Intervista esclusiva a Mario Pianesi
L’ideatore e fondatore di “Un Punto Macrobiotico” riceverà dal rettore il Sigillo d’Ateneo, oggi 27 marzo

27 marzo 2014  |  di  |  Pubblicato in Eventi, Home page Uniurb

L’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo in collaborazione con l’Associazione Internazionale UPM Un Punto Macrobiotico e con il Centro Internazionale Studi Diabete, organizzano questa mattina, giovedì 27 Marzo, alle ore 10,00, a Palazzo Battiferri (aula magna –via Saffi, 42), il convegno dal titolo: “Alimentazione e Salute: il punto di vista della Macrobiotica MA-PI”.

Interverranno il professore Mario Pianesi (ideatore, fondatore e presidente dell’Associazione Internazionale UPM Un Punto Macrobiotico); il professore Francesco Fallucca (“In unam sapientiam” – presidente del Centro Internazionale Studi sul Diabete); il professore Paolo Pozzilli (direttore Area di Endocrinologia e Diabetologia Università del Campus Bio-Medico di Roma); il professore Gianni Mattioli (Facoltà di Scienze Naturali – Università La Sapienza – Presidente del Comitato Scientifico DESS – UNESCO e della Commissione Scientifica italiana UPM).

Al termine del convegno il rettore Stefano Pivato consegnerà il Sigillo d’Ateneo nella mani del presidente Mario Pianesi.  Il Sigillo d’Ateneo viene assegnato esclusivamente a personalità prestigiose che si sono distinte a livello internazionale.

L’Associazione internazionale UPM Un Punto Macrobiotico, ideata e fondata nel 1980 dal professore Mario Pianesi, si prefigge, come si legge nello Statuto (art.3): “di diffondere una alimentazione più sana ed equilibrata e una filosofia di rispetto e amore per aria, acqua, terra, vegetali, animali e tutti gli esseri viventi”. L’Associazione è ente morale riconosciuto ed ente nazionale con finalità assistenziali riconosciuta dal Ministero dell’Interno. E’ un Associazione di Promozione Sociale riconosciuta con Decreto del Ministero del Welfare. Fa inoltre parte della Consulta degli Enti ed Associazioni della CNI-UNESCO, collabora con l’ONU-UNCCD per la Giornata Mondiale della Lotta alla Desertificazione. E’ presente con circa 100 sedi (attività culturali, negozi, ristoranti, laboratori) in 18 regioni italiane e in varie Nazioni di 4 continenti, in cui vengono promosse le 5 diete Ma-Pi, la Policoltura Ma-Pi e il modello di sviluppo sostenibile di Mario Pianesi.

Il presidente Mario Pianesi insieme alla Signora Tara Gandhi Bhattacharjee, nipote del Mahatma Gandhi e Presidente della Kasturba Gandhi Foundation

Presidente Pianesi, lei ha dato vita a un movimento dal basso che ha costruito un intero ciclo produttivo in un mercato autoregolato e una rete internazionale di cooperazione scientifica di primo livello. Come ci è riuscito?

All’età di 8 anni ho fatto il primo intervento di “pronto soccorso” con mio padre; era un’auto finita in un dirupo. Da allora ne ho fatti più di un centinaio. Mio padre era commerciante di stoffe, al tempo non c’erano le autoambulanze, si doveva caricare i feriti e portarli in ospedale.

All’età di 15 anni a Civitanova Marche 20 abruzzesi aggredirono 3 civitanovesi, mio padre andò a difenderli ed io gli corsi dietro; li salvammo e nel fare questo mi ritrovai le gambe tumefatte dalla lotta.

Questo per dirle che sono cresciuto con una educazione altruista. Mia nonna Vincenza mi diceva “Nipote, fai del bene e scordati” e mio padre mi diceva “prima di parlare pensaci”.

I miei genitori mi hanno insegnato l’autonomia; fin dall’età di 5 anni di ritorno dalla scuola, mentre loro erano ancora al mercato, io mi cucinavo e mangiavo e più tardi preparavo la pasta e l’insalata e imbandivo la tavola.

Sono stato sempre un tipo attivo, ho fatto più di 10 mestieri diversi e non mi sono mai posto problemi sul lavoro; l’importante era che fossi autosufficiente.

Quando ho scoperto la macrobiotica di Georges Ohsawa sono rimasto affascinato dalla teoria dello yin e dello yang, che credo sia la teoria più profonda concepita dall’essere umano. In tutte le attività sin da allora ho sempre cercato di applicare questa teoria.

Alimentazione e povertà (925milioni di persone soffrono la fame), alimentazione e salute ( l’OMS stima che alcune malattie trasmesse dagli alimenti e dall’acqua nel loro insieme uccidono circa 2,2 milioni di persone ogni anno, tra cui 1,9 milioni di bambini), alimentazione e ambiente (sfruttamento intensivo dei terreni agricoli, degrado e contaminazione=decrescita agricola). Lei ha ideato un modello di sviluppo sostenibile che sembra possa invertire queste tendenze. Può descrivercele brevemente?

Non credo. Ho cercato continuamente di ragionare, mescolando logica, analogie e sovrapposizioni, credo profondamente di averlo fatto con un forte senso pratico.

L’agricoltura proposta dal suo movimento, la Policoltura Ma-Pi, quali vantaggi comporta?

Tutti i vantaggi di una agricoltura tradizionale portata avanti per millenni.

Per quale motivo scienziati e medici provenienti da molte parti del mondo, senza contare delegati Onu, Fao e Unesco, cooperano continuativamente con lei e il suo movimento?

Probabilmente perché le mie soluzioni sono semplici, efficaci ed economiche.

Le diete Ma-Pi sono utilizzate nella cura di malattie metaboliche degenerative come il diabete mellito di tipo 2. Si può, dunque, guarire dal diabete con la sua dieta?

Nel 2007 il Presidente dell’Accademia delle Scienze della Mongolia, Prof. Baataryn Chadraa, mi ha dato la Laurea Honoris Causa come Professore di Scienze per “aver risolto alcuni problemi ambientali” nel Suo Paese e una Laurea Honoris Causa come Dottore in Medicina per “aver risolto alcune patologie” con la mia dieta.

Debbo sottolineare che in Italia ufficialmente ho la licenza di terza media e quindi non posso dare pareri medici.

Riceve numerosi premi internazionali, riconoscimenti prestigiosi, cosa significano per lei e per il suo movimento?

Nel 1982 ho ricevuto il Premio “Ercole d’Oro” per la qualità, l’impegno e l’operosità (1° Centro UPM). Da allora ogni volta che mi è capitato di trovare la soluzione ai diversi problemi mi sono arrivate onorificenze ed encomi da parte di autorità, istituzioni, etc ed io ho continuato a lavorare perché penso che sia un mio dovere.

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