Americani a Urbino
Storia di un amore diventato un legame duraturo. Grazie al prof Gianni Azzi

9 luglio 2013  |  di  |  Pubblicato in Fuori Urbino, Home page Uniurb

a cura di Fabrizio Maci, responsabile dell’Ufficio Relazioni Internazionali

Urbino nel mese di luglio si trasforma in un campus americano. Centinaia di giovani statunitensi affollano i collegi universitari, le mense, i ristoranti, i tavolini di piazza della Repubblica. Ma chi sono questi ragazzi? Da dove  vengono? Perché Urbino?

Tutto comincia alla fine degli anni Sessanta, quando un professore della State University di New York, Gianni Azzi, durante una visita a Urbino si innamora della città. Trova a Urbino tutto ciò che cercava in una città destinata a diventare la sede di un programma all’estero della sua Università: è una città piccola dove i rapporti umani sono semplificati e non si fa fatica a fare amicizia con gli studenti italiani; è sicura, con un tasso di criminalità praticamente inesistente; a Urbino c’è un Rettore, Carlo Bo, che crede nei processi di internazionalizzazione e li incoraggia in tutti i modi.

Tornato a New Paltz, Università del sistema universitario dello stato di New York a due ore di macchina da New York, parla con il Chairman del suo dipartimento, che gli dà il via libera. A luglio del 1970 i primi studenti newyorkesi arrivano a Urbino e alloggiano presso la casa della studentessa.

Gianni Azzi nasce a Pievepelago, in provincia di Modena, nel 1921 e si laurea  in Storia all’Università di Firenze con una tesi sul movimento operaio nel modenese, relatore Gaetano Salvemini.

Lo stesso Salvemini e Bernard Berenson  gli scrivono delle lettere di referenze e con queste lettere in tasca, a metà degli anni 50, si trasferisce a Vancouver in Canada. Dopo poco tempo viene chiamato come docente di italiano dall’Università di Buffalo, nello stato di New York, dove resta per pochi anni perché ben presto viene chiamato dalla Rutgers University nel New Jersey e, in seguito dalla State University di New York, college di New Paltz.

Il suo rapporto con l’Italia però non si interrompe mai e, durante tutta la sua vita, rifiuta sempre  di chiedere la cittadinanza americana, perché ciò comportava allora la rinuncia a quella italiana.  Voleva perciò che i suoi studenti non si  limitassero a studiare l’italiano e l’Italia, ma che la conoscessero davvero, la vivessero e l’unico modo per farlo era quello di convincere la sua Università a organizzare un programma di studio all’estero.

Arrivato a Urbino contatta inizialmente  i docenti della Facoltà di Lingue e di Lettere e in particolare il prof. Rizzardi e il prof. Cerboni Baiardi. In seguito si rende conto che per attirare sempre più studenti è necessario creare sinergie con altre istituzioni cittadine e, in particolare, con la Scuola del libro e con l’Accademia Raffaello. Inizia così la collaborazione con i maestri della scuola urbinate dell’incisione e, in particolare, con Pietro Sanchini, che accoglie gli studenti nel suo studio in via Cesare Battisti e che, alla fine del corso, nello stesso luogo, organizza la mostra dei lavori degli studenti. Anche Carlo Ceci e Renato Bruscaglia aiutano Gianni Azzi a creare un programma di studio in Italia, capace di regalare agli studenti americani il “sogno” italiano, fatto di arte, di cultura e di bellezza.

Il legame di New Paltz con Urbino si rafforza negli anni e, oltre al programma estivo, nasce un programma annuale, che, negli anni, porta  nella città ducale migliaia di studenti statunitensi.

Per gli urbinati l’arrivo del gruppo degli americani era un avvenimento da segnare sul calendario. I primi anni gli studenti arrivavano in piazza della repubblica e ad attenderli c’erano sempre frotte di “vitelloni” locali che, dietro gli occhiali neri d’ordinanza, vivisezionavano tutte le ragazze che scendevano dall’autobus e commentavano, dandosi di gomito.

Ad Azzi però non basta avere iniziato il suo programma a Urbino, vuole far conoscere la città ai suoi colleghi e amici che insegnano italiano presso altre Università.

Gianni Azzi durante una lezione, Università di Urbino 1970

Gianni Azzi durante una lezione, Università di New Paltz, 1980. Foto di Stephanie Grill

Convince Guido Guarino, della Rutgers University, ad avviare un programma estivo a Urbino. Porta con sé Michael Vena, della Southern Connecticut State University, Sal Di Maria, della University of Tennessee a Knoxville, Anthony Cervone, della University of Central Florida, Faust Pauluzzi, della University of South Carolina  e Rosetta D’Angelo, di Ramapo College nel New Jersey e convince anch’essi a organizzare un loro programma di studio a Urbino.

In seguito arriveranno a Urbino anche Peter Pedroni, della Miami University in Ohio e tanti altri docenti con i loro gruppi di studenti.

Il seme piantato da Gianni Azzi aveva germogliato e aveva dato i suoi frutti e penso che la città di Urbino dovrebbe essere per sempre grata a un personaggio come Gianni Azzi, morto a New Brunswick (New Jersey) il 25 aprile del 1997.

 

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