“Non potevo stare senza dipingere”
Americo Salvatori in mostra al Pinxit fino al 5 gennaio

17 dicembre 2013  |  di  |  Pubblicato in Fuori Urbino, Home page Uniurb

a cura di Elisa Grassi (Redazione Studenti)

Fino al 5 gennaio Urbino sarà lieta di ospitare la collezione di dipinti del noto artista contemporaneo Americo Salvatori. La mostra sarà esposta presso il Pinxit in Piazza della Repubblica. Un percorso in una dimensione paradisiaca, attende il visitatore, all’insegna di paesaggi mozzafiato e cieli degni di un discepolo del  Barocci. Abbiamo incontrato l’artista.

 

Ci descriva in poche parole chi è Americo Salvatori.

Questa è forse la domanda più difficile. In tanti anni non ho ancora capito chi e cos’è Americo Salvatori.

Quando è stata la prima volta che ha preso in mano un pennello e ha capito che quella sarebbe stata la sua strada?

Ho capito che non potevo stare senza dipingere quando mi sono allontanato di più.

Ho frequentato l’Accademia Delle Belle Arti in Urbino e,  una volta diplomato, ho fatto tutto il possibile per riuscire ad allontanarmi, a “disintossicarmi” dalla pittura. Ma senza successo.

Nella mia famiglia c’è già un artista e, conosciuta la persona,  il suo cattivo carattere e il comportamento che questa aveva… Ho lottato con tutte le mie forze per discostarmi e non assomigliare nemmeno un po’ a lui. Ho cercato altre strade, ho fatto l’Isef e ho lavorato in alcune palestre e piscine. E proprio quando ero riuscito a creare un altro Americo Salvatori, ho capito che non potevo stare senza dipingere. Sentivo dentro di me questo bisogno, non mi sentivo completo senza il mio pennello e i miei colori.

L’Arte è un esigenza?

Se un ragazzo mi viene a chiedere come deve fare per dipingere e riuscire a farlo nel migliore dei modi io rispondo: se il giorno che non ti incontri con la tela, non crei e non disegni niente ti senti bene e sei tranquillo…allora fai un altro lavoro. Perché l’arte,come ho già detto, è un’esigenza profonda. Un “qualcosa” difficile a spiegarlo a parole.

Possiamo affermare che l’artista sia un personaggio enigmatico che nasconde la sua personalità e i suoi pensieri all’interno: della tela, dietro una pennellata più o meno pesante, o all’ombra delle sue stesse sfumature. Che cosa nasconde Americo nelle sue opere?

La pura e semplice ricerca dell’armonia. La ricerca di un mondo in armonia, in perfetto equilibrio. Anche se la realizzazione non avviene in modo così tranquillo. Quando dipingo sono inquieto, agitato, a volte tremo, ho paura di non raggiungere l’obbiettivo e alle volte ho paura di raggiungerlo. Ma è un sentimento necessario alla realizzazione del quadro. E’ necessaria una tensione per far sì che il dipinto “vibri”, così come vibra una nota musicale. A volte le due cose vanno di pari passo.

Soffermandoci sulle sue  opere, oltre alla bellezza e alla serenità che emanano; si notano questi titoli così particolari…

Si, oltre ad essere un modesto pittore sono in contemporanea anche un musicista. Un appassionato di musica classica e da camera.  Infatti, alcuni miei dipinti hanno gli stessi titoli dei movimenti all’interno delle Suit di Bach. Esempio “Sarabande” movimento lento della Suit di Bach.Altri invece vengono dal mondo del Jazz.

Ascolta musica mentre crea le sue opere?

Si, ma solamente quando il dipinto è già avanzato nelle rifiniture.  In fase di impostazione ho bisogno solo di silenzio. La musica finirebbe col mettersi tra me e il dipinto creando una barriera.

Possiamo notare come  in questa collezione di opere, predominano i paesaggi. Perchè questa scelta? I paesaggi sono reali?

In questa collezione ho deciso di occuparmi soprattutto di paesaggi perché con la natura riesco più semplicemente a  ottenere l’effetto che desidero. Il desiderio di equilibrio e armonia.

Sono certamente paesaggi reali, ma non ricordo i nomi. Quando vado a fare camminate o in giro con la macchina per cercare ispirazione, fotografo o abbozzo piccole scene o particolari differenti che uniti insieme possono dare vita a paesaggi e luoghi totalmente diversi dall’originale.

Ha un’opera alla quale tiene di più ?

No e non l’ho mai avuta. Ai tempi dell’accademia il mio prof. Galiani mi ripeteva spesso di non affezionarmi mai ai quadri, perché dovevano essere venduti. I quadri devono uscire e l’artista non deve decidere a chi venderli. Ricordo un episodio particolare. Ero giovane e alle prime armi, avevo allestito una mostra con i miei primi dipinti quando si avvicinò ad un mio quadro un signore dai modi rudi e sgarbati; che in malo modo mi chiese il significato di quell’opera. Io glielo spiegai e quando volle acquistarlo gli dissi di no. Non lo ritenevo degno di possedere quel dipinto, non era riuscito a capirlo e sarebbe stato sprecato. Così mio cugino Nicola il quale aveva assistito alla scena, mi chiese spiegazioni per il mio gesto. Gli risposi che non volevo dare un mio quadro, frutto di un duro lavoro, ad una persona cosi superficiale. Nicola mi rispose: «proprio per questo dovevi venderglielo. Il tuo quadro avrebbe aiutato i suoi figli ad essere meno superficiali». Ed aveva ragione.

Può descriverci brevemente una sua opera ? Quella che ritiene più soddisfacente dal punto di vista armonico.

Non sono mai pienamente soddisfatto del risultato. Ma ce n’è uno che ha anche un significato particolare. Si intitola “Tanto suono lo stesso ( autoritratto)”. In questo dipinto c è un bambino che sta cercando di suonare un trombone. Quel bambino sono io, da piccolo accompagnavo mio padre il quale suonava nella banda del paese;  quando la banda si riposava o faceva una sosta io prendevo lo strumento di mio padre e iniziavo a soffiarci dentro, senza però ottenere alcun risultato. Da qui il titolo “Tanto suono lo stesso”. Ho collocato successivamente il bambino in un ambiente in cui domina la natura, vicino enormi cascate. In questo posto anche se il piccolo riusciva a suonare nessuno l’avrebbe udito. Ma tanto io …”suono lo stesso”.

 

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