Balsamini ritrova saggio inedito di Niccolò Tommaseo
La scoperta è avvenuta tra i materiali dell'Archivio Serpieri a Firenze

16 giugno 2014  |  di  |  Pubblicato in Home page Uniurb, Innovazione

Cesarino Balsamini, docente di Uniurb oggi in pensione, già curatore dell’Osservatorio Meteorologico “Alessandro Serpierie noto per il ritrovamento dell’Archivio di Serpieri a Firenze insieme a Piero Paolucci, è autore di un’ulteriore scoperta. Balsamini ha infatti riconosciuto tra i materiali dell’Archivio  Serpieri la recensione di un saggio inedito di Niccolò Tommaseo dal titolo Lo spirito e l’armonia della vita. La scienza e il senso comune. Pensieri di Niccolò Tommaseo. Niccolò Tommaseo è stato un linguista, scrittore e patriota italiano. Autore tra le altre cose del Dizionario della Lingua Italiana, del Dizionario dei Sinonimi e del romanzo Fede e bellezza. Attraverso la recensione serpieriana Balsamini ha poi individuato l’inedito.

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Il prof Cesarino Balsamini e il tecnico Piero Paolucci con in mano i registri di Serpieri ritratto nel quadro alle loro spalle

Professore, come ha fatto a riconoscere l’inedito?

La traccia decisiva è rappresentata da un manoscritto di Serpieri conservato presso il Fondo Antico delle Scuole Pie Fiorentine. In esso Serpieri trascrive e conserva copia di revisione inviata ad uno scrittore che il Serpieri lascia anonimo. Scrive infatti: “Pensieri di …”. Nel testo viene citato due volte Tommaseo e una di queste fa pensare che l’autore sia proprio lui. Nessuna opera del Tommaseo risulta tuttavia edita con tale titolo. Ho cercato tracce di un probabile epistolario tra i due e ho trovato tra i manoscritti del Serpieri alle Scuole Pie la lettera di Tommaseo indirizzata a Serpieri l’8 settembre del 1873 che confermava la paternità del manoscritto. Ho chiesto quindi la collaborazione della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, presso la quale è conservato il Fondo Tommaseo. La dottoressa Panedigrano, responsabile Settore Manoscritti e Rari ha fatto per me una prima ricerca che ha permesso di leggere le lettere di Serpieri a Tommaseo relative alla revisione. In seguito siamo riusciti a recuperare il manoscritto.

Di cosa tratta il manoscritto e quale era il rapporto del Tommaseo con Serpieri?

Tommaseo nel momento in cui contatta Alessandro Serpieri vive malato, povero e isolato a Firenze, dopo aver rifiutato cattedra universitaria e seggio senatoriale, con l’estrema coerenza di chi non condivideva l’Unità d’Italia sotto insegne sabaude. Entra nella polemica e nella speculazione scientifica dopo il 1866, quando appoggia il senatore Lambruschini nella sua opposizione a scienziati evoluzionisti. La polemica lo porterà a pubblicare nel 1869 il libello “L’uomo e la scimmia” dal quale emerge un Tommaseo inadeguato nel trattare problematiche scientifiche. Nel settembre del 1873 Tommaseo scrive una lettera con la richiesta a  Serpieri di recensire il suo saggio. Serpieri è noto in Italia e in Europa principalmente in ambito scientifico ed era stato in rapporto con Tommaseo per vicende legate all’Accademia Raffaello. Tommaseo aveva anche ricevuto in dono dallo scolopio alcune sue opere. Proprio nel 1873 la fama dello scienziato è all’apice, per i risultati pubblicati sui terremoti: viene ancor oggi considerato con De Rossi padre della moderna sismologia. Tommaseo avrà sicuramente percepito che Serpieri, scienziato fondato nella filosofia e temprato al rigore della matematica, avrebbe potuto mettere in salvo la sua opera da un sicuro insuccesso. Solo un “pensatore sodo e scrittore preciso” (così lo definiva il Tommaseo), epigone dei grandi pensatori del Rinascimento, avrebbe potuto attribuire dignità scientifica e filosofica ai suoi pensieri. La lettera dell’ 8 settembre 1873 riporta:  “Non presumo di fare un trattato scientifico, ma gli scienziati della materia volgere a più alti pensieri, gli addetti alle dottrine spirituali pregare che con lo studio del mondo esteriore le vengano rafforzando e ampliando”. Questo è per l’Autore lo scopo del saggio. In pratica Tommaseo tenta, maldestramente, di armonizzare il conflitto tra l’avanzante scienza materialista, naturalista e monista con la sua idea di spiritualità, fondata sulla dottrina e sulla filosofia cristiana. L’opera è divisa in due parti, ciascuna divisa in sezioni a loro volta formate da paragrafi contraddistinti da breve titolo e numero progressivo. Esempio: Parte I, Sezione Terza: L’unità delle forze. I. Il calore. L’opera è ponderosa: i foglietti manoscritti sono stati numerati a matita e sono  circa mille, alcuni scritti fronte-retro. Un Tommaseo consapevole dei suoi limiti scrive a Serpieri che sono: “Pensieri dettati da me poco meno di dieci anni sono; e con lettura di pochi libri, o con scarsa intelligenza, e non aven’agio a meditare prima e a correggere poi”.

Perché il saggio è rimasto sconosciuto?

L’ultima lettera di Serpieri al Tommaseo è datata 30 novembre 1873.  Serpieri ha da qualche giorno inviata a Tommaseo la revisione di una parte dell’opera, sulla quale ha operato col rigore, la scienza e l’onestà dovute. In pratica dissentendo pesantemente sull’impostazione dogmatica ed antiscientifica data da Tommaseo a molti dei suoi Pensieri. Serpieri scrive: “...che sta molto bene richiamare il dogma della risurrezione, ma che bisogna poi lasciare il mistero e avere il coraggio di non spiegar tutto”. Chissà come Tommaseo, che aveva scritto un commento alla Divina Commedia, avrà ricevuto questo monito di chiara ispirazione dantesca (Purgatorio,Canto III). Di fatto Serpieri, all’inizio del 1874, termina la revisione di un testo che resterà inedito per la morte del suo autore il 1 maggio 1874. Il manoscritto resta tra le carte del Tommaseo, queste vengono donate dalla figlia alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze nel 1899; il Fondo Tommaseo viene catalogato nei primi anni del 1900 e il manoscritto dei Pensieri viene probabilmente confuso con il saggio di Tommaseo dal titolo “L’uomo e la scimmia” e catalogato come “Bozze dell’opera L’Uomo e la scimmia”. Tale catalogazione ha certamente indotto i ricercatori a non esaminare con attenzione quelle che apparivano essere bozze di un testo già pubblicato.

A chi sarà utile la sua scoperta?

Spero che i manoscritti siano utili agli studiosi del Tommaseo e del Serpieri e a quanti vorranno confrontarsi con i risultati dell’incontro-scontro di due grandi intellettuali dell’ ‘800 per approfondire l’eterno e complesso rapporto che in ogni epoca ha influenzato un sapere mai completamente unificato nei fondamenti scientifici, spirituali e, per il credente, religiosi ed al quale dovrebbe ispirarsi per dare senso alla sua esistenza quello che nella filosofia cattolica viene definito “l’uomo morale”.

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