Dopo il miracolo
Alessandro Zaccuri a Urbino presenta il suo ultimo romanzo

24 aprile 2012  |  di  |  Pubblicato in Eventi

A cura degli allievi del Master Professionisti dell’Informazione Culturale

 

Si è svolta a Urbino, venerdì 20 aprile, la presentazione dell’ultimo romanzo di Alessandro Zaccuri, Dopo il miracolo (Mondadori, 264 pag.), un giallo ambientato nei primi anni di pontificato di Giovanni Paolo II. In un clima di rinnovato fervore spirituale, strani eventi coinvolgono il seminario di Vrezza. Un suicidio nel giorno della Madonna di Fatima e la rinascita di una bambina apparentemente morta, aprono la serie dei misteri: il seminario diventa il luogo nel quale l’autore gioca ad intrecciare vicende e interrogativi sulla possibilità di vivere la fede (per credenti e non credenti.)

Il suicidio di uno dei personaggi e il simbolismo legato a tale atto, erano una sua esigenza letteraria o, semplicemente, caratteristiche tipiche del romanzo giallo?

Non ero interessato tanto alle ricorrenze simboliche, quanto al conferire credibilità e precisione all’epoca in cui il romanzo è ambientato. Quando si scrive un libro la cui trama si snoda in un periodo storico lontano da quello attuale, si corre il rischio di non attribuire abbastanza veridicità alla vicenda, poiché tende ad esserci un distaccamento dalla realtà, dalle tradizioni, dagli usi e costumi e dal linguaggio del tempo.

Il romanzo è ambientato negli anni ottanta e c’è una forte insistenza su alcuni oggetti che identificano l’epoca. Qual è il significato, ad esempio, della lanterna cieca che compare all’inizio del libro?

Questo oggetto compare nel romanzo con la semplice funzione di “mettere le cose al loro posto”, allo stesso modo come è citato anche un altro elemento che era tipicamente presente in gran parte delle abitazioni nei primi anni ’80: il televisore Mivar. Entrambi questi oggetti, così come gli ambienti ricreati, le situazioni, servono a rendere il racconto veritiero. Un lettore che ha vissuto quel periodo ritroverà l’atmosfera del quotidiano. Al contempo però si palesano anche delle omissioni volute. Al giorno d’oggi, infatti, di fronte ad un testo di questo tipo è normale che emerga in chi legge una domanda sul tema dell’eutanasia, ma questo perché tale argomento è all’ordine del giorno nella nostra epoca. Negli anni ’80 invece, l’aspettativa di vita era inferiore, le tecniche mediche erano meno avanzate, la ricerca ancora molto indietro rispetto ad oggi e di conseguenza si moriva prima ed in modo più “naturale”, il tema dell’eutanasia non divideva né scatenava dibattiti come ora. Per questo nel romanzo non è presente nessun accenno all’argomento. Si tratta di essere onesti con le epoche, ma anche con i lettori approcciandosi in maniera veritiera ai modi di pensare del tempo e della società.

Nell’intervista rilasciata a Repubblica definisce il suo libro “un romanzo morale contro l’eutanasia”. Potrebbe approfondire maggiormente la sua posizione come cattolico?

Accettando l’atto dell’eutanasia è come se si stabilisse un limite all’esistenza. Ma chi si può permettere di stabilire dov’è esattamente il limite? Chi può individuare il parametro per definire quando sia giusto porre fine ad una vita? Sarebbe invece giusto rendersi conto che il corpo umano ha una resistenza incredibile, che va oltre la nostra volontà. Ci sono malati che vorrebbero essere morti, ma devono confrontarsi con la realtà: il loro corpo non cede, è ancora in vita, resiste e dice di no alla morte.
La Chiesa si oppone all’eutanasia poiché affronta l’argomento in modo umano. E’ un’opposizione che si basa su un senso di umanità radicale: il rispetto del diritto alla vita, una “democrazia per i più deboli”, per i malati. Viviamo in una società dove siamo sempre pronti a soddisfare qualsiasi capriccio del corpo, ricorriamo per esempio alla chirurgia, alle diete, a vari generi di prodotti per modificarlo, ma quando è poi il corpo ad esprimersi attraverso dei bisogni primari, chiedendo di essere idratato e nutrito, decidiamo di non accontentarlo, di porre fine alla sua esistenza.
I laici hanno fede nella razionalità, in cui credono di trovare costanti risposte, mentre chi crede vive nel dubbio costante, si interroga tutti i giorni su questioni di materia religiosa o esistenziale. Penso che invece sarebbe giusto che anche chi è laico iniziasse a porsi delle domande, a dubitare delle proprie certezze, per lo meno per aprirsi la strada verso nuovi punti di vista,  per assumere altre prospettive.

Dino Buzzati diceva che l’optimum del giornalismo coincide con l’optimum della letteratura. È d’accordo? In che modo la professione di giornalista ha influito sul suo lavoro di scrittore?
Sono arrivato alla professione di scrittore piuttosto tardi, a 40 anni, ma ho sempre cercato di pormi davanti ad un libro da scrivere senza idee precedenti che mi potessero condizionare. Però, se c’è una cosa che mi ha insegnato il giornalismo, e che ho applicato con successo anche alla professione di autore, è quella del metodo: lavorare predefinendo i tempi da rispettare e gli obiettivi da raggiungere. Questa tecnica era tipica anche di un altro scrittore del secolo scorso, di Moravia, e mi sembra che qualcosa di buono lui  lo abbia scritto.

Nel romanzo ricorre spesso l’utilizzo del termine miracolo in riferimento ad ambiti diversi, quale può essere il miracolo economico, la nascita di un figlio o l’attacco, sventato, a Giovanni Paolo II. La scelta del titolo del romanzo è stata influenzata da tale ripetizione del termine?

Il libro si intitolava inizialmente “Uomini di Dio”, ma in Francia è poi uscito un film dal titolo “Des Hommes et des Dieux”, tradotto in italiano proprio “Uomini di Dio”, perciò abbiamo scelto insieme alla casa editrice il titolo Dopo il miracolo. L’ho giudicato adatto ed incarna l’idea che tutti viviamo nella dimensione di un miracolo, poiché solo l’essere in vita è già di per sé qualcosa di miracoloso.

L’evento,  organizzato dal Master Professionisti dell’Informazione Culturale dell’Università di Urbino ‘Carlo Bo’, in collaborazione con l’associazione Cavaspina e con la libreria Montefeltro, è stato moderato dallo scrittore urbinate  Alessio Torino.

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