L’Italia del “caos”
I maggiori pensatori mondiali di modellistica matematica alla VIII edizione del convegno “Modelli Dinamici in Economia e Finanza”. Dal 18 al 20 settembre a Palazzo Battiferri

17 settembre 2014  |  di  |  Pubblicato in Eventi, Home page Uniurb

Siamo sempre più il Paese col segno meno e quello delle previsioni mancate. Non è soltanto una questione matematica ma anche e soprattutto di economia, di crisi, o peggio stagnazione e recessione. Una crisi che quando è apparsa è tornata ad animare il dibattito epistemologico e metodologico sviluppato intorno alla questione se l’economia sia davvero una scienza e come può una scienza non prevedere e non accorgersi  di quello che sta succedendo. E se per qualcuno la matematica rappresenta una via per spiegare e prevedere l’economia,  per altri il problema sta negli specifici formalismi adottati, legati a una matematica “vecchia” e statica. Anche su questo si confronteranno a Urbino i maggiori pensatori mondiali di modellistica matematica in campo economico e sociale che si ritroveranno, dal 18 al 20 settembre, (Dipartimento di Economia, Società, Politica –Aula rossa di Palazzo Battiferri) per l’ottava edizione del convegno internazionale “Modelli Dinamici in Economia e Finanza” che si tiene dall’anno duemila con cadenza biennale.

«Alla fine dell’Ottocento – ci spiega il professore Gian Italo Bischi, docente di Metodi matematici per l’Economia e la Finanza e tra gli organizzatori del convegno – uscirono tre libri importanti: The theory of political economy (1871), di William Stanley Jevons, i Grundsätze der Volkswirtschaftslehre (1871), di Carl Menger, e gli Éléments d’économie politique pure (I tomo nel 1874, II tomo nel 1877), di Léon Walras; tre opere che scatenarono la cosiddetta “rivoluzione marginalista”. Nel Novecento la matematizzazione dei fenomeni economici è diventata determinante, forse in modo troppo evidente, dato che l’economia è e resta una scienza morale come sottolineava il grande economista John Maynard Keynes perché l’economia ha a che vedere con motivazioni, aspettative, incertezze psicologiche delle persone. Nonostante queste considerazioni, tra gli anni Cinquanta e Ottanta del Novecento i principali modelli, diciamo i modelli mainstream, utilizzati in economia hanno ipotizzato agenti perfettamente razionali e informati, mercati in equilibrio ed efficienti, giustificando così un atteggiamento prettamente liberistico, contrario all’intervento dello stato (o tutt’al più interventi “dalla mano leggera”) nella vita economica di un paese. L’ipotesi di “homo oeconomicus”, - continua il professore Bischi -  l’agente idealizzato perfettamente razionale e informato, in grado di risolvere problemi di ottimizzazione e capace di prevedere gli sviluppi futuri dell’economia in quanto ne conosce le leggi così come un fisico conosce le leggi della natura, è in contrasto con gli studi in cui si evidenzia che la componente psicologica e le limitate capacità e informazioni hanno un ruolo fondamentale nel comportamento degli agenti economici. E’ stata soprattutto la recente crisi ad aver rimesso in discussione questo paradigma e ha mostrato chiaramente che l’economia è tutt’altro che in equilibrio, ma un sistema complesso, dinamico, e quindi occorre un cambio di paradigma anche nella modellizzazione matematica».

Come sono cambiati i modelli matematici in Economia?

