Cento studenti in visita al Museo delle Cere Anatomiche
Per esplorare il percorso intrapreso dagli studiosi di scienze mediche nel XVIII e XIX secolo

6 maggio 2014  |  di  |  Pubblicato in Home page Uniurb, Tempo Libero

Mercoledì 30 aprile gli studenti del corso di laurea triennale in Scienze Motorie, sportive e della salute e quelli dei corsi di laurea magistrale in Scienze Motorie per la Prevenzione e la Salute e in Scienze dello Sport sono stati in visita al Museo delle Cere Anatomiche Luigi Cattaneo dell’ Università di Bologna, situato presso lo storico Istituto di Anatomia Umana Normale in via Irnerio, 48.

A organizzare la visita è stata la professoressa Elisabetta Falcieri, docente di  Anatomia Umana e di Anatomia Clinica, in sinergia con la prof.ssa Luisa Leonardi, responsabile del Museo, e grazie alla grande disponibilità di Cristian Mancini. Prezioso contributo nell’organizzazione è stato quello di Giacomo Nardese, rappresentante degli studenti nel Consiglio della Scuola di Scienze Motorie.

Le sale del Museo ospitano una grande ricchezza di preparati anatomici, realizzati dalla minuziosa e competente opera di numerosi ceroplasti che, dalla fine del ‘600, ottenevano da cadavere preziose opere dedicate allo studio e alla didattica. Negli anni più recenti si è unita alla collezione quella dei preparati anatomo-patologici, precedentemente situata presso il Policlinico Sant’Orsola. Ciò ha permesso la conservazione e l’esposizione di numerose cere tratte da patologie congenite e infettive, da traumi e ferite, nonché da particolari e rare malformazioni umane.

La collezione attualmente presente nel Museo ha quindi una notevole rilevanza scientifica e storica oltre che un alto contenuto artistico.

La visita è stata pensata per far capire quanto studio e quanta storia hanno portato all’Anatomia attuale, non solamente quella più classica che si insegna agli studenti di medicina, ma anche a quella più dedicata, che si insegna in ambito motorio, come dimostrano i numerosi e preziosi preparati di osteologia, miologia e artrologia. E anche per far capire come, dietro tanto lungo e minuzioso lavoro, si nasconda una vera arte.

La professoressa Elisabetta Falcieri ci racconta come è stata vissuta questa esperienza dagli studenti.

«Ai ragazzi, complessivamente 97, tra mattina e pomeriggio, è stata fatta, prima di tutto, una presentazione del Museo, della sua storia e della tecnica ceroplastica. Successivamente le singole vetrine sono state spiegate e commentate. La mia prima impressione è stata quella di un grande interesse e stupore. Non ci si aspettava un’ Anatomia così vera e così “viva”. In particolare le cere dedicate alle malformazioni hanno acceso numerose domande: Sono preparati veri? Che cos’ è un “sirenoide”? E il “ciclope” aveva davvero un occhio solo, come questo bambino? E come mai in questo uomo il fegato è a sinistra e lo stomaco è a destra? Quando se ne è accorto? Stava bene? E che cos’era la “pellagra”? E come si manifestava il “vaiolo”? E come sono fatti dentro questi gemelli siamesi? E “palatoschisi” che cosa vuol dire? E un “anencefalo” è davvero così? E può vivere? E come si faceva a non capire che l’ embrione aveva due teste? E come faceva a nascere?»

«Questi ed altri quesiti – continua la professoressa Falcieri – hanno acceso una vivace discussione sulle attuali tecniche di diagnostica prenatale, l’ecografia anzitutto, che consente di “vedere” molto, quasi tutto, prima della nascita, permettendo di evitare tutto ciò che simili malformazioni comportavano al momento del parto.

Abbiamo concluso che tutto ciò che permette di “fermare” la storia antica, consentendone lo studio e la memoria, è cosa preziosa. Alla fine, uno studente, sul libro della raccolta firme all’uscita del Museo, ha scritto: donerò il mio corpo….Forse ha capito molte cose».

 

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