Le carte di Volponi si studieranno a Uniurb
La famiglia del grande scrittore deposita manoscritti, dattiloscritti e le lettere di Pasolini. Ed è solo l'inizio

10 settembre 2014  |  di  |  Pubblicato in Home page Uniurb, In evidenza (A), Slider

A novant’anni dalla nascita e a vent’anni dalla morte di Paolo Volponi, l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo acquisisce alcuni tra i documenti più preziosi del grande scrittore e poeta italiano. La famiglia di Paolo Volponi, la vedova Giovina e la figlia Caterina, hanno deciso infatti di depositare per dieci anni le carte di Paolo Volponi (materiale di archivio delle case di Milano e Urbino) in un luogo unico: l’Archivio Urbinate Sezione della Fondazione Carlo e Marise Bo (Palazzo Passionei Paciotti in via Valerio, Urbino).

Si tratta di manoscritti e dattiloscritti di cinque opere narrative tra le più belle e importanti di Paolo Volponi: Memoriale ( il romanzo d’esordio di Volponi, pubblicato per la prima volta nel 1962); Corporale (Einaudi, 1974); Il lanciatore di giavellotto (scritto tra 1950 e 1960, pubblicato da Einaudi nel 1981); Le mosche del capitale (pubblicato nel 1989 e dedicato a Adriano Olivetti, definito maestro dell’industria mondiale); La strada per Roma (ultimo romanzo scritto tra il 1950 e il 1960 e pubblicato nel 1981).

Tra le carte depositate anche Il leone e la volpe. Dialogo nell’inverno 1994 che Paolo Volponi scrisse con Francesco Leonetti. Insieme a ventitre lettere e due telegrammi di Pier Paolo Pasolini indirizzati a Paolo Volponi. (Le risposte di Volponi a quelle lettere si trovano in Paolo Volponi, Scrivo a te come guardandomi allo specchio. Lettere a Pasolini, 1954-1975. A cura di Daniele Fioretti. Firenze: Polistampa, 2009).

La cerimonia di consegna del materiale è avvenuta ieri, nella Biblioteca della Fondazione Carlo e Marise Bo alla presenza della vedova Giovina, della figlia Caterina che ha voluto precisare: «abbiamo scelto la formula del deposito temporaneo soltanto per dare inizio a questa operazione. Contiamo infatti di continuare nel tempo a portare qui altri materiali preparatori. Sono documenti molto lavorati, scritti lasciati e poi ripresi e dai quali emerge come mio padre fosse pieno di impegni e di doveri e solito scrivere nei ritagli di tempo. Lo dimostrano gli schizzi i disegni tra le pagine».

Il rettore Stefano Pivato: «Siamo grati alla famiglia Volponi per questo deposito che ci rende orgogliosi poiché appartiene al più attento lettore della realtà del ‘900 italiano, quale è stato Paolo Volponi. Un fondo che si unisce all’eredità libraria di Carlo Bo e che arricchisce ulteriormente il patrimonio dell’Università e della città».

La professoressa Ursula Vogt, responsabile dell’Archivio Urbinate Sezione della Fondazione Carlo e Marise Bo e membro del Comitato scientifico della Fondazione che si sta occupando della registrazione di queste carte, ci spiega che prima di renderlo accessibile agli studiosi di Volponi, il materiale andrà schedato.  Si tratta di un lavoro complesso che sarà completato interamente per il 2015.

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