“Urbino e la sua storia diventano un ponte per la migliore comprensione di una realtà anch’essa antichissima”
Il Ministro Queirolo Palmas sull’importanza politica della conferenza “Una finestra sullo Yemen”. 9 e 10 ottobre

8 ottobre 2013  |  di  |  Pubblicato in Home page Uniurb, In evidenza (A)

Avrà inizio domani 9 e proseguirà nella giornata del 10 ottobre la Conferenza internazionale “Una finestra sullo Yemen /A window on Yemen”, organizzata dal Ministero degli Affari Esteri (DG Affari Politici e di Sicurezza) e dall’Università di Urbino, Dipartimento di Giurisprudenza. L’evento rappresenta il più importante convegno sulle Primavere arabe che si sia tenuto finora in Italia. La Conferenza avrà luogo a ridosso della conclusione del Dialogo Nazionale, un processo politico-diplomatico che ha portato alla transizione dal vecchio regime di Saleh a quello nuovo, sotto l’egida dei “Friends of Yemen”, un gruppo di Paesi dei quali l’Italia fa parte.

Abbiamo intervistato il Ministro Plenipotenziario Stefano Queirolo Palmas, Vice Direttore Mediterraneo e Medio Oriente – Coordinatore per i Paesi del Golfo, Direzione Generale Affari Politici, Ministero degli Esteri, Italia.

Ministro, qual è il rapporto storico che intercorre tra l’Italia e lo Yemen? Perché Urbino?

«L’Italia e’ da sempre consapevole del fatto che lo  Yemen occupa una posizione geo-politica di rilievo. Per sottolineare l’idea di centralità geo-strategica del Paese ci riferiamo talora a quest’area con la definizione di “macroregione Sud Arabia-Corno d’Africa”. Lo stretto di Bab-El Mandeb, che immette nel Mar Rosso, è passaggio obbligato per i flussi commerciali che attraversano Suez  (vi transita una nave di bandiera o proprietà italiana in media ogni 7 ore), ed è luogo cruciale per il monitoraggio di minacce terroristiche, flussi migratori, traffici illegali e pirateria. Per questo motivo l’Italia, come i maggiori partner europei e internazionali, ha da un lato sempre guardato allo Yemen con estremo interesse, dall’altro e’ sempre stata presente ed attiva a Sana’a, nonostante la complessa situazione di sicurezza, aggravatasi nel corso degli ultimi anni. Non e’ un caso che l’Italia sia stato il primo Paese a riconoscere lo Yemen nel 1926, anno nel quale venne firmato la prima intesa formale tra lo Yemen ed uno Stato straniero. Il 2 settembre 1926 venne infatti siglato l’accordo di amicizia e commercio tra il Regno D’Italia e l’Imanato dello Yemen, che prevedeva lo scambio di beni, attrezzature, costruzione di strade e stazioni telegrafiche nonché l’apertura di ambulatori sanitari nelle città più importanti del Paese. Come non ricordare poi le avventure yemenite del “Comandante Diavolo”, il leggendario Amedeo Guillet, che ebbe anche modo come Ambasciatore, dopo la seconda guerra mondiale, di dare un grande contributo per lo sviluppo dei rapporti bilaterali. E quanti anziani in Yemen ricordano ancora adesso la nostra memorabile missione medica. Nonostante in Italia la percezione del Paese sia legata all’immaginario fantastico della Regina di Saba, e,  con un riferimento più di recente, al bel documentario di Pasolini sulla cittadella di Sana’a, negli ultimi anni sforzi significativi sono stati fatti per la diffusione di aspetti meno conosciuti, ma non meno rilevanti. A questo riguardo i ricercatori e gli esperti dell’Università di Urbino, con il sostegno del MAE,  hanno fornito un importante contributo attraverso l’organizzazione di seminari e convegni con la partecipazione di esperti internazionali. In questo senso Urbino e la sua storia diventano un ponte per la migliore comprensione di una realtà anch’essa antichissima ma solo apparentemente lontana».

Qual è il senso politico della Conferenza di Urbino?

«Ci troviamo in un momento particolare e decisivo della transizione yemenita. Il Dialogo Nazionale, impegnato da marzo scorso ad individuare soluzioni possibili per gli assetti futuri del Paese,  sta concludendo i suoi lavori, seppure tra molte difficoltà e rinvii. Le sfide restano complesse e molteplici. Dagli assetti costituzionali, al decentramento amministrativo, alle riforme economico sociali ed agli imperativi della sicurezza. Con l’esigenza, da noi sempre sottolineata in tutti i fori internazionali dedicati allo Yemen – come nell’ambito del gruppo Friends of Yemen di cui l’Italia e’ stato uno dei fondatori – di garantire l’inclusività del processo e l’ownership yemenita. Peraltro progressi degni di nota sono stati realizzati, come riconosciuto anche dall’Inviato Speciale delle NU, Jamal Benomar.

Il convegno di Urbino si tiene quindi  in un momento decisivo della storia del Paese e vi sarà  l’opportunità, attraverso il coinvolgimento di protagonisti, esperti, diplomatici e di un personaggio fuori dall’ordinario come il Premio Nobel Karman, di una prima riflessione sui segnali che giungono da Sana’a. L’attività si inquadra nella tradizione italiana di stimolo ai processi di riconciliazione nazionale come parte della politica estera di sicurezza, come tassello indispensabile di ogni ricostruzione post-conflict e necessaria premessa di ogni institution building».

Come si inserisce il convegno nelle operazioni di pace nell’area del Golfo e del Mediterraneo?

«Il  Paese è stato uno dei protagonisti delle cosiddette Primavere arabe, al centro di un’originale transizione che ha coinvolto le Nazioni Unite e, per la prima volta nella storia della sua “politica di vicinato”, il Consiglio di Cooperazione del Golfo. Queste caratteristiche hanno impresso alla vicenda yemenita caratteristiche affatto differenti rispetto ad altre crisi d’area. Non bisogna infatti dimenticare che Sana’a rappresenta una componente di una regione più ampia, il cosiddetto “Mediterraneo allargato”, alla cui stabilità siamo direttamente interessati.

Oggi lo Yemen sta attraversando un periodo difficile, ed e’ obbligato ad essere un “consumatore netto” di sicurezza internazionale. Ma gli sforzi della comunità internazionale e la buona volontà di tanti amici yemeniti potrebbero un giorno contribuire a trasformare il Paese in un “fornitore strutturale” di sicurezza regionale. La stabilizzazione dello Yemen e il successo della sua transizione, una volta giunti a buon fine, potrebbero anche rappresentare un riferimento di graduale e negoziata evoluzione verso una società partecipativa per gli altri Paesi dell’area».

La conferenza si terrà nell’aula Magna di Palazzo Battiferri, via Saffi, 42. Tra gli ospiti d’onore, oltre al Ministro Palmas, parteciperanno il Premio Nobel per la Pace, Tawakkul Karman, l’Ambasciatore dello Yemen, Khaled Abdulrahman Al Akwa, Giacomo Sanfelice di Monteforte l’ex Ambasciatore d’Italia in India, Danya Greenfield del Consiglio Atlantico insieme a numerose autorità istituzionali e rappresentanti della società civile yemenite, diplomatici, politici italiani e stranieri, rappresentanti di think tanks strategici di vari paesi, ricercatori ed esperti.

 

 

 

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