Ricerca scientifica e bioetica
Le domande difficili di Marco Rocchi, domani a Unistem day 2014

13 marzo 2014  |  di  |  Pubblicato in Home page Uniurb, Post Opinion

In occasione di Unistem day 2014, gli studenti delle Scuole Superiori saranno coinvolti in un momento di apprendimento e di confronto sulla ricerca delle cellule staminali, sul presente e futuro della scienza e sul delicato rapporto tra cellule staminali e bioetica, argomento molto discusso e che verrà presentato nella giornata di “Unistem day” dal professore Marco Rocchi del Dipartimento di Scienze Biomolecolari dell’Università di Urbino, docente di statistica medica, membro del Comitato etico per la sperimentazione umana dell’Università di Urbino e membro del Comitato etico dell’Azienda Ospedale Riuniti Marche Nord.

Professore Rocchi, sono le staminali embrionali, insieme al tema della clonazione, a sollevare i più forti problemi di carattere etico, che non hanno ancora trovato risposta. Quali sono i limiti di liceità alla pratica medica e alla ricerca scientifica perché il progresso avvenga nel rispetto della persona umana?

Il problema delle staminali solleva questioni etiche difficili da risolvere. Io penso che sia più importante farsi domande che dare risposte. Si pone, in primo luogo la nota questione di carattere generale se la ricerca deve essere libera oppure vincolata. E ancora, si apre la questione della liceità, che alimenta il discusso dibattito etico sull’uso o meno delle cellule staminali embrionali, cioè quelle ottenute distruggendo un embrione, anche se sappiamo si tratta di embrioni soprannumerari che quindi sarebbero comunque inutilizzabili per le fecondazioni assistite. E comunque, quand’anche si ritenga eticamente di produrre embrioni soprannumerari, una volta che questi esistano nei congelatori, è eticamente lecito utilizzarli? (la questione è definita dagli eticisti “intervento in medias res“, cioè a fatto, eticamente discutibile, già avvenuto). La legge italiana ci dice che non si possono impiegare gli embrioni soprannumerari presenti in Italia ma non c’è divieto per quelli che si possono importare da fuori Italia, tenendo sempre presente che andrebbero distrutti. Un’altra questione aperta è poi quella di chiedersi se abbia senso utilizzare ovociti e spermatozoi non più utilizzabili, per produrre embrioni da impiegare per questi scopi? Il fatto che sia cambiata l’intenzione con cui gli embrioni vengono prodotti, cambia la sostanza etica? Sembrerebbe di no, ma la questione è controversa. Un’altra questione riguarda la terminologia che a mio parere dovrebbe essere neutra: ad esempio parlare di staminali etiche (quelle per le quali  Shinya Yamanaka ha vinto il Premio Nobel per la medicina) lascia intendere che le altre non siano etiche… In definitiva, però, la questione è se la scienza debba essere libera oppure no. Secondo Strauss qualunque dibattito di tipo etico dopo qualche battuta conduce a Hitler. Si tratta della reductio ad Hitlerum, la cosiddetta scusante che pone i paletti alla libertà della ricerca scientifica. Ma, a ben vedere, la scienza ha fatto le cose peggiori (sotto il nazismo, appunto) proprio quando non era libera, ma asservita al potere politico. La scienza forse potrebbe autoregolarsi, ma se così non fosse, chi deve porre dei limiti? Lo Stato o la Chiesa?

Sappiamo che la posizione della Chiesa cattolica è di assoluta contrarietà riguardo alla ricerca sulle cellule staminali embrionali. La Chiesa fa riferimento alla possibilità di utilizzare cellule staminali adulte per raggiungere le stesse finalità che si intenderebbe raggiungere con le cellule staminali embrionali e indica questa come la via più ragionevole e umana da percorrere per un corretto e valido progresso in questo nuovo campo che si apre alla ricerca e a promettenti applicazioni terapeutiche. Cosa ne pensi?

Quando la Chiesa cattolica propone la sua tesi di etica assoluta compie il suo ruolo. Semmai la questione è se uno Stato laico debba sempre supinamente adagiarsi alle indicazioni della CEI. E, tornando alla Chiesa, la questione è se deve emergere questa etica assoluta (fatta di imperativi categorici) soltanto su questa questione quando su altre pare cedere a un’etica utilitaristica (nella quale cioè il bene è stabilito non sull’azione in sé, ma sulle sue conseguenze). Ad esempio, il catechismo ci insegna che la Chiesa cattolica non ha mai manifestato totale avversione alla pena capitale. Stesso atteggiamento tiene nei confronti della guerra, almeno quando questa abbia caratteristiche che la definiscono come “giusta”. Queste appaiono concessioni a un’etica utilitaristica. Ma la Chiesa non dovrebbe fare emergere sempre la sua etica assoluta?

I ragazzi come dovrebbero porsi nei confronti di questi temi?

Sempre con atteggiamento critico di fronte a qualsiasi questione. Non lasciarsi influenzare da un’informazione di parte. Invito, dunque, i ragazzi ad ascoltare anche la mia tesi con lo stesso senso critico.

Comments are closed.

Seguici su Twitter…

Social Media

Guida ai servizi

University of Urbino su LinkedIn


UniurbPost - Online Magazine dell'Università di Urbino Carlo Bo 2017 © Tutti i diritti sono riservati
UniurbPost | Online Magazine dell'Università degli Studi di Urbino Carlo Bo
Direttore responsabile | Direttore editoriale
Credits → Registrazione presso il Tribunale di Urbino n. 231 del 14 luglio 2011