RSU Università
La CGIL è prima con Silvio Cecchini. Il nuovo e l’ex coordinatore, Fabrizio Maci, a confronto

16 aprile 2012  |  di  |  Pubblicato in Università

Silvio Cecchini (responsabile della sicurezza interna perimetrale della Rete al SIA – Sistema Informatico d’Ateneo) è il nuovo coordinatore delle RSU (Rappresentanza Sindacale Unitaria), eletto con 60 voti per la FLC CGIL che subentra a Fabrizio Maci (responsabile Ufficio Ricerca Servizio Ricerca e Relazioni Internazionali).

Le elezioni della nuova RSU si sono svolte dal 5 al 7 marzo scorso. La FLC CGIL, con 125 voti,  ha ottenuto il 44,8% dei voti mantenendo i suoi tre rappresentanti mentre la CISL ha conquistato un terzo seggio, rispetto ai due precedenti, col sostegno di 114 dei 279 votanti (41%).

Silvio Cecchini della CGIL è risultato il candidato più votato, a differenza della passata elezione, quando lo era stato il capolista della CISL.

Abbiamo incontrato Fabrizio Maci e Silvio Cecchini per un’intervista/confronto sul ruolo del sindacato all’interno dell’Università.

Cosa va e non va all’Università di Urbino?

Fabrizio Maci: L’ Università di Urbino ha problemi strutturali esistenti da tempo e profondamente sedimentati. Il personale, malgrado l’aumento delle attività, è sottodimensionato e sottoinquadrato. Problemi che risalgono a tanti anni fa e che derivano da politiche di scarsa valorizzazione del personale interno. Nel tempo si è accumulato un ritardo che è ormai difficile da recuperare anche per via degli attuali strumenti legislativi. Durante il rettorato di Giovanni Bogliolo avevamo firmato un accordo sulle progressioni verticali che riguardava 45 dipendenti, ma, per mancanza di coraggio di quella amministrazione, furono emessi i bandi solo per 10 progressioni e le leggi entrate in vigore in seguito hanno bloccato gli altri concorsi. Avremmo invece trovato una, sia pur parziale, soluzione al  problema del sottoinquadramento.

Silvio Cecchini: c’è di buono che tra il personale vige un grande spirito di appartenenza nonostante l’anomalia tutta urbinate che ci contraddistingue dagli altri atenei italiani: una pianta organica con tanti sotto inquadramenti. Un esempio su tutti? Categorie C che dovrebbero essere inquadrate in D. Uffici con una sola persona che non può permettersi le ferie. In questi tre anni, oltre ai fondi per fare funzionare gli atenei (il cosiddetto Fondo di finanziamento ordinario – Ffo, principale entrata delle università e che a Urbino è inferiore rispetto a quello che le spetta), si sono bloccati i contratti e le assunzioni, le carriere e gli stipendi di tutto il personale e lo saranno fino a tutto il 2013. La RSU tutela i lavoratori controllando l’applicazione del contratto o trasformando in una vertenza un particolare problema. Può quindi svolgere un lavoro incisivo in fase di contrattazione ma se i contratti son fermi ci resta poco da fare.

Quali sono le iniziative che hanno caratterizzato l’attività della RSU in questi anni?

Fabrizio Maci: La RSU si è sentita investita di una grande responsabilità confermando gli impegni assunti con i lavoratori: tutti i dipendenti hanno usufruito di una progressione orizzontale; abbiamo firmato un accordo sulle indennità di responsabilità che risultava inapplicata da oltre dieci anni; collaborato perché venisse definita una nuova struttura organizzativa della dotazione organica. Purtroppo, in fase di attuazione, l’Amministrazione non ha recepito le nostre proposte e l’attuale organizzazione degli uffici, secondo noi, tradisce le aspettative dei lavoratori.

In questa ultima elezione, la partecipazione al voto è stata alta. Significa che nei luoghi di lavoro c’è la voglia di riprendersi la parola.

Fabrizio Maci: non solo, abbiamo anche registrato un segnale importante. Il capolista FLC CGIL era una giovane donna dipendente precaria (Enrica Veterani) che per la prima volta siederà al tavolo di contrattazione. All’università il precariato è strutturale. In questo momento la stabilizzazione dei lavoratori è la priorità delle priorità.

Le parole chiave della nuova riforma del lavoro sono: più crescita, meno disparità e giusta flessibilità.

Fabrizio Maci: La Riforma Fornero riguarda più il settore privato che quello pubblico che ha limitazioni di ogni genere. In Italia, non come in America dove la vita è costruita secondo il concetto di mobilità, ci sono rigidità di sistema che non consentono l’applicazione di questo concetto. In nome della flessibilità hanno distrutto la grande impresa, hanno tagliato e diffuso i tirocini per manodopera gratuita. Sono molto scettico.

Silvio Cecchini: Si, nel pubblico è un concetto inapplicabile. Lavoro con persone precarie che da dieci anni fanno lo stesso lavoro, sono ferme nella stessa posizione iniziale mentre io in otto anni ho avuto due progressioni orizzontali.

Qual sarà il primo passo della RSU una volta insediata?

Silvio Cecchini: Spingere l’Amministrazione a trovare soluzioni che possano portare al più presto a compimento la riorganizzazione della struttura tecnico-amministrativa. La partita del conto terzi va chiusa definitivamente quanto prima.  E’ stato firmato l’accordo sul nuovo Regolamento ma non è ancora a regime. E più il tempo passa meno risorse sono destinate ai dipendenti. 

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