Una finestra sullo Yemen
9 e 10 ottobre, Conferenza internazionale con il Premio Nobel per la Pace Tawakkul Karman, con autorità politiche e diplomatiche, studiosi ed esperti, italiani e stranieri

2 ottobre 2013  |  di  |  Pubblicato in Home page Uniurb, In evidenza (A)

Il Premio Nobel per la Pace, Tawakkul Karman, l’Ambasciatore dello Yemen, Khaled Abdulrahman Al Akwa, il Coordinatore per i Paesi del Golfo, Direzione Generale Affari Politici, Ministero degli Esteri, Italia, l’ambasciatore Stefano Queirolo Palmas, Abdulkarim al-Eryani, ex primo Ministro yemenita, alla guida del Comitato sul Dialogo Nazionale, Giacomo Sanfelice di Monteforte l’ex Ambasciatore d’Italia in India, Danya Greenfield del Consiglio Atlantico saranno a Urbino il 9 e 10 ottobre prossimi insieme a numerose autorità istituzionali e rappresentanti della società civile yemenite, diplomatici, politici italiani e stranieri, rappresentanti di think tanks strategici di vari paesi, ricercatori ed esperti, per la Conferenza internazionale “Una finestra sullo Yemen /A window on Yemen”,  (aula Magna – Palazzo Battiferri, via Saffi, 42), organizzata dal Ministero degli Affari Esteri (DG Affari Politici e di Sicurezza) e dall’Università di Urbino, Dipartimento di Giurisprudenza.

«Una finestra sullo Yemen – ci spiega il prof. Giuseppe Giliberti, delegato per i Rapporti Internazionali dell’Università di Urbino, a capo del CREA (Centro Interdipartimentale di Ricerca ‘L’Europa e gli Altri’) che dirigerà i lavori della conferenza insieme all’Ambasciatore Queirolo Palmas – è il più importante convegno sulle Primavere arabe che si sia tenuto finora in Italia. Il ruolo del Ministero degli Esteri e il livello dei partecipanti segnalano che non si tratta solo di un incontro accademico, ma anche di un evento dagli evidenti risvolti politico-diplomatici. Il convegno di Urbino offrirà al MAE (Ministero per gli Affari Esteri) un’occasione per valutare i risultati del Dialogo Nazionale per la transizione, che si concluderà proprio in quei giorni a Sana’a».

Il Prof Giuseppe Giliberti a un ricevimento dell'Ambasciata yemenita

Il Prof Giuseppe Giliberti a un ricevimento dell’Ambasciata yemenita

La Conferenza avrà luogo a ridosso della conclusione del Dialogo Nazionale, un processo politico-diplomatico che ha portato alla transizione dal vecchio regime di Saleh a quello nuovo, sotto l’egida dei “Friends of Yemen”, un gruppo di Paesi dei quali l’Italia fa parte.

Abbiamo chiesto al prof.  Paolo Pascucci, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza (DiGiur), nel cui ambito viene organizzata la conferenza, di rilasciarci un breve commento sul senso dell’iniziativa, dal punto di vista accademico: «Come Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza sono particolarmente lieto del contributo che stiamo dando allo sviluppo delle relazioni tra l’Italia e lo Yemen.

Non sempre, negli Atenei italiani, il settore giuridico è stato aperto alle questioni internazionali. Ma ormai il giurista e il tecnico del diritto debbono essere sempre più pronti ad operare su un piano transnazionale. La costituzione del CREA per iniziativa del professor Giuseppe Giliberti, può essere, per questo motivo, un contributo molto stimolante».

«Il Dialogo nazionale in Yemen – illustra la prof.ssa Anna Maria Medici docente all’’Università di Urbino, che si occupa in particolare di storia contemporanea del Maghreb e del Medio Oriente - ha riunito a un tavolo, dal marzo scorso e sino a questi giorni, tutti i principali attori politici e sociali del paese (sostenitori del regime dell’ex-presidente Saleh, oppositori, nuove forze emerse dalle mobilitazioni del 2011) chiamati a discutere profonde riforme istituzionali e politiche. Oltre 500 componenti hanno lavorato in 9 commissioni specializzate per delineare una nuova Costituzione. Pur fra enormi difficoltà, legate alle specificità del paese, lo Yemen è il solo Paese arabo in transizione che sta portando avanti, attraverso il Dialogo, un reale negoziato fra le parti sui temi politici più scottanti. Non tutti i nodi sono stati sciolti nelle trattative, ma l’esperienza è certo fra le più interessanti e siamo tutti ansiosi di ascoltare le considerazioni dei nostri ospiti».

Continua la prof. Medici: «Il lavoro scientifico svolto a Urbino sullo Yemen ha preso avvio da un primo incarico di ricerca ricevuto dal MAE nel 2010, che ha poi aperto la via a nuovi progetti (uno dei quali svolto in contatto con il Foreign Office britannico). Una collaborazione di questa intensità e continuità ha rappresentato un risultato rilevante già in sé stessa, per la qualità dell’interazione fra un’Amministrazione come il MAE e l’Università. Si tratta di sinergie non facili da realizzare e non così comuni nel panorama accademico italiano (come il MAE stesso ci ha confermato), mentre esperienze come queste appaiono invece ben strutturate in altri Paesi europei, come Francia e Gran Bretagna, dove sono quasi la regola, a vari livelli».

La Conferenza viene realizzata dal CREA, nell’ambito di una serie di attività di ricerca sulle relazioni internazionali. Il prof Giuseppe Giliberti ci spiega: «Il CREA è stato costituito di recente presso il Dipartimento di Giurisprudenza. All’iniziativa partecipano anche il Dipartimento di Economia, Società e Politica e quello di Studi Internazionali. Storia, Lingue, Culture. Il CREA lavora nell’ambito dei ‘global studies’, cioè effettua ricerche interdisciplinari sui rapporti tra stati, territori e culture. Aderiscono, quindi, politologi, giuristi, economisti, storici, esperti di cooperazione allo sviluppo, diplomatici. Attualmente sono in preparazione anche progetti sulla tutela del patrimonio culturale euro-mediterraneo».

Athanasia Andriopoulou, ricercatrice dell’Università di Urbino si è occupata nello specifico degli aspetti organizzativi e logistici: «L’organizzazione del Convegno è stata una vera sfida! Organizzare la partecipazione di politici yemeniti, esperti americani, diplomatici italiani, tenere rapporti con Ambasciate, e nello stesso tempo fare ricerca è stato emozionante ma faticosissimo.

La collaborazione con il personale tecnico amministrativo del Dipartimento di Giurisprudenza e dell’Amministrazione centrale è stata fondamentale senza dimenticare il supporto logistico esterno dello Studio Synthesis di Daniela Cini. Comunque ne esco davvero arricchita sul piano personale e professionale».

 

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