“L’ottimismo è pensare che tutto si possa risolvere”
Oscar Farinetti all’Università di Urbino riceve il Sigillo d’Ateneo

7 marzo 2014  |  di  |  Pubblicato in Home page Uniurb, In evidenza (A), Slider

Intervista a cura di Anuska Pambianchi e Donatello Trisolino. Ha collaborato Alessandra Bruno (Redazione Studenti)

Oscar Farinetti, patron di Eataly, all’Università di Urbino nel suo incontro su “Il coraggio di intraprendere” ha lanciato il suo messaggio di ottimismo. Vi proponiamo l’intervista che ha rilasciato a UniurbPost.

In Italia chiudono due aziende all’ora, la disoccupazione giovanile ha stabilito un record storico e, come ci dicono i dati di ieri il Pil si sta abbassando sempre di più. Nonostante tutto, l’ottimismo è ancora il profumo della vita?

Sì, l’ottimismo non è pensare che tutto vada bene, ma che tutto si possa risolvere. Bisogna essere ottimisti soprattutto nei momenti di crisi. Anche se in questo periodo non siamo nella ‘cacca’, ma nel letame, bisogna avere il coraggio di pensare per il meglio. Ma come diceva un grande poeta genovese “[…] Dal letame nascono i fior”.

Visto il momento storico, si può insegnare ai ragazzi l’ottimismo?

La mia generazione, quella che ora ha cinquanta, sessanta anni, non ha il diritto di insegnare niente ai giovani. La mia generazione è quella che ha lasciato due miliardi di debiti e tanti errori ai giovani di oggi.

Il Presidente Renzi ha sottolineato il tema del “Made in Italy” come priorità del governo, lei che è tra i più autorevoli ambasciatori del “Made in Italy” nel mondo, che suggerimenti può dare al Presidente (o forse glieli ha già chiesti)?

Ogni Paese ha il petrolio sotto il proprio sedere, per esempio il gas in Russia. Noi italiani abbiamo il “Made in Italy”, ciò che i nostri antenati ci hanno lasciato in eredità. Abbiamo il 70 % del patrimonio artistico mondiale, abbiamo tradizioni importanti, il cibo, i paesaggi più belli del mondo.

Eataly sarà grande protagonista all’Expo 2015. Che ruolo avranno le Marche con le sue eccellenze e tipicità agroalimentari all’interno di questa esposizione mondiale?

Le Marche avranno un ruolo primario, come tutte le altre regioni d’eccellenza. Avete il vino bianco migliore d’Italia, sì, ovviamente si parla di Verdicchio, la seconda carne più buona a livello nazionale, sapete cucinare il pesce come pochi. Siete una regione da performance, all’Expo 2015 avrete un ristorante dedicato alle vostre specialità.

Ha visto il film “La grande bellezza”? Le è piaciuto?

È un film straordinario che rappresenta il nostro Paese. È interessante notare che gli americani ci abbiano dato un Oscar per i nostri vizi. Il tema della bellezza è molto sentito: il nostro Eataly di Roma è dedicato alla bellezza, all’ingresso c’è una scritta che dice “La bellezza salverà l’Italia”.

 

Quanto coraggio serve all’Italia?

Se non si cambia, non si combina niente: più un popolo è potente, più è propenso ai cambiamenti, all’integrazione tra i vari paesi. La situazione [in Italia] si migliorerà solo tramite una parola: rivoluzione. Un 33 % dei politici sono peggio di noi, un 33 % è come noi e l’altro 33 % è meglio di noi. La rivoluzione deve partire da quest’ultimo 33 %, ma sono ottimista. In questo momento l’Italia non ha il coraggio di intraprendere, ma dobbiamo infonderle noi questo coraggio. È il momento di tirar fuori le ‘palle’. Nelson Mandela cambiò la situazione del Sudafrica in soli sei mesi, abolì l’apartheid in tre. È possibile cambiare.

Quanto le Marche contribuiscono alla qualità del “Made in Italy”?

Le Marche hanno un problema di narrazione. Io sono piemontese e noi piemontesi, forse perché vicini alla Francia che è un gran paese di narratori, sappiamo narrare la realtà. Voi dovete saper raccontare di più e meglio.

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