Ai modelli dinamici con agenti razionali si aggiungono modelli evolutivi basati su reti di agenti interagenti i cui  microcomportamenti, basati su interazioni strategiche individuali, portano  nel lungo periodo, e su larga scala, a far emergere macrocomportamenti collettivi. Si stanno così facendo strada modelli in cui gli agenti sono limitatamente razionali e eterogenei, procedono in modo adattivo, ovvero attraverso tipici processi di “trial and error”. Ci si chiede innanzi tutto sotto quali condizioni, da tali modelli, possono emergere nel lungo periodo comportamenti simili a quelli di agenti dotati di razionalità perfetta. Talvolta esistono diversi tipi di possibili evoluzioni di lungo periodo, cioè diversi  attrattori, alcuni di tipo razionale, ovvero in cui le aspettative vengono confermate, e altri di tipo “perverso”, cioè diversi rispetto alle aspettative. In questi casi il tipo di evoluzione diventa path-dependent, cioè condizionato da shock esterni. Alcuni di questi attrattori sono caratterizzati da caos deterministico, un apparente ossimoro presente nella moderna teoria matematica dei sistemi dinamici, che esprime le forti conseguenze che possono avere perturbazioni anche minime nell’evoluzione di un sistema. Si tratta del cosiddetto “effetto farfalla” secondo il quale in un modello non lineare una piccola (anche infinitesima) modifica nello stato di un sistema ad un certo istante può causare cambiamenti catastrofici e scarsamente prevedibili nel lungo periodo. Pertanto sono modelli meno predittivi che descrivono invece un’economia di disequilibrio con l’obiettivo di ricondurla nei sentieri ottimali. E’un approccio evolutivo ai sistemi economici, sistemi che arrivano alle soluzioni ottimali attraverso tentativi ed errori.

Perché diversi dal passato?

Perché descrivono processi evolutivi e scelte ripetute con correzioni e apprendimento. Sono appunto modelli, adattivi, ovvero che si adattano alle circostanze. Dinamici perché ripetuti. Anche il modo di fare modelli si sposta sempre più verso temi e  metodi legati alla teoria della complessità, dalla meccanica statistica alla  simulazione ad agenti, modelli dinamici di reti sociali (social networks) e giochi evolutivi».

Cosa prevede il programma del convegno e quali novità presenta?

A Urbino saranno presentate circa cinquanta relazioni su modelli e tecniche matematiche proposti per rappresentare l’interazione fra mercati finanziari e economia reale, gestione di risorse naturali e politiche economiche, evoluzione dei sistemi industriali e interazione fra agenti economici. Molte relazioni saranno dedicate alla ricerca di nuovi metodi per rappresentare matematicamente sistemi lontani dall’equilibrio, come accade in periodi di crisi economiche e finanziarie quello che stiamo vivendo in questi anni. Ma non mancheranno lavori dedicati a possibili politiche innovative e alternative per affrontare problemi sociali e ambientali. Verranno inoltre discusse le possibilità di applicare, in questo ambito, nuovi settori della matematica applicata come la teoria dei giochi evolutivi, del controllo ottimo, del caos deterministico. Oltre agli organizzatori dell’ateneo urbinate presenteranno relazioni studiosi delle principali università italiane provenienti da importanti università e centri di ricerca stranieri, tra i quali spiccano i nomi di Volker Boehm di Bielefeld (Germania), Carl Chiarella di Sydney, Tonu Puu di Umea (Svezia), che erano stati nominati “Ambasciatori Accademici” dell’ateneo urbinate nel corso del convegno MDEF del 2012. Oltre a questi ci saranno tanti altri abituali frequentatori del convegno, ormai abituati a frequentare intense giornate di lavoro nell’accogliente aula rossa di palazzo Battiferri. Ma la vera sorpresa di quest’anno è costituita dalla presenza di diversi giovani dottorandi e borsisti italiani e stranieri, le cui idee verranno messe a confronto con quelle dei più noti colleghi, fra cui spicca la presenza del professore Carl Chiarella che festeggerà proprio a Urbino il proprio 70° compleanno e al quale sarà dedicato un volume pubblicato per l’occasione dalla casa editrice internazionale Springer-Verlag, nel quale sono raccolti alcuni dei contributo che verranno presentati nell’ambito del convegno.

Tutte le info sul convegno si trovano qui.

 

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