“La gente vive nella società senza realmente entrare in rapporto con gli altri”
Giovanni Rossi, alias Gio Ross e la sua fuga nell’arte metafisica e introspettiva

28 ottobre 2013  |  di  |  Pubblicato in Home page Uniurb, Tempo Libero

C’è una lunga storia dietro l’urbinate Giovanni Rossi, classe 1972, attualmente insegnante di Storia dell’Arte al Liceo Classico di Urbino. E’ la storia della tradizione artistica di una città che, seppur con fatica, continua nel tempo a sperare nella bellezza salvifica. Il personale legame di colui che ai più è noto col nome di Giò Ross con questa tradizione, nasce dagli studi alla Scuola del Libro di Urbino e passa attraverso l’insegnamento del Maestro Antonio Battistini, recentemente scomparso, e alle sue lezioni di Illustrazione e progettazione.

La Porta, 2009

La Porta, 2009

“E’ stato lui a incoraggiarmi” racconta  l’artista “e a trasmettermi l’amore per l’arte e per la cultura in genere fino a laurearmi al DAMS di Bologna per poi conseguire l’abilitazione all’insegnamento di Storia dell’Arte”.

Quando è avvenuto il tuo ingresso nel mondo dell’arte?

“La mia prima personale la tenni nel 1996 a Carrara. Ci furono subito ottime risposte, se non altro per l’originalità delle mie opere, che denominai “ispezioni postali ai timidi”, oli e acrilici nei quali buste illustrate raccontavano storie attraverso le immagini”.

Da allora si sono succedute più di trenta mostre, gran parte delle quali personali, unite a importanti escursioni nella scenografia: suo, tra gli altri, l’allestimento del concerto di Antonella Ruggiero al Teatro Regio di Parma. Ultima mostra al Convento di Monteciccardo nel maggio di quest’anno.

Tecnicamente come si è dipanata la tua carriera artistica?

Dall’olio e dall’acrilico degli esordi, sono passato poi alle tecniche miste, al collage multi materico fino al digitale, abbinando frammenti di fotografie, videoinstallazioni e sculture dialoganti, che interagiscono con lo spettatore coinvolgendolo fin quasi a essere partecipe dell’opera.

La fonte ispiratrice?

Le mie opere nascono da una mia personale interpretazione della realtà, filtrata dalla letteratura, dall’analisi sociale, dall’attualità, dandone una rappresentazione metafisica, introspettiva. La mia ultima opera, “Economia esistenziale”, rappresenta trappole per topi

Ombra nella citta, 2006

Ombra nella citta, 2006

con portafogli intrappolati. In alto, delle bolle che salgono verso una dimensione ulteriore. E sull’alto di uno scivolo, una piramide nera proietta la sua ombra sulle bolle. Un’opera che nasce da concetti come lo “spaesamento” di Ilvo Diamanti: la gente vive nella società senza realmente entrare in rapporto con gli altri. Ma per poter cambiare le cose occorre conoscere, avere consapevolezza della realtà.

Oltre a Battistini, chi sono stati i tuoi mentori?

Tra i critici che mi hanno sostenuto e scritto su di me ricordo in particolare Salvatore Fiume, Enzo Gualazzi, Enrico Maria Guidi, Franco Martelli e Rodolfo Battistini.

Se l’arte è fine a se stessa, la tua aspirazione a cambiare il mondo come si rappresenta nelle opere?

Il mio linguaggio è fatto di simboli, per cui non vi è una rappresentazione esplicita. I simboli si combinano tra di loro per creare un pensiero, un messaggio che è un connubio di simboli, come nella mia opera citata: lo scivolo, le bolle, la piramide e la sua ombra.

Un linguaggio che raggiunge le corde dell’animo passando per la bellezza. E quando ci sarà una nuova occasione per confrontarsi con le tue opere?

La prossima mostra è in programma all’Isola di San Servolo a Venezia, dove presenterò diverse nuove opere. La data è tuttavia ancora da definire.

A proposito di date: in Urbino si discute da tempo in merito alla destinazione della Data. Tu hai un’idea in proposito?

Come artista non posso che sperare in uno spazio dedicato all’arte contemporanea. Ma non concepito staticamente come museo, quanto come luogo interdisciplinare per musicisti, attori, scrittori, giovani artisti, che si incontrano col pubblico, un luogo dove i linguaggi si incontrano e si scambiano esperienza e cultura.

Una fucina dell’ispirazione, fedele alle idee di Giò Ross. Vedremo se il tempo gli darà ascolto e ragione.

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