Sui mondi possibili
Un seminario a Palazzo Albani il 18 e il 19 aprile

13 aprile 2012  |  di  |  Pubblicato in Eventi

Il 18 e il 19 aprile, presso Palazzo Albani (aula B 3), si terrà il convegno «Storia e storie con i se. Mondi possibili in storiografia letteratura filosofia arte», organizzato dal Dipartimento di Scienze del Testo e del Patrimonio Culturale, a cura di Tommaso di Carpegna e Marco Dorati, e maturato nel corso di mesi, durante riunioni e incontri fra docenti delle diverse aree disciplinari umanistiche.
Perché fare un seminario sui “mondi possibili”? Vi si potrebbe leggere un’allusione a Leibniz: “viviamo nel migliore dei mondi possibili…” (e di rimando, alla parodia di Voltaire), anche se, in fondo, potrebbe essere un’ossessione occidentale (quante e quali altre culture si pongono il problema di un altro mondo possibile, che non sia al di là di questo?).
Così ci hanno risposto i curatori: «Il concetto di ‘mondi possibili’ nasce con Leibniz, ma conosce una nuova fortuna nell’ambito della filosofia analitica nel secolo scorso – è sufficiente ricordare David Lewis, sul quale è stato organizzato un importante convegno l’anno scorso proprio qui a Urbino. La nostra idea non è occuparci di mondi possibili in questo senso più specializzato, ma piuttosto vedere come questa idea possa funzionare anche in altri campi: letteratura, cinema, storiografia e storia dell’arte. I ‘mondi possibili’ sono uno strumento per analizzare ciò che è possibile, impossibile, necessario o controfattuale all’interno di un universo di racconto in senso lato – si tratti di un testo letterario o di un racconto storico. Non si tratta di categorie puramente critiche, ma di forme basilari del pensiero, e quindi imparare a ‘smontare’ i testi lungo queste linee può aiutarci a comprendere meglio come sono stati costruiti. Naturalmente non è un’idea nuova, se ne parla almeno dagli anni Ottanta (Lector in fabula di Umberto Eco è ad esempio del 1979), ma questo approccio critico è ancora ben lungi dal costituire patrimonio comune tra gli studiosi, in certe discipline più che in altre.
Non si tratta quindi di proporre una novità ma piuttosto di fare il punto della situazione, e soprattutto di cercare un’interazione tra discipline diverse, ognuna delle quali può affrontare il problema da un punto di vista diverso. Pensiamo che proprio questo possa essere un aspetto interessante del convegno: cercare di mettere a contatto discipline diverse, per arrivare – se possibile – a costruire una sorta di minimo comune denominatore.»
Sul piano metodologico, questo seminario ripete l’esperienza positiva del seminario, organizzato lo scorso anno, “Mitologie e Ideologie. Un approccio multidisciplinare”, promosso dagli stessi di Carpegna e Dorati. Obiettivo è tornare a incrociare l’esperienza di studiosi di diverse discipline, ma di aree contigue (dalla filologia classica alla moderna, dalla storia all’arte alla filosofia ecc.). E sembra di poter concludere che tale metodo seminabile corrisponda a una sicura indicazione di lavoro. Abbiamo chiesto ai curatori qual è la loro opinione in merito alla inter- e multidisciplinarità della ricerca? E se essi credono che vada valorizzata (nonostante – ci permettiamo di aggiungere – le restrizioni in merito delle nuove norme concorsuali)?
«L’esperienza del precedente seminario su “Mitologie e Ideologie” ci è parsa davvero positiva e abbiamo pensato di ripeterla. Il tema del seminario nasce dalla scoperta di interessi convergenti in molti di noi. L’interdisciplinarità è senza dubbio un’esigenza che molti di noi sentono, senza con questo volere  perdere le specificità delle discipline delle quali ciascuno si occupa nel corso dei propri studi, ma è anche una tendenza generale degli studi, almeno nel campo umanistico, ed è – crediamo – un’occasione da non perdere. Spesso ci accorgiamo che importare nel proprio campo di studi domande che in un altro settore possono essere scontate ma che nel nostro sono ancora ‘straniere’ consente di vedere le cose in modo diverso e di scoprire problemi insospettati.
Il problema non è se si debba essere ‘interdisciplinari’, ma come, e ci sembra scontato che non possa essere sui contenuti specifici, ma sui metodi, ovviamente letti di volta in volta nel quadro delle problematiche che ciascuna disciplina presenta. La cosiddetta teoria dei mondi possibili, nella sua versione letteraria, si è rivolta soprattutto alla letteratura moderna e contemporanea.
Un racconto di Borges si presta a prima vista meglio dell’Iliade a un’analisi di questo genere, ma se si approfondisce si scopre che il metodo di analisi può essere applicato utilmente anche a testi antichi e medievali, sia finzionali che fattuali. Per chi si occupa di letteratura inglese o di teoria letteraria in senso stretto può essere il pane quotidiano, ma per chi si occupa di discipline nelle quali è più difficile venire a contatto con questi discorsi può costituire una novità. Importando questo metodo dai territori nei quali si è già sviluppato in quelli nei quali è marginale possiamo scoprire di disporre di uno strumento in più per le nostre analisi da affiancare alle nostre competenze specifiche.
Un auspicio del seminario è appunto che studiosi diversi per formazione e interessi possano scoprire se e come questi modelli interpretativi possano essere utili anche per loro, e quindi porre le basi per un lavoro comune a livello metodologico.»
Sfogliando il programma del seminario si può avere un’idea della varietà e della profondità che si intende offrire intorno al concetto di “mondo possibile”, a cominciare dalle riflessioni sulla dialettica necessità/possibilità (da Anselmo d’Aosta all’Edipo Re, da Italo Calvino a Stephen King, da El labrinto del Fauno a L’invenzione di Morel), per finire con la rilettura e la reinterpretazione controfattuale del codice del Classicismo e della storia dell’arte fiamminga e di concreti casi storici (come l’esilio urbinate della corte di Giacomo III Stuart). Ci sono tutte le ragioni per pensare che il seminario sia stimolante e divertente anche per gli studenti, in quanto la materia (basti pensare al successo cinematografico di Sliding doors o del sequel di Ritorno al futuro) è davvero di quelle che affascinano.

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