“I giacobiti” oggi pomeriggio a Palazzo Ducale
Sul rapporto tra la Corte di Giacomo III di Stuart e gli urbinati, intervista a Tommaso di Carpegna Falconieri, curatore dell'edizione italiana

21 maggio 2014  |  di  |  Pubblicato in Home page Uniurb, In evidenza (B)

Nella Sala Convegni del Palazzo Ducale di Urbino si presenta questo pomeriggio alle ore 17, il libro di Edward Corp “I Giacobiti a Urbino. La corte in esilio di Giacomo III re d’Inghilterra, 1717-1718”. Edizione italiana a cura di Tommaso di Carpegna Falconieri, Bologna, il Mulino, 2013. 

Trovate qui la scheda del libro.

Con l’autore saranno presenti Maria Rosaria Valazzi, Soprintendente BSAE delle Marche, il rettore dell’Università Carlo Bo di Urbino Stefano Pivato, Maurizio Ascari, Ricercatore di Letteratura Inglese all’Università di Bologna, Lisanna Calvi, Ricercatore di Letteratura Inglese presso il Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica dell’Università di Verona e Tommaso di Carpegna Falconieri dell’Università Carlo Bo che ha curato l’edizione italiana.

Organizzato dal Dipartimento di Scienze della Comunicazione e Discipline Umanistiche dell’Ateneo e dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici delle Marche, l’incontro sarà l’occasione per approfondire il tempo trascorso a Urbino da Giacomo III di Stuart – pretendente al trono di Gran Bretagna e Irlanda – e dalla sua corte di esuli da luglio 1717 all’ottobre 1718 che per molti resta essenzialmente testimoniata dalla stanza del Palazzo Ducale che ne riporta il nome e le effigie.

Vi anticipiamo in questa breve intervista a Tommaso di Carpegna Falconieri alcune riflessioni importanti sul rapporto tra la Corte di Giacomo III di Stuart e gli urbinati.

 Come era Urbino ai tempi dei giacobiti?

Dopo gli splendori rinascimentali e il dorato tramonto roveresco, una volta passata sotto il diretto dominio della Chiesa, Urbino era divenuta una città sonnacchiosa e periferica. Ma il lungo pontificato di Clemente XI (1700-1721), che era di famiglia urbinate, le fece vivere una piccola Estate di San Martino. La città trasse beneficio dall’affetto che il papa nutriva nei suoi confronti: circolò parecchio denaro, furono impiantate manifatture e cancellati i debiti del comune, furono compiuti restauri imponenti, abbellite le piazze, costruiti nuovi edifici – tra i quali si può ricordare il palazzo del Collegio Raffaello.

Anche la presenza della corte britannica in esilio ebbe un influsso positivo. La presenza per oltre un anno di un’ottantina di dignitari di alto rango rese necessario l’approvvigionamento di una grande quantità di generi alimentari – comprese la cioccolata e la birra – e di ogni altro genere di prodotti. Si pensi per esempio che, quando giunse la notizia che era morta la regina Anna, madre di Giacomo Stuart, tutta la corte si dovette vestire a lutto: Edward Corp racconta che i vestiti da confezionare erano talmente tanti, che i sarti di Urbino impiegarono diverse settimane per completarli.

Anche dal punto di vista culturale, Urbino al tempo dei suoi ospiti britannici visse una stagione vivace. Poiché uno degli intrattenimenti preferiti dai cortigiani erano i concerti, in quel periodo la città divenne uno dei centri musicali più importanti in Italia. Alcuni concerti furono organizzati e persino eseguiti dagli stessi giacobiti; altri furono offerti dalle più importanti famiglie nobili del luogo.

Che tipo di rapporti e sentimenti intercorrevano tra i giacobiti e gli urbinati?

Dopo una breve luna di miele iniziale, i giacobiti si stancarono del posto e – pur continuando a intessere le lodi del Palazzo Ducale – criticarono sempre più spesso la posizione e il clima di Urbino, tagliata fuori dal mondo e troppo fredda. Uno di loro arrivò a dire che il territorio era ancora più aspro di quello delle Highlands scozzesi, il che è tutto dire. Ciononostante, i rapporti con la città furono buoni. Ne abbiamo notizia dalle lettere scritte dagli stessi giacobiti e dal diario tenuto dal gonfaloniere della città, Fortuniano Gueroli Pucci. In esso sono ricordate le cerimonie pubbliche, gli scambi di cortesie, i ricevimenti offerti alla e dalla nobiltà cittadina. Probabilmente alcune difficoltà di relazionarsi vi furono, poiché quasi nessun giacobita parlava italiano (mentre lo parlava fluentemente Giacomo Stuart, di madre italiana). Ma il linguaggio comune fu trovato nella musica che, allora come oggi, è una lingua che parla a tutti.

Anche nei rapporti con il popolo urbinate non dovettero sorgere particolari problemi. La corte, come si è detto, arricchiva la città, e addirittura alcuni suoi membri non abitavano nel Palazzo Ducale insieme con gli altri, ma in case prese in affitto. Doveva essere piuttosto curioso imbattersi in questi personaggi – antesignani dei viaggiatori del Grand Tour – aggirarsi per le vie di Urbino o fare lunghe cavalcate nei dintorni. Un problema piuttosto rilevante sarebbe potuto scaturire dal fatto che la corte era composta da soli uomini, ma non sono registrati episodi che facciano pensare a un disagio sociale provocato da questo aspetto. Le poche liti documentate (e anche una sfida a duello) vedono contrapposti solo i membri della corte tra di loro, come fatti interni al loro microcosmo. Tuttavia, il tema è interessante e potrebbe essere ancora approfondito andando a rovistare nel fondo della Cancelleria criminale conservata presso la sezione di Archivio di Stato di Urbino. Bisogna peraltro aggiungere che il controllo doveva essere piuttosto consistente, poiché il papa aveva messo a disposizione di Giacomo Stuart reparti di guardie svizzere, di guardie còrse e di corazzieri.

Come ci aiuta questo testo a comprendere l’attualità di Urbino e dei suoi abitanti?

Il libro di Edward Corp ha diversi pregi, ma ne dirò solo due. Il primo è che ci fa rendere conto che Urbino ha una storia ricca e articolata. È certamente più che giusto avere come numi tutelari Raffaello e il duca Federico, ma dà un particolare piacere scoprire che vi è anche dell’altro, e che questo “altro” può essere oltremodo interessante. Non vi è dubbio che le guide del Palazzo Ducale e dell’Oratorio di San Giuseppe (del quale Giacomo fu confratello) abbiano ora un’altra storia da raccontare, soprattutto ai cittadini britannici.

Un secondo pregio del libro consiste nel fatto che vi è descritto un rapporto, rivelatosi positivo, tra Urbino e il mondo. Ospitando la corte britannica in esilio, per un anno e mezzo la città fu al centro di un fitto intreccio di relazioni internazionali. Ospitalità e internazionalità: queste sono due parole chiave di una vicenda ormai lontana, entrambe spendibili ancora oggi. E le carte ci sono tutte, perché Urbino non solo è una città splendida, meta di importanti flussi turistici, ma perché ha una università illustre e  aperta al mondo: sono due carte che vanno giocate sempre insieme.

Ecco la Locandina dell’evento di oggi a Palazzo Ducale.

 

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