativa monolingue ad una plurilingue che segua i dettami europei. All’inizio abbiamo mirato a sensibilizzare colleghi e studenti sul problema, ottenendo una risposta pronta e entusiastica: nell’a.a. 2010-11 si sono attivati 51 corsi interamente in LS, 60 corsi misti e 154 appoggiati.

Il primo anno è servito a chiarire dubbi, a fugare timori ma alcuni degli obiettivi di medio termine sono già stati raggiunti: quasi tutti i corsi di laurea hanno almeno un insegnamento CLIL. Abbiamo agevolato l’apprendimento/insegnamento in lingua straniera grazie a supporti didattici e a un servizio di consulenza offerto in modalità online e in presenza.

E per il lungo termine?

Per il lungo  termine (5/6 anni) l’intento è quello di operare una vera svolta che ci porti ad attivare almeno un insegnamento in lingua inglese in ciascun corso di laurea magistrale; almeno un corso di laurea di secondo livello per ciascuna area scientifico-disciplinare interamente in lingua inglese e dottorati che potrebbero prevedere un periodo obbligatorio di 6-12 mesi da svolgere all’estero. E’ chiaro a tutti che partiamo con minori risorse e qualche ritardo rispetto ad altri atenei italiani, ma crediamo debbano essere questi gli obiettivi che oggi qualunque università europea dovrebbe porsi.

Quali sono le novità dell’a.a. 2011-12?

Grazie al finanziamento ottenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro si è potuto attivare un assegno di ricerca per garantire un costante supporto metodologico e organizzativo all’iniziativa.

Tre esperti linguistici madrelingua (uno per ciascuna macro-area disciplinare) hanno offerto supporto linguistico con incontri personalizzati atti a promuovere la lingua d’uso in aula (classroom management language) e la microlingua della disciplina di studio.

Si è costituita inoltre la prima cellula di un Centro di Consulenza Didattica CLIL che – sotto la guida del docente assegnista di ricerca – ha analizzato i bisogni dei soggetti coinvolti nel progetto (tramite questionari ante e post corso), identificato lessico e strutture specifiche delle microlingue scientifico-disciplinari e progettato insieme ai docenti singole Unità di Apprendimento e percorsi CLIL tramite la creazione di materiali didattici da utilizzare in aula (attività, handout, slide).

Sono state anche effettuate, su invito dei docenti, osservazioni di lezioni in aula seguite da feedback. Un sito, CLILteaching, è stato inoltre realizzato dall’esperta CLIL per fornire consulenza metodologica online a docenti e studenti.

Come reagiscono gli studenti coinvolti?

Gli studenti, dapprima riluttanti e scoraggiati, dimostrano poi, collaborazione fino a conseguire risultati consistenti. Non è una novità che un numero crescente di studenti siano sempre più attratti da interi corsi di laurea tenuti in lingua inglese, spesso strutturati a numero chiuso. Si tratta di investire sul proprio futuro pensando ad un lavoro in un mondo ormai globalizzato in cui non basta un diploma di laurea ma occorrono abilità e competenze specifiche ad iniziare da quelle linguistiche.

Quali sono le Facoltà che hanno risposto maggiormente all’iniziativa?

Ovviamente la facoltà di Lingue è quella che ha all’attivo il maggior numero di corsi interamente erogati in inglese, francese e tedesco e poi Scienze e Tecnologie con il corso di Informatica Applicata (percorso online) unico esempio di corso di laurea interamente tenuto in lingua inglese a cui è stata anche applicata la metodologia CLIL grazie ad un progetto PRIN realizzato nell’a.a. 2007-08. Tra le altre facoltà l’unico insegnamento interamente in lingua inglese è di Scienze della Formazione (Group Dynamics in Social Psychology: M-PSI/05). Seguono Scienze Motorie e Lettere e Filosofia con all’attivo rispettivamente 17 e 12 corsi misti.

Nessuna risposta dal settore giuridico e adesione molto più tiepida da parte di Economia e Farmacia mentre Sociologia ha optato per corsi ‘appoggiati’.

Sito Clil

Sito Clil

Come sarà il nuovo servizio di consulenza online?

Il sito CLILteaching, presto attivo per docenti e studenti coinvolti nel progetto, fornirà supporto metodologico e linguistico aggiuntivo. La voce di un docente (realizzato con un avatar) guiderà l’utente alla scoperta di una grande varietà di risorse, software e materiali didattici. Le rubriche della Homepage, Project, Resources, CLIL, Courses, Students, News, e Contacts forniscono rispettivamente: informazioni sui servizi offerti dalla consulenza metodologico-linguistica e sulle linee generali del progetto “Didattica in lingua straniera”; risorse e strumenti utili per la realizzazione e gestione di attività e lezioni CLIL; introduzione teorica all’approccio CLIL; materiali realizzati appositamente per i singoli corsi; informazioni sui servizi offerti agli studenti; notizie ed eventi relativi al progetto; modalità per contattare e dialogare con i responsabili della consulenza.

Ci sono altre esperienze di questo tipo in Italia?

Certamente altri atenei hanno attivato singoli insegnamenti o interi corsi di laurea in lingua inglese (a questo proposito si veda il recente articolo su La Repubblica.it di Manuel Massimo “Università, le italiane puntano all’estero ecco la ‘revolution’ targata Profumo) ma ciò che ci contraddistingue e ci qualifica è proprio questo servizio di consulenza offerto a colleghi e a studenti. Infatti, con la collaborazione della Dott.ssa Giovanna Carloni (responsabile della consulenza metodologica e del sito CLILteaching), ho presentato il progetto di Urbino ai colleghi di altri Atenei italiani in occasione del  recente seminario di studi L’internazionalizzazione nei processi di apprendimento nella scuola e nell’Università: le nuove frontiere del progetto CLIL” organizzato dal Centro Linguistico d’Ateneo dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”.

Quali sono i progetti futuri?

Vorremmo riuscire a consolidare l’esistente facilitando l’aggiornamento dei docenti già coinvolti nel progetto  e finanziando  iniziative di scambio di docenza con altre università straniere.  Pensiamo di potenziare ancor di più il servizio di consulenza e supporto didattico per docenti e studenti oltre a promuovere corsi di approfondimento linguistico nei settori scientifico professionali di studio.  Insomma si tratta di realizzare gli obiettivi a lungo termine abbattendo le resistenze di chi sostiene che “a causa di limiti oggettivi introdurre elementi di internazionalizzazione linguistica in modo episodico e frammentario rischia di creare un’offerta fittizia”. E’ chiaro che si mira ad attivare, come già detto, interi corsi di laurea erogati in inglese (specialmente corsi di secondo livello nei quali, costruite già le basi disciplinari, si offre un approfondimento con un’attenzione particolare al mondo internazionale del lavoro) ma occorre anche preparare i nostri studenti in modo graduale e offrire a tutti – docenti e apprendenti – l’occasione di cimentarsi in ambiente CLIL. Non scordiamoci che l’impulso primo è giunto proprio da colleghi di facoltà scientifiche che erano costretti a tradurre in italiano materiali originali in lingua inglese e a trovare testi italiani corrispondenti ad articoli o saggi in inglese. Colleghi abituati a tenere lezioni in inglese  in università straniere e a partecipare a convegni internazionali. Speriamo che tutti questi docenti e altri ancora che si affacciano al mondo della ricerca scientifica europea possano trarre stimolo e giovamento  da questa prima esperienza di internazionalizzazione della didattica  condotta nell’Ateneo di Urbino.

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