Italiani, riflessivi su Facebook
Cinque università italiane, tra cui Urbino, sfatano alcuni dei luoghi comuni sulla Rete

27 settembre 2013  |  di  |  Pubblicato in Home page Uniurb, Innovazione

Quale è il senso di essere su Facebook per gli Italiani? Come è cambiato il modo di pensare i social network da quando è scoppiato il fenomeno anche nel nostro paese (intorno al 2008) a oggi? Quale immagine di noi stessi offriamo agli altri? E con quali criteri decidiamo di pubblicare alcuni contenuti e non altri?

Un ritratto degli italiani su facebook, a circa dieci anni dalla sua nascita, (febbraio 2014), sarà delineato nel  convegno internazionale “Così vicini, così lontani: la via italiana ai social network”, che si terrà a Milano all’Università Cattolica del Sacro Cuore oggi 27 settembre. L’occasione è data dalla presentazione dei primi risultati di una ricerca finanziata dal Ministero della Ricerca e dell’Università dal titolo Relazioni sociali ed identità in Rete: vissuti e narrazioni degli italiani nei siti di social network che è il primo progetto di ricerca qualitativa su larga scala sui SNSs in Italia e che ha previsto la partecipazione di cinque Università: Università degli Studi di Urbino Carlo Bo – Responsabile nazionale Giovanni Boccia Artieri, Università di Bologna – Antonio Messina, Università di Bergamo – Francesca Pasquali, Università della Calabria – Giovannella Greco, Università Cattolica Sacro Cuore Milano – Fausto Colombo.

"La mappa delle amicizie su Fb nel mondo" immagine postata da Mark Zuckerberg il 24 settembre

“La mappa delle amicizie su Fb nel mondo” immagine postata da Mark Zuckerberg il 24 settembre

«L’obiettivo – ci racconta Giovanni Boccia Artieri - è stato quello di investigare a fondo le forme di costruzione e ridefinizione delle relazioni sociali e dell’identità degli italiani in Rete.

L’indagine si è focalizzata su Facebook, il più popolare social network in Italia con oltre 20 milioni di account e una penetrazione del 90% tra i giovani adulti.

Giovanni Boccia Artieri, responsabile nazionale della ricerca

«Soprattutto perché – continua Giovanni Boccia Artieri – i media italiani raccontano Fb come il principale luogo i cui risiedono i presunti mali e pregiudizi che sembrano dimorare nella Rete. Per questo motivo il racconto della propria esperienza su Facebook e il confronto con quella degli altri permette di mettere in discussione alcuni dei pregiudizi che rischiano di ridurre un fenomeno così ampio e complesso ad una manciata di luoghi comuni».

 Quali dei luoghi comuni vengono sfatati?

“Chi sta su Facebook rinuncia alla privacy”. Gli intervistati – sia gli adulti sia gli utenti più giovani – sono consapevoli dei rischi legati alla condivisione di informazioni private ma li percepiscono come distanti dai loro vissuti quotidiani. Quello che conta piuttosto è gestire strategicamente la propria identità privata in pubblico – la presentazione di sé – avendo imparato ad utilizzare gli strumenti che Facebook mette a disposizione.

“Stare su Facebook è il pretesto per pubblicare ogni cosa”. Gli intervistati dichiarano di essere molto attenti ai contenuti postati e condivisi arrivando anche ad autocensurarsi per agire in un modo ritenuto corretto per un ambiente non anonimo e semi‐pubblico come Facebook.

“Facebook è un luogo di simulazione della vita”. Per gli intervistati Facebook non è un contesto di simulazione anonima e sganciato dalla realtà quotidiana. Colgono però le possibilità che Facebook offre per presentarsi in accordo all’immagine che esprime meglio l’idea che uno ha di sé.

Quello che mette in risalto la ricerca dunque è un’idea di Facebook ben lontana dall’immagine di una luogo alienante dove esibirsi o uno spazio anonimo in cui simulare una identità fittizia. Per gli utenti italiani Facebook rappresenta uno strumento comodo ed economico per tenersi in contatto e alimentare la rete più stretta dei propri legami sociali quotidiani e, allo stesso tempo, un mezzo veloce ed efficace per osservarsi e confrontarsi reciprocamente.

«Analizzando le 120 biografie d’uso – conclude Giovanni Boccia Artieri – è possibile comprendere che gli italiani stanno imparando a cogliere le vere opportunità offerte da un social network come Facebook: quello di essere uno spazio di riflessività connessa sul senso dell’amicizia e sul valore dei legami sociali, sulla necessità di preservare la propria sfera privata e l’opportunità offerta di raccontarsi in pubblico».

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