Mens sana in corpore sano
Roberta De Bellis: “Formiamo i giovani a diventare educatori di una sana alimentazione”

25 giugno 2014  |  di  |  Pubblicato in Home page Uniurb, Tempo Libero

Mangiate il burro. Gli scienziati si sbagliano ad aver etichettato i grassi come nemici”. E ‘ quanto compare nella copertina dell’ultimo numero (23 giugno) del Time, il noto settimanale di informazione americano che pubblica una ricerca che rivendica giustizia al burro, l’ingrediente denigrato  dalle diete mentre gli scienziati rivelano il perché fa bene alla salute. «Ho visto anch’io la copertina del Time – ci ha detto la professoressa Roberta De Bellis, docente di Scienza dell’Alimentazione presso il corso di Laurea di Scienza della Nutrizione (Dipartimento di Scienze Biomolecolari) che abbiamo incontrato per commentare la news – «Il messaggio è chiaro e non lascia spazio al dubbio: “mangia con tranquillità il burro, la scienza si era sbagliata”. Lo dice il sottotitolo, ma per chi magari non legge nemmeno quelle due righe lo dice, ancora meglio, lo splendido ed invitante ricciolo di burro che troneggia in copertina».

Al di là della notizia, quale dovrebbe essere secondo lei il giusto approccio del consumatore?

Questa modalità di promuovere una notizia, che sia attraverso la stampa, la televisione o attraverso la rete, pone dei seri problemi a chi la riceve. Mi metto nei panni di una persona qualunque, estranea al mondo scientifico e mi chiedo l’effetto che questo tipo di notizie possono creare: di sicuro una grande confusione dovuta ai costanti messaggi che ci arrivano da fonti diverse e che spesso dicono anche cose in contraddizione fra loro.

Quale processo di conoscenza sottende la ricerca?

Roberta De Bellis, docente di Scienza dell’Alimentazione presso il corso di Laurea di Scienza della Nutrizione (Dipartimento di Scienze Biomolecolari)

Gli studi che riguardano questo settore non sono semplici né da attuare né da monitorare nel tempo né tantomeno da comprendere a fondo. Le prove scientifiche più importanti andrebbero assunte solamente da studi epidemiologici con lunghi follow-up e con un’ampia significatività statistica; questo, tradotto in parole più semplici, significa valutare l’impatto di un certo tipo di alimentazione e/o dell’incidenza di una patologia rispetto a determinate abitudini, su intere popolazioni o gruppi molto numerosi ed omogenei e soprattutto seguire gli esiti di tale impatto per moltissimi anni: ci sono studi che hanno seguito i propri pazienti per 30 o più anni. Dobbiamo ricordare che, mai come nel campo dell’alimentazione, sono rilevanti non tanto i dettagli, quanto il contesto generale e che condurre ricerche su minuscole componenti biochimiche traendone ampie conclusioni può portare a risultati contraddittori. Non fraintedetemi però, questa parte di ricerca (la ricerca di base) è molto importante: è fondamentale sapere cosa succede ad esempio ad una cellula se entra in contatto con una vitamina o con un anti-ossidante o altro, ma questo sarà solo il tassello di un puzzle davvero molto più ampio ed anche piuttosto difficile da comporre. Se dunque orientarsi in questo oceano è già difficile per gli addetti ai lavori, figuriamoci per la persona comune.

A Uniurb cosa si fa per promuovere un’alimentazione sana e un corretto stile di vita?

Il nostro Ateneo da sempre ha compreso l’importanza di questo settore e, già da molti anni, forma i giovani a diventare educatori di una sana alimentazione, grazie alla Laurea triennale in Scienza della Nutrizione e alla successiva Magistrale biennale.  In questo corso forniamo i ragazzi non momentanee verità, ma strumenti utili a comprendere fino in fondo, a valutare e a trasferire, ai meno esperti, le informazioni importanti per la nostra salute.

Prof, dunque, mangiare il burro fa bene o male alla salute?

Un sana alimentazione comprende la varietà di alimenti e la moderata quantità. I grassi saturi presenti all’interno del burro, così come nelle carni rosse, sono molecole utili al nostro organismo ma il problema insorge nel momento in cui si assumono in quantità elevate. Personalmente, consiglio cautela nello “sdoganare” completamente questi alimenti all’interno della dieta quotidiana.

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