102 anni fa nasceva Carlo Bo
Momenti di vita. Il ricordo di UniurbPost

24 gennaio 2013  |  di  |  Pubblicato in In evidenza (B), Slider

Il 25 gennaio 1911 nasceva a Sestri Levante Carlo Bo.

A centodue anni dalla nascita e dodici anni dalla scomparsa (21 luglio 2001 a Genova), UniurbPost vuole proporre l’immensa figura e rievocare lo storico Rettore con un ricordo affettuoso in cui trova spazio il suo immancabile sigaro insieme alla gestualità del fumatore, espressione in parte della sua umanità.

Per fare questo pubblichiamo l’articolo “Il sigaro di Carlo Bo” a cura di Gastone Mosci, comparso ne “Il Resto del Carlino” del 24 ottobre 1986, in occasione del trentanovesimo anno di rielezione di Carlo Bo a magnifico Rettore.

Il Sigaro di Carlo Bo

Il Sigaro di Carlo Bo

Unitamente ad alcuni ex libris riferiti alla mostra “Carlo Bo 1911-2011. Gli ex libris illustrano e narrano”, allestita nelle Conversazioni di Palazzo Petrangolini, dal 5 al 28 agosto 2011, per ricordare il centenario della nascita dello scrittore e letterato che arrivò a Urbino a soli 27 anni.

Dal 1947 al 2001, ininterrottamente per 54 anni, Carlo Bo è stato rettore dell’Università di Urbino, intitolata poi al suo nome nel 2003.

A conclusione della Santa Messa di suffragio e di inaugurazione dell’anno accademico, in programma alle ore 11 nella Cattedrale di Urbino e presieduta dall’arcivescovo Giovanni Tani, le Conversazioni di Palazzo Petrangolini doneranno gli ex-libris originali del centenario alla Fondazione Carlo e Marise Bo.

Carlo Bo 1911-2011. Gli ex libris illustrano e narrano  Carlo Bo 1911-2011. Gli ex libris illustrano e narrano  Carlo Bo 1911-2011. Gli ex libris illustrano e narrano


Il Sigaro di Carlo Bo

Cosa poter dire per rendere omaggio a Carlo Bo che per anni e anni è venuto e verrà ancora ad Urbino per governare la “sua” e nostra Università, quando tutte le parole sono state spese per dare notizie ormai ripetitive? Del resto, l’Università, grazie al suo insegnamento, è diventata un simbolo più incisivo di cultura e di civiltà, un luogo riconosciuto di incontri liberanti e di grandi esperienze.

Urbino, città della bellezza, è oggi anche una città di calda umanità, vale a dire fasciata dell’ aspirazione di ascolto verso i giovani che quotidianamente la invadono e protesa nella realtà di comunicare un sentimento alto della vita.

Questa consapevolezza è dunque un’eredità che comincia nel momento in cui ci si propone delle domande sulla vita di ogni giorno e sul futuro comune. Ma non voglio tenere su questo terreno morale un profilo del nostro magnifico rettore, quanto dare un cenno della sua amabilità.

Il Sigaro di Carlo Bo

Il Sigaro di Carlo Bo

L’immagine che molti associano alla persona e al volto di Carlo Bo è quella del sigaro: in mano o più spesso in bocca il sigaro diventa un simbolo. Da parte di Carlo Bo potrebbe essere consideralo un talismano, un amico, un’arma impropria. Direi che quest’ultimo riferimento sia il più pertinente.

Chi osserva dunque Carlo Bo alle prese con il sigaro può vedere che le sue tirate hanno tempi lunghi: il fumo risale la gola, è trattenuto in bocca e con estrema lentezza fuoriesce in accennati lembi evanescenti. In questo modo Carlo Bo difende i tempi delle sue mute osservazioni e delle sue domande interiori. I suoi silenzi e i perché non dichiarati sono imbarazzanti, struggenti,  misteriosi, scandiscono secondi e minuti.

Il movimento del fumo che sale permette però al suo interlocutore di spiare le gradazioni del suo ascolto: gli interessa quello che dico? cosa ne pensa? a quali conclusioni è arrivato? Queste sono domande mie, di me che parlo e lo osservo, domande non dette che entrano nel circolo di un dialogo dei silenzi.

Se il magnifico rettore viene contrariato la boccata gli può andare di traverso: il fumo non fa il suo sonnecchioso tragitto ordinario né rispetta i tempi canonici del suo movimento. Si sviluppa, invece, come la polvere in una partila di ragazzi che rincorrono il pallone su uno spiazzo terroso in piena siccità estiva.

Il rettore, allora, blocca il respiro, tossisce e ritrova il suo equilibrio. Cosa gli è andato di traverso?

Se invece Carlo Bo è preso di soprassalto specie da una richiesta infernale – il fumo gli esce dalle orecchie e dagli occhi, perché il sigaro viene sottoposto a tiraggi ininterrotti, è succhiato con violenza, gli fa aprire gli occhi nella loro inquieta profondità stupita.

Ma anche in questa occasione più inconsueta, dopo poco, il sigaro serve a filtrare le contestazioni e a svolgere un compito di mediazione.

Attenzione! il sigaro d’oggi è sempre il “Toscano” antico, forte, intenso, profumato; esso è il simbolo della costanza della vita, della pazienza nell’arte di incontrare gli uomini e nel desiderio di comunicare l’inquieta speranza.

Gastone Mosci

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