Informazione e sanità a servizio del cittadino
Report della Conferenza al Polo Volponi, promossa dal Master MIOS e dal DISCUM, per trattare il rapporto tra i media e le tematiche sanitarie

18 dicembre 2013  |  di  |  Pubblicato in Home page Uniurb, Post Opinion

a cura di Alessandra Bruno e Sofia Mazzanti (Redazione Studenti)

È possibile che informazione e sanità vadano di pari passo, perseguendo un obiettivo comune? Questa è solo una della domande che sono state poste giovedì 12 dicembre al seminario “La qualità dell’informazione in sanità nella società della rete”, tenutosi presso il Polo Volponi  nell’ambito del Master MIOS (Management Innovativo delle Organizzazioni Sanitarie) del Dipartimento di Scienze della Comunicazione e Discipline Umanistiche. Presenti giornalisti e responsabili del settore sanitario, che hanno trattato dell’importanza della buona informazione in materia di salute: ciò che rende delicato questo tema è sicuramente l’urgenza di offrire ai cittadini notizie quanto più precise e veritiere su ciò che accade all’interno delle strutture sanitarie.

Secondo Licia Caprara, giornalista de “Il Sole 24Ore Sanità”, quattro sono i punti da rispettare per contribuire alla formazione di una nuova coscienza del cittadino. Innanzitutto la chiarezza: limitare l’uso del gergo specialistico e del linguaggio tecnico; massima cautela: i media non devono usare la sanità per fare “una notizia”; no all’autoreferenzialità: diffidare da frasi propagandistiche del tipo “Siamo i primi a…” da parte delle aziende sanitarie; no alla superficialità: in parte a carico dei giornali stessi, che dovrebbero evitare il “giornalismo sensazionalistico”, in parte a carico delle strutture sanitarie, che dovrebbero assicurare una perfetta comunicazione non solo con l’esterno ma anche all’interno delle organizzazioni.

Secondo Franco Elisei, de “Il Messaggero Marche”, serve un’unità di crisi che non si preoccupi solo di trovare una soluzione interna ai problemi comunicativi delle aziende sanitarie, ma che si occupi anche di gestire quella esterna: si tratta infatti di un rapporto a tre, tra istituzione, media e cittadini. Solitamente, in una situazione di crisi sanitaria, la stampa pone sempre tre domande: ci sono conseguenze/vittime? Quali sono le cause? Ci sono responsabilità? Negli ultimi tempi c’è la tendenza a preferire il giornalismo di cronaca, che si basa appunto su situazioni di criticità; ma in campo sanitario è importante anche un giornalismo divulgativo, che tenda ad informare meglio i cittadini.

Più volte si è sottolineata l’importanza di un’informazione di qualità che dipende, ovviamente, dalla comunicazione: una mala comunicazione è ingovernabile e certamente dannosa, poiché costringe i cittadini, che spesso non trovano risposte da un professionista, a rivolgersi alla rete (Silvia Sinibaldi del “Corriere Adriatico” Pesaro). Talvolta, però, le notizie del web sono “senza volto”, ovvero non è possibile verificarne l’attendibilità (Luigi Luminati de “Il Resto del Carlino” Pesaro).

Un ruolo importante è svolto nelle organizzazioni sanitarie dalle strutture dedicate alla cura dell’informazione (ufficio stampa – Loretta Signoretti di Marche Nord) e della comunicazione, della relazione con il cittadino  (Marilena Alessi, responsabile Comunicazione e Urp di Marche Nord). Attività che non può essere considerata occasionale e residuale, ma va gestita con competenza e continuità. Giorno per giorno,  si deve costruire un rapporto di fiducia con il cittadino, praticando l’ascolto e il dialogo, nell’erogazione dei servizi.

Secondo Gea Ducci, direttore del Master MIOS, i direttori sanitari dovrebbero lavorare di più in rete, con l’informazione digitale e le nuove forme di comunicazione, quali i social network, strumenti con cui dialogare, accogliere suggerimenti, osservazioni dei cittadini, produrre e condividere informazioni.

E’ proprio sulla sanità ad Alta Comunicazione, sulla sanità in rete che si è dibattuto nella seconda parte del seminario.

Uno strumento digitale di recente introduzione nel nostro Paese, il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), favorisce l’empowerment del cittadino e il contatto con i professionisti della sanità. Come ha illustrato Mauro Moruzzi (direttore Cup2000) ogni cittadino potrà decidere di inserire nel FSE dati che riguardano la propria salute, in modo autonomo, gli operatori sanitari saranno obbligati a farlo, contribuendo a costruire nel tempo la storia clinica e di salute di ogni persona, con ricadute positive sulla presa in carico del paziente.  In questa fase, questo strumento di e-Health è stato introdotto in modo diversificato nelle varie regioni italiane: Lella Mazzoli (direttore DiSCUm) ha mostrato i dati dell’Osservatorio Nazionale sull’utilizzo del FSE da cui emerge una realtà ancora a macchia di leopardo, con regioni più avanzate di altre.

Altra importante frontiera della comunicazione pubblica in sanità consiste nell’utilizzo dei social network per interagire con il cittadino. Da una ricerca condotta per la prima volta in Italia da Alessandro Lovari ed Elisabetta Cioni (Università di Sassari) sulla presenza delle Aziende Sanitarie Italiane su Facebook, Twitter e Youtube, risulta un utilizzo ancora parziale e unidirezionale di questi strumenti per comunicare con il cittadino. Nonostante gli sforzi, gran parte delle aziende difettano di pianificazione, non adottano policy d’uso dei social network, e si avverte il bisogno di accrescere le competenze comunicative per una gestione davvero “relazionale” delle pagine.

Per concludere, il sistema della salute è in crisi, dal momento che alcuni cambiamenti in questo campo hanno portato ad un malfunzionamento dello stesso: non è sufficiente basarsi sulla denuncia, servono nuove idee e proposte per salvare l’universalità del sistema delle cure. Questo è possibile solo grazie ad una stretta collaborazione tra Sanità ed Informazione e, come sostiene Licia Caprara, “c’è da mettere in campo un po’ più di passione”.

 

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