Quando Penelope si mette in viaggio
Diario di bordo, in pullman, di una nostra studentessa calabrese

26 marzo 2014  |  di  |  Pubblicato in Home page Uniurb, Tempo Libero

di Alessandra Bruno (Redazione Studenti)

Il mito del viaggio ha influenzato generazioni di uomini: da Omero a Kerouac, la strada è sempre stata sinonimo di libertà e avventura.  Nonostante ciò, credo che anche Odisseo avrebbe preferito trascorrere altri dieci anni in mare piuttosto che sorbirsi dodici ore di viaggio in pullman.

Sono esagerata? Calabrese di nascita e urbinate per adozione, sono costretta una volta ogni due, tre mesi, a intraprendere un’estenuante Odissea personale. Più volte ho sentito la gente lamentarsi dell’alto tasso di studenti meridionali presenti a Urbino, ma quello che mi sono sempre chiesta è: sanno quanti sacrifici facciamo per venire fin quassù?

E dire che sono anche tra i più fortunati poiché il pullman è paradossalmente una soluzione “comoda”: parto dalla mia città la mattina e arrivo a Urbino (Mercatale) dodici ore dopo. Ci sono ragazzi che pur di non spendere sessanta euro di biglietto per ‘salire’ all’università ogni volta (sappiamo bene quanto pesi una cifra così per uno studente), sono disposti a svegliarsi alle quattro del mattino per andare in macchina in un punto dove prendono un pullman diretti a una stazione ferroviaria per prendere un treno per Pesaro e da Pesaro in navetta finalmente a Urbino.

Ecco il mio diario di bordo

Ore 10:00: suona la sveglia. Alle narici mi arriva l’odore di caffè e mortadella e questo significa solo una cosa: mia madre è già operativa e sta preparando le provviste per il viaggio.

Ore 10.30: tra caciocavalli e salsicce sottovuoto, la valigia sembra esplodere, ma consacrando la mia anima a Ermes, dio dei viandanti, riesco a chiudere la zip.

Ore 11:05: sono alla fermata, imbacuccata con guanti, sciarpa e cappello, consapevole che la sera troverò a Urbino  solo una manciata di gradi ad accogliermi. Porgo l’ultimo saluto commosso al sole quasi africano.

Ore 11:45:  cambio di autobus. Le valige e i pacchi carichi di conserve vengono smistati secondo il criterio di destinazione, mentre io adocchio il mio posto di sempre, il numero 18. Mi spiego: nessuno prende mai il posto 17 (per scaramanzia immagino), così ho il mio personale posto ‘deluxe’.

Ore 13:15: ancora in viaggio. Intanto per il pullman comincia a diffondersi l’odore di insaccati.

Ore 14:30: pausa, finalmente! In bagno la fila è chilometrica  e mi viene quasi da piangere quando devo sborsare  due euro e cinquanta centesimi per una bottiglietta di coca cola.

Ore 15:15: si riparte e gli schermi vengono tirati giù. Silenziosamente prego i miei Lari affinché non mettano il dvd di “Benvenuti a Sud” per l’ennesima volta.

Ore 16:30: “Benvenuti al Sud” ha vinto di nuovo,  facendo commuovere tutti, come sempre. Ormai penso che sia d’obbligo mettere su Bisio e Siani durante un viaggio verso Nord.  C’è il cambio d’autista e fanno passare per le fila dei cioccolatini: è un segno di speranza, possiamo farcela.

Ore 17:00: ora stanno trasmettendo “Benvenuti al Nord”: la testa comincia a girare e la stanchezza mi costringe a cercare una posizione comoda per appisolarmi. Tra gli strilli di Siani, gli ‘sballonozolamenti’  del pullman e le risate dei viaggiatori, è ovviamente impossibile dormire.

Ore 19:20: seconda e ultima pausa. Anche i pochi bambini presenti nel pullman hanno perso la loro energia vitale: regnano indiscussi occhiaie e sguardi fissi nel vuoto.

Ore 20:30: mentre sugli schermi Alessandro Siani è alle prese con De Sica (è l’ora de “Il Principe abusivo”), noi arriviamo a Civitanove Marche. C’è speranza.

Ore 21:10: Ancona. Le forze mi stanno abbandonando. “Dite a mia madre che le ho voluto bene e che sono stata io a perdere la sua collana”.

Ore 21:55: Fano. Il pullman è quasi vuoto ormai, siamo rimasti solo noi ragazzi.

Ore 22:10: Pesaro. Manca davvero pochissimo, finalmente.

Ore 22:58: Borgo Mercatale non mi è mai sembrato così bello.

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