Il filosofo pratico
Francesco Budassi fra politica e giurisprudenza

30 aprile 2013  |  di  |  Pubblicato in Fuori Urbino, Home page Uniurb

a cura di Marco Rocchi

L’anno scorso cadeva il centenario della morte di Francesco Budassi (1852-1912), un personaggio di primissimo piano nella storia di Urbino e della sua Università; ma la ricorrenza è passata inosservata.

Più in generale, se non fosse per il nome della via cittadina che gli è dedicata, Urbino sembrerebbe avere completamente dimenticato un personaggio che pure ha avuto un ruolo politico sia locale che nazionale, avendo ricoperto la carica di sindaco per due mandati (1889-1895 e 1903-1912) e di deputato (eletto nel collegio urbinate)  nella XIX e XX legislatura del Regno d’Italia, dal 1895 al 1900. Fu anche Docente di Diritto nella nostra Università, preside della facoltà di Giurisprudenza (dal 1900 al 1908), e candidato (tuttavia senza successo) alla carica di Rettore.

Eppure, nel secolo trascorso dalla sua morte, solo un’opera – del prof. Vittorio Paolucci – ne ha ricordato la figura, raccogliendone alcuni scritti. Ci voleva l’ostinazione del prof. Francesco Sberlati (dell’Università di Bologna) per ricostruire, con dovizia di documenti, tanto la vicenda umana quanto l’evoluzione del pensiero di un tale personaggio.

“Il filosofo pratico” (Liguori editore, 2012): così si intitola l’opera, proprio come il Budassi amava definirsi. Perché in lui mai la riflessione teorica rimase disgiunta dalle battaglie per le quali si batté nell’agone politico: democratico, mazziniano, repubblicano, Budassi è l’emblema della migliore Italia postunitaria, quella che cercò, pur tra mille difficoltà, di realizzare nei fatti ciò che il Risorgimento aveva promesso.

Già in età giovanile, negli anni ’70 e ’80, si era distinto in alcune iniziative di stampo democratico: fu presidente della “Società Democratica di Educazione e Istruzione” (poi sciolta il 4 agosto 1874 per ordine del viceprefetto di Urbino); da consigliere comunale, nel 1884 ottenne la secolarizzazione del ginnasio-liceo, fino ad allora in mano agli Scolopi; insieme a Mario Paterni, nel 1885 fondò e diresse “La Democrazia – periodico settimanale politico amministrativo della provincia di Pesaro e Urbino”, un giornale di ispirazione radicale.

Nel 1896 fu tra i rifondatori del Partito Repubblicano nella provincia di Pesaro e Urbino, e nel 1898 fu uno dei firmatari del Manifesto del Partito. Da parlamentare si rese protagonista di due memorabili interventi a favore di Urbino, uno con cui sollecitava la ripresa dei lavori della tratta ferroviaria Urbino-Sant’Arcangelo – sottolineandone la necessità al fine di rompere l’isolamento geografico nel quale Urbino si trovava -, l’altro perorando la causa dell’Università. Nel 1904, da Presidente della Cappella Musicale di Urbino, patrocinò la costituzione della Società Filarmonica, entro la quale venne attivata una scuola di musica.

Fu membro attivo della locale Loggia massonica, la Victor Hugo, nella quale fu iniziato sul finire del secolo, fu elevato al grado di maestro nel 1896, e della quale fu tra i rifondatori nel 1901 (non a caso la prefazione del volume di Sberlati è stata affidata a Gustavo Raffi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia).

L’ambiente universitario urbinate vantava d’altronde altri esponenti massoni: Angelo Agrestini, preside della Scuola di Farmacia; Giuseppe Martinotti, docente presso la Scuola di farmacia e direttore del Gabinetto di Fisica e dell’Osservatorio Meteorologico; Ernesto Grillo, professore di tedesco e inglese per un triennio e poi primo titolare della cattedra Stevenson di letteratura italiana a Glasgow; e, qualche anno dopo, Canzio Ricci, che divenne poi anche Rettore.

Ma, per tornare a Budassi, sarà bene evidenziare che la sua fede mazziniana non gli impedì di studiare a fondo il socialismo marxista e di cercare una sintesi tra le due posizioni, avendo sempre come principale obiettivo politico quello dell’emancipazione delle classi subalterne. Una storia, la sua, che sembra riproporre, in una dimensione locale, la luminosa parabola che Ernesto Nathan ebbe su scala nazionale.

Forse le parole migliori per ricordarne la figura sono quelle dell’epitaffio sulla sua tomba, nel cimitero di San Bernardino: “Francesco Budassi / di fede mazziniana con illibata coscienza / nel foro nella cattedra nel Comune nella Provincia in Parlamento / sostenne il diritto dei lavoratori il progresso la giustizia / il bene compiuto ne perpetua il nome che rifulge / esempio mirabile / di carattere adamantino gentile / animato di bontà devoto al dovere”.

Ora, il saggio di Francesco Sberlati “intende spezzare a cent’anni dalla morte l’ingeneroso oblio che ne ha offuscato la memoria”.

La tomba dì Francesco Budassi

La tomba dì Francesco Budassi

Mercoledì 8 maggio alle 18 il volume di Francesco Sberlati “Il Filosofo pratico: Francesco Budassi fra politica e giurisprudenza” verrà presentato a Palazzo Montani Antaldi, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro, dal Magnifico Rettore Stefano Pivato, alla presenza dell’Autore. Introdurranno il prof. Marco Rocchi e il prof. Riccardo Paolo Uguccioni.

 

 

 

 

 

 

 

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