Laicità e pluralismo religioso in Italia
Giuseppe Dalla Torre, rettore della LUMSA, domani all’Istituto superiore di scienze religiose

13 febbraio 2014  |  di  |  Pubblicato in Home page Uniurb, In evidenza (B)

Venerdì 14 febbraio (ore 17,15) Giuseppe Dalla Torre, rettore della LUMSA, terrà la prolusione sul tema Laicità e pluralismo religioso in Italia, per l’anno accademico in corso dell’Istituto superiore di scienze religiose (Collegio Raffaello, Piazza della Repubblica, 13).

Il professor Giuseppe Dalla Torre è un noto giurista, ordinario di diritto canonico ed ecclesiastico, che ha rivestito in passato delicati incarichi istituzionali, non ultimo quello di Segretario della Delegazione governativa per la revisione del Concordato lateranense (1976-1983) che ha portato ad un nuovo assetto dei rapporti tra Stato e la Chiesa Cattolica. Ha fatto parte del Comitato nazionale per la bioetica. Editorialista di diversi quotidiani, ha pubblicato un testo largamente recensito dalla stampa specializzata, Lessico della laicità (edizioni Studium, Roma 2007).

«La questione della laicità – spiega il professore Dalla Torre – si è venuta ponendo, da noi, quando il fenomeno del pluralismo religioso acquistava ormai una evidente consistenza, sotto l’incalzare del processo immigratorio. Ma non fu il divenire dell’Italia una società religiosamente plurale a scatenare il dibattito sulla laicità, svoltosi prevalentemente a livello dottrinale e della stampa d’informazione, piuttosto che a livello della società. Basti pensare che dopo la famosa sentenza del 1989, con cui la Corte costituzionale indicò la laicità come uno dei principi supremi dell’ordinamento costituzionale, davvero esiguo è stato il numero delle sentenze che hanno fatto leva su tale decisione.

Che lo Stato italiano sia laico, oggi non lo nega nessuno; che debba essere tale, è cosa generalmente riconosciuta. Dove nascono i problemi è nell’individuare che cosa sia laicità e se si dia un’unica nozione di laicità. Nel caso italiano l’idea di laicità contenuta nella Costituzione non è limitativa del diritto di libertà religiosa, ma piuttosto favoritiva dello stesso e strumentale alla sua realizzazione. Alla luce dell’odierno pluralismo religioso,  la Carta prevede che lo Stato negozia con le singole confessioni religiose la disciplina giuridica di cui esse saranno poi destinatarie. Una felice intuizione dei nostri costituenti, che nell’ormai lontano 1947, pensarono al sistema delle Intese di cui all’art. 8 Cost. per non distanziare il regime giuridico delle confessioni diverse dalla cattolica da quello della Chiesa cattolica, che appunto è retto da un accordo: il Concordato. Ma oggi la previsione di una pluralità di accordi con la pluralità di comunità religiose presenti sul territorio nazionale appare felice perché, salvaguardati i principi costituzionali inderogabili, sia dato a ciascuna il suo, cioè sia rispettata la sua identità, e sia così più largamente ed effettivamente assicurato il diritto di libertà religiosa».

 

 

 

 

 

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