Maestri d’Ateneo
I docenti dell’Università di Urbino nel Novecento. Intervista alla curatrice Anna Tonelli

16 dicembre 2013  |  di  |  Pubblicato in Home page Uniurb, Università

In occasione del saluto per le festività, il rettore Stefano Pivato ha invitato tutto il personale alla presentazione del volume “Maestri di Ateneo” I docenti dell’Università di Urbino nel Novecento, a cura di Anna Tonelli che abbiamo incontrato.

Chi sono i “Maestri di Ateneo”?

In questo volume sono comprese 107 voci, come avanguardia rappresentativa di coloro che hanno insegnato a Urbino nel corso del Novecento. Basta scorrere le loro biografie e i loro profili per capire quanto questa università sia stata un luogo di studio e cultura di notevole livello, aperta ai fermenti innovatori e punto di riferimento di scuole scientifiche che hanno lasciato poi segni negli anni a venire.

Quali sono state le difficoltà maggiori che ha incontrato nel produrre una mappatura così esaustiva?

E’ stato un lavoro molto impegnativo che è durato circa due anni, fra ricerca dei personaggi da biografare, autori ai quali assegnare la voce, e raccolta e revisione dei testi. Il risultato è un volume di oltre 600 pagine. Ma nonostante la fatica che spetta sempre ai curatori, la soddisfazione è stata altrettanto grande, dal momento che ritengo questa raccolta fondamentale per la storia del nostro ateneo. Ha iniziato il professor Paolo Giannotti e io ho continuato e portato a compimento l’impresa.

Com’è strutturato il volume?

Non è un semplice dizionario, anche se ispirato al Dizionario Biografico degli italiani, ma una ricognizione delle personalità che hanno lasciato un segno nella storia di Urbino. Ogni biografia racconta il vissuto del personaggio, lo inquadra nel contesto del suo tempo, spiega lo sviluppo delle opere scritte o dei progetti portati a termine. Il volume rispetta le tre grandi tradizioni che connotano Urbino: quella umanistica, scientifica e giuridica senza tralasciare quella politica, economica, sociale. Lette di seguito, le biografie raccontano non tanto e non solo la corporazione degli insegnanti, ma la storia di un’università come luogo di libertà, di incontro e confronto, in cui la trasmissione dei saperi si apre a prospettive più ampie e di lungo termine.

Come sono stato scelti gli autori?

C’è stata grande partecipazione per l’attribuzione delle biografie. La maggior parte degli autori proviene dalla nostra università, testimoniando il legame che continua tra passato e presente. Ma numerosi sono anche gli “esterni”, studiosi autorevoli con cattedre e ruoli in altri atenei, a dimostrazione di come l’eredità dei maestri urbinati si sia irradiata altrove.

Chi vuole menzionare in proposito?

Tra gli autori esterni, sicuramente Remo Bodei, uno dei più autorevoli filosofi italiani, con cattedra in America, che ha accettato di biografare Arturo Massolo, un maestro che ha considerato fondamentale per la sua formazione; e poi Ercole Sori, Rita Pierini, Piero Alessandrini, Giovanni Tocci, solo per citarne alcuni. Tutti mi hanno ringraziato per essere stati coinvolti in questa impresa: di solito è il curatore a dover ringraziare, il fatto che l’abbiano fatto loro per primi è il segno del rispetto e dell’affezione alla tradizione urbinate. In molti hanno capito l’onere e l’onore di un volume così importante.

Cosa le ha sorpreso di più in questa ricerca?

Attraverso le biografie, ho scoperto che alcuni docenti prestigiosi a livello nazionale e internazionale avevano insegnato a Urbino. E mi ha sorpreso l’impronta forte e l’eredità che hanno lasciato, costruendo una scuola che poi si è diffusa anche in altre direzioni. Un nome per tutti: Cesare Luigi Musatti, uno dei profili più interessanti del volume, che da qua ha poi dispensato le sue “lezioni” dentro e fuori l’accademia.

Altri nomi e ruoli dei Maestri?

Ovviamente non tutti hanno lo stesso peso scientifico, ma ognuno ha dato comunque un contributo importante. Sarebbe riduttivo nominarne solo pochi, ma certamente spiccano i nomi dei fratelli Rocco pur per contributi durante il fascismo, di Augusto Campana, di Mario Luzi, di Scevola Mariotti, di Renato Treves, di Livio Sichirollo, di Aldo Maria Sandulli, di Enzo Santarelli e potrei proseguire ancora. Questi rappresentano un’ eccellenza che dimostra la capacità di attrazione di un ateneo che è entrato nei più importanti circuiti accademici italiani.

Le sue più grandi soddisfazioni?

Innanzitutto a questo lavoro lego un senso di appartenenza forte a questa Università, maturato dopo i miei studi a Bologna. Ho imparato ancora di più a conoscere il tessuto di un ateneo che è cresciuto anche attraverso i docenti che vi hanno insegnato. In questo modo possiamo capire chi eravamo e chi siamo oggi. In un momento in cui la storia e la memoria vengono spesso dimenticate o stravolte, mi pare che Maestri di ateneo possa costituire un punto fermo per la nostra comunità scientifica e accademica. E sono orgogliosa di essere riuscita a portare a compimento la missione.

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