Restauri di Palazzo Albani
Al via lunedì 18 i lavori di recupero e messa in sicurezza del piano nobile

13 febbraio 2013  |  di  |  Pubblicato in Università

Partiranno lunedì 18 febbraio i lavori di restauro di Palazzo Albani, uno degli immobili più importanti e pregiati dal punto di vista storico ed architettonico di Urbino. I lavori verranno realizzati dalla ditta Lancia s.r.l. di Pergola e interesseranno il risanamento del tetto in legno che copre il piano nobile e la messa in sicurezza delle volte decorate. L’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo già proprietaria del fabbricato ne aveva acquistato l’intera proprietà nel 2005.  L’edificio su via Bramante risale al XVIII secolo e ha una superficie di 2500 mq. L’intervento strutturale riguarderà una superficie di 1.200 metri quadri e avrà una durata di un anno.

Piano nobile di Palazzo Albani (via Bramante)

Piano nobile di Palazzo Albani (via Bramante)

«Si tratta di uno straordinario esempio di architettura strutturale completamente in legno, – ha detto in conferenza l’architetto e direttore dei lavori Simonetta Fabbri – dotato di accorgimenti tecnici sofisticati e difficilmente riscontrabili in opere di architettura di pari valore. La complessità della struttura sostiene il manto di copertura e regge le volte in canna e gesso del piano nobile in un intreccio raffinato di capriate e travi».
Il costo totale dell’intervento ammonta a 1 milione e 96mila euro totalmente finanziati dall’Università di Urbino. Il restauro nasce dall’esigenza di recuperare quella parte del palazzo degradata a seguito del terremoto del ’97. Attualmente questa parte sarà accessibile solo per la fruizione di libri. A conclusione dei lavori tornerà a ospitare l’Istituto di Storia dell’Arte, ora trasferito al piano inferiore. Il progetto ha riscosso grande apprezzamento da parte della Sovrintendenza delle Marche. «Un intervento che si inserisce in un discorso più ampio di recupero coevo a Palazzo Ducale, – ha detto Biagio De Martinis della Sovrintendenza – seguiremo le varie fasi che coinvolgono l’urbanistica della città fino a conclusione lavori, quando il Ministero potrà dare ulteriori finanziamenti».

LA STORIA DEL PALAZZO
Non si conosce con precisione l’origine dell’edificio. Si può supporre che sia stato costruito in diverse riprese sull’area occupante la parte a valle dell’isolato compreso tra le vie del Balestriere e Viti. La facciata a quattro specchi curvilinei che assecondano il tracciato della strada dà l’impressione di un fabbricato tra il XV e XVI secolo, ma non è così.
Probabilmente sul modello dell’antica dimora degli Albani – famiglia stabilitasi in Urbino nella metà del Quattrocento – viene data fisionomia a tutto il prospetto dopo la metà del Seicento quando, comperate varie case contigue da Orazio Albani (1576-1653) e poi dai figli Girolamo e Carlo, si procede alla ristrutturazione del palazzo preparando così l’assetto odierno.
Gli Albani (si legge su “Urbino i mattoni e le pietre” di Franco Mazzini, Argalìa Editore, Urbino, 1982) erano approdati nelle Marche dall’Albania nel 1464 con un Michele de’ Lazo (Lazi) i cui figli Giorgio e Filippo avevano militato sotto lo Scandeberg, combattendo contro i Turchi. Circa il 1471 si sarebbero trasferiti a Urbino probabilmente attratti, in quanto uomini d’arme, dalla fama di Federico e dalla prospettiva di militare sotto le insegne feltresche. Ma dovettero distinguersi e farsi apprezzare anche altrimenti, crescendo ben presto nella considerazione dell’ambiente di corte, se tanto Federico quanto Guidobaldo I affidarono loro incarichi di fiducia burocratici e politici.
Il merito va principalmente al fratello del pontefice Clemente XI, Orazio, e al figlio, cardinale Annibale, di aver portato a termine nella seconda e terza decade del secolo XVIII, l’acquisizione di alcuni fabbricati rendendo l’edificio definitivamente ampio e completamente isolato da altre abitazioni. Tale ristrutturazione del palazzo, tradizionalmente attribuita al giovane Luigi Vanvitelli, viene oggi completamente riconsiderata e ricondotta agli interventi dei romani Carlo e Francesco Fontana e Alessandro Specchi, seguiti da Filippo Barigioni, dal carmelitano Giambattista Bartoli e da Pietro Paolo Alfieri.
La cappella dedicata a San Giuseppe e data al Vanvitelli come suo primo sacello entro un edificio, è così sobria e austera che si oppone alla “buona grazia” cui si era ispirato il maestro negli anni giovanili: anzi taluno la dice realizzata dal Barigioni nel 1712. Gli ambienti prossimi alla cappella e quelli del piano superiore, pur presentando una decorazione mossa ed elegante, dovrebbero essere precedenti alla venuta del Vanvitelli in Urbino con il padre (1718-19), se si considerano la coppia di stemmi Albani-Borromeo, allusiva al matrimonio di Carlo Albani, fratello dei due cardinali, con Teresa Borromeo (1713) e gli stucchi di una stanza in cui figurano i trimonzi con corona su ogni monte, allusiva alla tiara del pontefice. Tra la terza e quarta decade del secolo XVIII, agli affreschi di Carlo Roncalli si aggiungono quelli di Alessio De Marchis, appositamente inviato dal cardinale Annibale.”

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