Il clima che cambia
Ricercatori da tutto il mondo a Urbino per la Summer School in Paleoclimatologia. Chiude l’edizione 2014 ma si aprono nuove prospettive

7 agosto 2014  |  di  |  Pubblicato in Home page Uniurb, Post Opinion

Si è conclusa lo scorso luglio la 11° edizione della Summer School in Paleoclimatologia organizzata in collaborazione con il Consorzio europeo per la Ocean Research Drilling (Ecord). Finanziata dal Ministero dell’Ambiente e grazie a una cooperazione scientifica e didattica tra il DiSTeVA e l’LLP Foundation (Fondazione dell’Università di Utrecht in Olanda), la scuola si avvale della collaborazione di numerosi docenti prevalentemente europei e statunitensi, tutti ricercatori di primissimo livello internazionale nell’ambito dello paleoclimatologia. Dalla sua nascita ad oggi, la USSP (Urbino Summer School in Paleoclimatology) ha visto la partecipazione di quasi 800 giovani ricercatori. All’edizione 2014 hanno partecipato 73 studenti sotto la guida di 32 eminenti scienziati.

La paleoclimatologia, tema portante della scuola, è la disciplina che studia la variabilità climatica naturale partendo dall’analisi dei climi del passato in condizioni anche molto diverse dalle attuali.

«La Summer School è oramai diventata una famiglia; anche grazie a questo è ormai raffigurabile come un albero molto solido». Ci racconta Simone Galeotti, fondatore e coordinatore della Scuola.

Con quali obiettivi?

Il clima del nostro pianeta, da sempre, mostra grandi variazioni. In alcuni casi, queste variazioni sono simili a quelle oggi indotte dall’attività antropica. L’analisi di sistemi con ‘comportamento’ simile a quello attuale consente di avere un’idea più precisa della traiettoria che il sistema climatico seguirà nel futuro. L’obiettivo principale, dunque, è guardare al passato per capire meglio il futuro che ci attende.

Come?

Ciò che sappiamo del futuro del sistema climatico si basa sull’uso di modelli matematici, validi strumenti che evidenziano bene di quanto potrà variare la temperatura globale o aumenterà il livello del mare alterando, come stiamo facendo, la concentrazione di gas serra in atmosfera. Questi stessi modelli si possono applicare al passato. In questo, però, con l’evidente vantaggio di poterli confrontare a dati reali sull’entità degli eventi climatici che si sono verificati. Lo scopo della Scuola è formare una generazione di ricercatori in grado di integrare questi strumenti attraverso la sinergia tra due comunità scientifiche distinte tra loro: chi si occupa dei modelli, e chi si occupa di ricavare i dati.

Quanti dati possediamo e cosa ci dicono?

Del nostro passato recente, diciamo gli ultimi 10.000 anni, abbiamo molti dati a disposizione, Purtroppo però, in questo intervallo di tempo è successo molto poco. Molto più interessanti alcuni eventi più antichi. 56milioni di anni fa, ad esempio, il sistema atmosfera-oceano subì l’immissione di una quantità di gas serra di proporzioni molto simili a quelle che si otterrebbero utilizzando tutte le risorse di combustibili fossili (gas, petroli, carbone) che abbiamo a disposizione. Un esempio quasi perfetto di quello che potrebbe succedere nel futuro.

Ma i livelli di CO2 atmosferica che abbiamo raggiunto sono già preoccupanti?

A qualsiasi scala tempo considerata, il record geologico mostra una correlazione tra le concentrazioni di CO2 atmosferica e la temperatura media globale, maggiore è la concentrazione, più elevata sarà la temperatura. L’attuale concentrazione di CO2 in atmosfera è ormai stabilmente a 400 parti per milione (ppm). Prima della rivoluzione industriale il livello di CO2 era pari a circa 290 ppm. Per dare un’idea dell’enormità di questo aumento, consideriamo che nell’ultimo milione di anni, quello in cui c’è stata l’alternanza delle ben note ere glaciali, i livelli di CO2 sono oscillati tra poco meno di 200 ppm e circa 300 ppm. L’ultima volta che la CO2 è stata ai livelli attuali, 4 milioni anni fa, la temperatura media era di 2/3 gradi più alta dell’attuale e il livello dei mari era di circa 16 metri più alto dell’attuale. Questi dati ci dicono che, con tutta probabilità, abbiamo già spinto il sistema fuori dal suo stato di oscillazione delle ere glaciali e non accenniamo a fermarci. Inoltre, l’immissione così rapida di CO2 in atmosfera è responsabile del fenomeno di acidificazione delle acque oceaniche dato che l’oceano tende ad assorbire l’eccesso di CO2. Durante la Summer School forniamo ai partecipanti una conoscenza operativa avanzata sui dati paleobiologici e geochimici e sul loro utilizzo nella ricostruzione e modellazione dei climi del passato.

Prospettive della Scuola?

Il prossimo anno vorremmo coinvolgere gli ex alunni e invitarli a presentare le loro ricerche in un Congresso da organizzare qui a Urbino. Va sottolineato, proprio tra gli aspetti importanti, che  coloro che hanno seguito il corso a Urbino sono oggi ricercatori affermati che hanno all’attivo ricerche pubblicate nelle più importanti riviste scientifiche del mondo. Il mio auspicio è che l’Università possa dotarsi in futuro di altre strutture di questo tipo. Urbino è il luogo ideale per questo tipo di attività uno dei principali ingredienti della summer school. Un ambiente in cui felicemente si integrano persone e culture di diversi luoghi del mondo, anche molto diverse tra loro.

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