Mari più alti fino a 1 metro entro il 2100
Lo studio condotto da prof. Giorgio Spada in collaborazione con scienziati europei

19 febbraio 2013  |  di  |  Pubblicato in Fuori Urbino, Home page Uniurb, Slider

«L’innalzamento dei mari causato dallo scioglimento dei ghiacci continentali in seguito ai cambiamenti climatici continuerà nel prossimo secolo e raggiungerà i suoi valori estremi nelle zone equatoriali del pianeta».

Prof. Giorgio Spada

Prof. Giorgio Spada

Lo prova uno studio del professor Giorgio Spada, docente del Dipartimento di Scienze di Base e Fondamenti (DiSBeF) dell’Università degli Studi di Urbino, che sarà a breve pubblicato sulla rivista americana Geophysical Research Letters. Secondo questo studio, scritto in collaborazione con scienziati del Glaciology Centre di Bristol (UK), c’è la possibilità che, a causa dello scioglimento dei ghiacci continentali, nel 2100 in quelle aree si raggiunga un aumento del livello marino di circa 30 cm. Tenendo conto anche dell’aumento causato dal riscaldamento degli oceani in risposta al “globalwarming”, l’aumento potrebbe raggiungere, nello scenario più probabile, i 60 cm. Si tratta di valori che superano considerevolmente quelli osservati nel corso del secolo scorso, su scala globale (circa 20 cm). Scenari estremi, elaborati nello stesso studio, mostrano tuttavia che l’aumento di livello marino potrebbe essere ancora più elevato.

L’indagine rappresenta uno dei risultati finali del progetto europeo di larga scala “ice2sea”, finanziato dalla UE nell’ambito del programma quadro FP7. L’obiettivo di “ice2sea” è una migliore comprensione degli effetti che le variazioni climatiche in atto hanno sulle masse glaciali continentali, e di fornire scenari di variazioni future del livello marino su scala regionale. Il progetto, che ha visto la partecipazione di altri 23 Istituti di Ricerca europei ed internazionali, è coordinato localmente dal prof. Giorgio Spada.

The wake after the ferry to Fanø, Denmark - Foto di Malene Thyssen - http://it.wikipedia.org/wiki/File:Boelge_stor.jpg

The wake after the ferry to Fanø, Denmark – Foto di Malene Thyssen – http://it.wikipedia.org/wiki/File:Boelge_stor.jpg

Negli ultimi anni, nell’ambito di vari progetti e collaborazioni internazionali, il prof. Spada ha sviluppato codici di calcolo numerici che permettono di simulare le interazioni fra la criosfera, la terra solida e le masse oceaniche, in modo da potere effettuare previsioni attendibili sull’andamento futuro del livello marino globale. Nell’ambito di “ice2sea”, il ruolo dell’Unità di Ricerca di Urbino è stato quello di studiare la componente glacio-isostatica delle variazioni del livello marino attese in conseguenza dello scioglimento delle grandi masse glaciali continentali. Il gruppo di Bristol, per la prima volta,  ha utilizzato modelli glaciologici realistici per stimare le variazioni future dei volumi delle masse glaciali della Groenlandia, dell’Antartide e dei piccoli ghiacciai continentali. Questi volumi sono stati tradotti in termini di variazioni di livello marino dall’Unità di Ricerca di Urbino.

Le previsioni per il 21esimo secolo dicono che il maggiore aumento del livello dei mari riguarderà le coste che si affacciano sugli oceani equatoriali. A causa di vari fattori, tuttavia, l’aumento del livello marino non sarà ovunque lo stesso. Le cause sono le variazioni del campo di gravità prodotte dalla ridistribuzione di massa sulla superficie del pianeta e le deformazioni ad esse associate, e la complessa dinamica degli oceani.

"The gravitationally consistent sea-level fingerprint of future terrestrial ice loss: G. Spada,1 J. L. Bamber e R. T. W. L. Hurkmans

“The gravitationally consistent sea-level fingerprint of future terrestrial ice loss: G. Spada,1 J. L. Bamber e R. T. W. L. Hurkmans

«Se il contributo delle masse glaciali continentali si unisce a quello del riscaldamento degli oceani»  - sottolinea il prof. Spada - in scenari estremi, l’aumento del livello marino nelle zone equatoriali del pianeta potrebbe plausibilmente superare un metro per il 2100».

Prof. Spada quali sono le città o le zone particolarmente a rischio e a quali conseguenze andiamo incontro?

«Le zone più a rischio sono le coste scarsamente elevate sul livello marino attuale e quelle che sono, allo stesso tempo, più popolate. In particolare, quelle dell’estremo oriente, degli Stati Uniti e del centro America, e le isole dell’Oceano Pacifico. Qui infatti, gli effetti che contribuiscono alle variazioni del livello marino tendono a combinarsi per dare le maggiori ampiezze attese. In Europa, ci attendiamo che le variazioni del livello marino future siano significativamente più basse rispetto ai valori medi globali. Riteniamo che questo sia dovuto agli effetti dello scioglimento dei ghiacci polari relativamente vicini all’Europa (in particolare, quelli della Groenlandia), che tendono a mitigare, in questa regione, gli effetti delle altre componenti. Fra le città europee, quella che secondo il nostro studio risentirà maggiormente dello scioglimento delle masse glaciali continentali sarà Venezia».

Su quali altri progetti state lavorando?

«L’ambiente costiero è estremamente complesso. Si sa di certo che l’aumento del livello marino tende ad esacerbare l’erosione costiera ma per potere disegnare scenari attendibili occorre lo studio approfondito di un numero elevato di fenomeni concomitanti. Per questo motivo, in collaborazione con vari gruppi di ricerca europei, abbiamo sottoposto alla UE un’ulteriore proposta, da cui speriamo di potere trarre una valutazione quantitativa del rischio di inondazione su scala regionale».

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