Cirene, nuove rivelazioni dalla ricerca di Oscar Mei
Presentato all'Accademia dei Lincei l'ultimo lavoro editoriale della missione archeologica di Uniurb

4 marzo 2014  |  di  |  Pubblicato in Home page Uniurb, Innovazione, Slider

Gli studi su Cirene della Missione Archeologica Italiana dell’Università di Urbino approdano all’Accademia nazionale dei Lincei, dove l’accademica Paola Pelagatti ha presentato alla prestigiosa istituzione culturale nata nel 1603 il VI volume della collana Cirene “Atene d’Africa” di Oscar Mei, il docente dell’Ateneo di Urbino impegnato da anni nella Missione condotta dal 1997 da Mario Luni,  erede di Sandro Stucchi e Lidiano Bacchielli. L’opera “Cirene e la ceramica Laconica” edita da Bretschneider per la preziosa collana “L’Erma” raccoglie ed esamina la produzione di 466  ceramiche di Sparta, capitale della Laconia, durante l’Età Arcaica (VII – V Sec. A.c.) e giunte a Cirene attraverso i continui contatti tra le due città.

Oscar Mei e Paola Pelagatti

il professore Oscar Mei e l’accademica Paola Pelagatti

“La ceramica Laconica è importante sotto molti aspetti – spiega Mei – non soltanto per la sua bellezza, spesso estremamente raffinata, ma anche perché ci permette una datazione precisa dei monumenti, grazie alle coeve rilevazioni stratigrafiche. I 77 pezzi rinvenuti negli ultimi 15 anni dalla nostra missione  ci hanno inoltre consentito di scoprire e storicizzare i flussi commerciali che attestano lo stretto legame fra Cirene e Sparta”.

Un colonia spartana sulle coste dell’Africa, dunque.

“Cirene è colonia di Thera (Santorini), a sua volta colonia di Sparta, quindi i legami tra le due città erano stretti, si tratta di un’ulteriore conferma della diretta committenza di coloni spartani verso la patria d’origine. I manufatti giungevano attraverso le rotte commerciali che dalla Grecia costeggiavano l’Asia Minore e l’Egitto prima di giungere a Cirene”.

Straordinario il pezzo che in copertina riassume i caratteri delle ceramiche Laconiche:  si tratta della “Coppa di Arcesilao”, rinvenuta a Vulci, in Etruria, nel 1832 e ora al Cabinet des Médailles di Parigi. Dalle dimensioni insolitamente ampie che ne attestano il valore fin dall’origine, raffigura Arcesilao II, Re di Cirene tra il 560 e il 550 a.C., mentre assiste alla pesatura e allo stivaggio in nave di ingenti quantità di fasci di Silfio, la pianta che fece la fortuna di Cirene tanto da esserne il simbolo rappresentato sulle sue monete e oggi inesorabilmente estinta.

Professor Mei, ma cos’aveva di tanto importante questa pianta da essere rappresentata in un vaso così prezioso?

“Del Silfio si sono perdute le tracce ormai da secoli” rivela Mei che continua: “Era una pianta del genere Ferula e cresceva soltanto in Cirenaica, rappresentandone la principale fonte di ricchezza. In tutto il Mediterraneo era infatti considerata una sorta di panacea, donata a quelle terre dal dio Apollo del quale, nella su accezione di Apotropaios, che protegge dai mali, la nostra missione ha recuperato il Santuario, collocato appena fuori le mura dell’antica città. Probabilmente la  Coppa accompagnò un carico di Silfio inviato da Arcesilao in Etruria”.

Come tessere di un mosaico, la missione dell’Ateneo di Urbino a Cirene sta dunque rivelando giorno dopo giorno un’immagine dell’Atene d’Africa destinata a far riscrivere i libri di storia. E non è ancora finita.

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