L’eredità di Vasilij Grossman
Anche Uniurb a Mosca per la conferenza internazionale dedicata alla figura del grande romanziere russo

12 settembre 2014  |  di  |  Pubblicato in Post Opinion

A cinquant’anni dalla sua scomparsa, la Russia ospita per la prima volta una Conferenza internazionale sulla figura del grande romanziere Vasilij Semënovič Grossman, (1905-1964), giornalista e scrittore sovietico di origine ebraica. A partire da oggi fino al 14 settembre a Mosca, in uno dei più importanti centri culturali russi, ovvero nella Casa dell’Emigrazione Russa intitolata ad Aleksandr Solženicyn, si apre il Convegno L’eredità di Vasilij Grossman: originalità di un classico del XX secolo. Il Centro Studi Vasilij Grossman di Torino (l’unico centro al mondo dedicato all’autore russo) ha riunito nella capitale russa quaranta tra i migliori studiosi del grande scrittore. Partecipa anche l’Università di Urbino con l’intervento del professore Giuseppe Ghini, ordinario di Slavistica e autore di una cinquantina di titoli scientifici, in italiano, inglese e russo.

Il professore Giuseppe Ghini

«Il convegno di Mosca – ci spiega il professore Ghini – affronterà, sul piano storico, filologico, letterario e filosofico, l’opera di Grossman: le sue corrispondenze di guerra al seguito dell’Armata Rossa (tra cui il racconto sulla liberazione del Lager di Treblinka utilizzato a Norimberga), il romanzo-epopea su Stalingrado (Per la giusta causa, 1952), la riflessione critica che portò lo scrittore a modificare l’impianto originario della seconda parte e a comporre Vita e destino, la confisca del relativo dattiloscritto ad opera del KGB (1961), il fortunoso salvataggio di una copia trafugata in Svizzera dove fu pubblicato soltanto nel 1980. Grossman, come è noto, fu co-autore del Libro nero sul genocidio nazista nei territori sovietici tra il 1941 e il 1945, libro che Stalin decise cinicamente di non pubblicare sacrificando gli Ebrei russi sull’altare del generico e astratto «uomo sovietico». Anche i particolari della pubblicazione postuma dell’altro grande romanzo di Grossman, Tutto scorre, sono ormai piuttosto noti: basti dire che i Russi poterono leggere questi romanzi solo dopo la perestrojka, negli anni 1988-89. Con la ricostruzione della vicenda biografica ed editoriale e con la sua divulgazione non si esaurisce, com’è ovvio, lo studio dell’opera di un grande scrittore come Grossman: un grande lavoro, anzi, attende ancora gli studiosi e il Convegno intende farne il punto».

Quali saranno i punti critici?

Un primo problema è costituito dalla ricostruzione dei testi secondo le ultime volontà dell’autore. Si tratta di un problema causato dalla particolare condizione dello scrittore sotto la dittatura sovietica: da un lato, l’impossibilità di Grossman di controllare personalmente le bozze in vista della pubblicazione all’estero, dall’altro, la necessità di distribuire più versioni del medesimo testo a diversi amici allo scopo di salvarne almeno una copia. Ne segue che le copie risultano spesso diverse, e dunque gli studiosi devono fare un’opera di confronto, valutazione, scelta delle cosiddette «varianti del testo». Pensiamo solo a Tutto scorre, corretto da Grossman fin all’ultimo istante sul letto di morte, in ospedale: il testo pubblicato in Russia nel 1989 e tradotto poi nelle diverse lingue, non è l’ultima versione licenziata dal romanziere, messa a disposizione degli studiosi solo pochi mesi fa dalla Biblioteca Houghton dell’Università di Harvard. Analogamente occorre controllare i testi dei romanzi pubblicati con l’archivio privato dello scrittore requisito nel 1961 e restituito lo scorso anno alla sua famiglia.

Quale contributo cercherà di fornire il convegno?

Importante è ancora stabilire il ruolo che Grossman occupa nella cultura russa del XX secolo, nonché il suo rapporto con gli altri classici della letteratura russa: nel convegno verranno esaminate soprattutto le relazioni tra i romanzi di Grossman e le opere di Tolstoj, Dostoevskij, Čechov, Babel’, Platonov, l’eredità che Grossman ha lasciato ai suoi posteri, come pure le trasposizioni teatrali e cinematografiche delle sue opere. Date le caratteristiche di Vita e destino e di Tutto scorre, poi, un punto decisivo è costituito dal rapporto tra fonti storiche e letteratura: diversi interventi programmati nel Convegno si focalizzeranno in particolare sulla rielaborazione letteraria dei diari e delle corrispondenze di guerra dello scrittore che, occorre ricordarlo, passò in prima linea oltre tre anni. È evidente che il risultato di questi studi porterà a stabilire quale possa essere il valore storico e giuridico della testimonianza di Grossman, come nel caso della testimonianza accolta al Tribunale di Norimberga. Più al fondo, poi, c’è da studiare la peculiarità estetica e ideologica degli scritti di Grossman: la sua riflessione sulla Rivoluzione di Febbraio e su quella d’Ottobre, la resa artistica della realtà concentrazionaria e della Russia sovietica, la sua concezione della giustizia, il giudizio formulato sui totalitarismi gemelli, nazismo e comunismo. C’è da comprendere, in fin dei conti, il mistero di questo scrittore: come cioè nel regno della dittatura più soffocante sia potuto sorgere un poeta purissimo della libertà, come da una realtà grigia e squallida come quella della quotidianità sovietica si sia potuto levare un inno al valore spirituale dell’umano, come nello Stato del menefreghismo trionfante Grossman abbia potuto levare il canto alla comprensione reciproca, alla compassione infinita nei confronti persino dei traditori, di quelli che egli stesso definisce «Giuda». In questa libertà, umanità e compassione è racchiuso il segreto di un autentico classico del XX secolo.

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