Un software che indaga le psicologie
Da una ricerca di Fabio Celli, ex studente di Uniurb

7 agosto 2013  |  di  |  Pubblicato in Home page Uniurb, Innovazione

E’ di un ex studente dell’Università di Urbino, il software messo a punto per il riconoscimento della personalità di un individuo da un suo testo scritto sul web. Fabio Celli, oggi  ricercatore al Centro interdipartimentale Mente-Cervello (CIMeC) dell’Università di Trento, ci ha raccontato al telefono i dettagli della sua ricerca.

Fabio Celli e il suo software

Fabio Celli e il suo software

Fabio, puoi spiegarci meglio di cosa si tratta?

La personality recognition è un’analisi computazionale che mira a predire la personalità degli individui a partire da specifici tratti, che possono essere estratti dal testo scritto, da registrazioni di lingua parlata o addirittura da video. In psicologia esistono diversi test per capire la personalità dei soggetti, quello più diffuso prevede 5 tratti essenziali: estroversione, stabilità emotiva, amabilità, coscienziosità, apertura mentale. Studi recenti (Mairesse 2007) hanno trovato le correlazioni tra il linguaggio scritto e questi cinque tratti della personalità.  Durante il dottorato, ho sviluppato un programma che, sfruttando queste correlazioni, è in grado di estrarre la personalità degli utenti in un social network, a partire da quello che scrivono, con un certo margine di errore. Le valutazioni del programma vengono fatte comparando le predizioni ottenute con quelle emerse dai test psicologici, che vengono presi come riferimento, nel bene e nel male. La performance del mio sistema, al momento, si aggira intorno al 65% di accuratezza, che non è abbastanza alta per fare applicazioni commerciali, ma lo è per fare analisi incrociate con altri tipi di dati. Ad esempio, l’anno scorso, insieme a Luca Rossi del Dipartimento di Scienze della Comunicazione di Uniurb abbiamo analizzato come la stabilità emotiva condiziona la costruzione di reti sociali all’interno di Twitter,e gli esiti sono stati molto interessanti.

Dunque, all’Università di Urbino avevi già iniziato le tue ricerche?

L’università di Urbino è stato un punto di partenza, un gettare le basi per quello che ho fatto dopo. Negli anni in cui studiavo a scienze della comunicazione non avevo ancora maturato un interesse per il riconoscimento della personalità, però ricordo molto bene le lezioni di psicologia sociale del prof. Rizzardi. La mia ricerca attuale è iniziata durante il dottorato, e mi sono servite competenze informatiche e statistiche avanzate, che ancora non avevo quando ero all’Università di Urbino.

Per quanto riguarda le correlazioni tra modi di scrivere e modi di essere, puoi farci qualche esempio? Come si riconosce un nevrotico da un introverso o da una personalità leader?

Stando alle correlazioni trovate da Mairesse, i nevrotici tendono ad usare molti riferimenti a sè stessi, molti pronomi e punti di domanda, mentre gli introversi usano parole ricercate e lunghe, e molta punteggiatura. Riconoscere la personalità leader invece è una questione più complessa, che dipende dall’interazione che si instaura tra soggetti con personalità diverse. In generale le personalità leader sono spesso gli estroversi, gli amabili, e quelli con alta apertura mentale.

Come sei stato accolto al Mit di Boston lo scorso luglio?

Ci sono stati diversi partecipanti al Workshop che mi hanno ringraziato per aver messo in piedi questa cosa. L’interesse verso il riconoscimento automatico della personalità al momento è molto alto, sia da parte delle aziende che da parte della ricerca. Come dicevo prima, fino ad ora le performance dei sistemi attualmente disponibili non sono abbastanza alte per applicazioni commerciali, ma nel workshop c’è stato un giovanissimo ricercatore dell’università di Skopje, in Macedonia, che è riuscito ad ottenere il 90% di accuratezza. Questo è un risultato molto importante, che penso si rifletterà in un sempre maggiore interesse verso la personality recognition nel futuro prossimo.

Quali sviluppi?

Le applicazioni più immediate della personality recognition sono nell’ambito del riconoscimento e nella prevenzione delle devianze, come lo stalking online,  la pedofilia e il bullismo. Poi penso ci siano ancora tante applicazioni da scoprire, una di queste è in ambito forense e l’ho esplorata insieme ad un collega della polizia scientifica: si tratta del riconoscimento dei tratti della personalità dei soggetti tendenti a mentire in tribunale.

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